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Isabella Rauti, Roma

Isabella Rauti, Consigliera Nazionale di Parità, 44 anni, Roma


Posso farle un'intervista poco formale, com' è in uso in questo sito, e chiederle di presentarsi?


Sono Isabella Rauti. Ho appena compiuto 44 anni, sono Consigliera Nazionale di Parità presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e sono docente di Storia delle Istituzioni politiche internazionali anche con affidamento di Storia delle Istituzioni dell'Africa, che è una questione a cui tengo molto.
Da sempre mi occupo dei temi di parità e pari opportunità e adesso secondo uno specifico, che è quello del mondo del lavoro, ed ho alle spalle una militanza politica che non rinnego.

Come è maturata in lei la coscienza e la voglia di mettersi al servizio delle donne? Ci sarà pur stato un inizio di presa di coscienza che l'ha portata in questa direzione; a che età e in quale occasione?

Può sembrare paradossale ma il primo elemento è stata l'educazione in famiglia dove il modello dei miei genitori era un modello esclusivamente paritario anzi direi complementare secondo ruoli e funzioni; una famiglia in cui mio padre ha sempre insegnato a mia sorella e a me a non vedere nel matrimonio un passaggio fondamentale o una sistemazione sociale ma piuttosto a studiare, a renderci autonome e indipendenti; questa è la prima consapevolezza.
La seconda, facendo politica, mi sono sempre occupata di temi di parità e pari opportunità ed ho sempre trovato tante amiche e colleghe della mia generazione pronte a condividere con me questo impegno politico femminile, allora si chiamava "al femminile"; purtroppo pochi lo sanno ma c'è nel versante della destra, dove io ho militato, un grande lavorio ed impegno femminile fatto da donne e per le donne.
Poi sono venuti gli aspetti istituzionali, gli organismi di parità, il mio ingresso nella Consulta regionale femminile della Regione Lazio, nella Commissione Nazionale di Parità e adesso come Consigliera Nazionale di Parità al Ministero del Lavoro.
Mi sono accorta che la pratica istituzionale è fondamentale per evitare che si scivoli un po' inconsapevolmente nella retorica delle pari opportunità ma si punti invece a portare a casa qualcosa non per noi stesse ma per tutte.

E' evidente che, al contrario di molte altre donne, la famiglia non l'ha condizionata ma, quando era piccola, cosa sognava di fare?

Sognavo di diventare giornalista esattamente come lo è stato mio padre; in parte quel sogno l' ho concretizzato perché sono giornalista professionista dal 2000 ed esercito l'attività con collaborazioni.
E' diventato centrale, nel corso del tempo e non ho nessun rammarico, l'impegno universitario e questo sulle pari opportunità

Lei ha molti impegni: insegna all'Università, scrive, è Consigliera di Parità, fa volontariato, è madre. Come concilia tutti questi impegni?

Come tutte le madri lavoratrici: con acrobazie quotidiane cercando di far quadrare tutto, anche con questa smania un po' di perfezionismo che perseguita spesso noi donne.

Può spiegarci meglio?

Soprattutto io faccio quello che i tecnici definiscono, e credo lo facciamo tutte, di attuare una conciliazione soggettiva e individuale a fronte di una conciliazione oggettiva, cioè data dallo stato sociale, che invece tutte noi stentiamo a vedere inverata nel nostro quotidiano.

Come Consigliera Nazionale di Parità, lei sa bene che ormai nel nostro Paese lavorano molte donne straniere; in questo sito, che da la parola a tutte, ne abbiamo intervistate alcune che non fanno menzione a nessuna regola. Se le avesse davanti cosa direbbe loro?

I nostri uffici stanno inserendo anche nell'ambito delle ricerche che commissioniamo all'ente di ricerca ma anche nell'ambito del nostro operato più ampio, di affrontare anche la questione delle donne immigrate lavoratrici. Se sono regolarmente contrattualizzate e quindi hanno anche il permesso di soggiorno, possono rivolgersi, come tutte le altre lavoratrici, ai nostri uffici. Ci stiamo occupando di quest' aspetto che, devo dire, forse è un aspetto che è stato trascurato e messo ai margini del lavoro femminile.

C'è qualche cosa che vorrebbe fare per le donne ed il suo ruolo non glielo consente?

Vorrei che la figura della Consigliera venisse rivisitata dal punto di vista legislativo per darle un potere più effettivo ed efficace. Non bastano soltanto le risorse economiche di cui questa figura è stata dotata nell'anno 2000 ma è necessario che questa figura venga più riconosciuta, più rispettata e messa in grado di agire concretamente.
Io sogno per esempio di andare nei luoghi di lavoro con un valore anche ispettivo e con delle possibili ricadute e denunce mentre, in realtà, posso svolgere soltanto, se non ci sono casi di discriminazione denunciati, una visita di carattere conoscitivo; sogno anche che questa figura possa essere equiparata ed inserita a tutti gli effetti nella piramide del Ministero del Lavoro e contestualmente avere anche un riconoscimento del Ministero delle Pari Opportunità, affinché sia una figura immediatamente visibile, autonoma anche dal punto di vista economico, in grado di avere un potere effettivo su tutto il territorio.

Lei ha mai detto "ho fatto un sogno"...ce lo racconta?

Sogno molto ma ricordo poco.
Sicuramente sogno un mondo in cui la parità sociale sia sostanziale e non soltanto formale e descrittiva; sogno un mondo che non conosca la tratta degli esseri umani, né di donne, né bambini né nessun'altro; sogno un mondo, come molti credo, in cui le differenze tra nord e sud del pianeta siano soltanto differenze in termini di arricchimento alle identità e non in termini, per esempio, di globalizzazione selvaggia; sogno un mercato del lavoro che abbia una organizzazione e delle modalità più rispondenti non solo ai reali bisogni e alle esigenze ma anche ai diritti di maternità ; un mondo che rispetti tutto ciò di cui la mancanza rende precaria l'esistenza tutta.
Quindi immagino un mondo in cui taluni principi che noi abbiamo codificato vengano esercitati, insomma sogno un mondo in cui i diritti garantiti siano rispettati e soprattutto sia garantito l'accesso ai diritti senza dumping di nessun genere.

Vuole dirci come e a chi una donna che si trovasse in situazioni di difficoltà o discriminazione nei luoghi di lavoro può rivolgersi?

Credo che sia utile informare tutte e tutti che presso gli Enti Locali, le Province e Regioni ci sono gli uffici previsti dalla legge delle Consigliere di Parità cui le lavoratrici e i lavoratori discriminati possono rivolgersi.
Gi uffici della Consigliera Nazionale di Parità sono presso il Ministero del lavoro e della Previdenza Sociale, in via Flavia 6, tel. 06.46832562/fax 06 46832965
e.mail: consiglieranazionaleparità@welfare.gov.it
www.welfare.gov.it
www.consiglieranazionaleparita.it

Marta Ajò, 2007


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