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Vincenti e perdenti

Non molto tempo fa era stata contestata dal suo stesso partito; sembrava che la stella di Ségolène Royal, nella corsa per l'Eliseo, sarebbe caduta in un campo di periferia.
Ma la politica è strana, imprevedibile, opportunista; e cosa abbia riportato la stella in corsa non è poi così chiaro.
E' stata infine scelta come unica candidata del suo partito, con il 60% dei consensi stracciando i suoi rivali.
Questa donna, che appare assolutamente bella, (il luogo comune "bella e cretina" siamo infine riuscite a sconfiggerlo ancora una volta?) piena di grazia nei gesti, elegante e disponibile, che ha un famiglia numerosa di cui condivide la responsabilità con un marito, politico, che ha già detto di essere disposto a fare un passo indietro, ha colpito la fantasia di molti.
Di lei i giornali ne esaltano le virtù che solleticano l'interesse dei media, quindi il suo privato più che il politico: così sappiamo che ha tre figli, che convive, che quando arriva a casa sparecchia ma non cucina ecc.
Qualcuno espone anche la "ricetta" che offre alla politica e parla dell'audacia con cui la Sègoléne ridefinisce la parola "socialismo" attraverso le misure economiche che propone all'intero elettorato francese.
E potrebbe anche farcela...
Così come potrebbe farcela una donna alla presidenza degli Stati Uniti: di donne che studiano da presidente ce ne sono almeno due. Hilary Clinton, B. Pelosi.

Anche Kate Moss, pare aver vinto la sua battaglia.
Contro la droga, contro un fidanzato assai improbabile e contro chi la voleva finita in quell'effimero mondo della moda di cui lei era ed è ritornata ad essere icona assoluta.
Ricordiamo, infatti, quando le sue foto fecero il giro del mondo con lei che sniffava coca in un backstage di una sfilata?
Fu messa ipocritamente al bando, proprio da quel modo che crea l'effimero per
la vita di ognuno.
Ma la modella così scandalosa è diventata presto un altro modo di fare business e così molti degli stilisti che avevano detto di non volerla più l' hanno poi richiamata sulle passerelle e rigettata come una regina nell'immaginario collettivo.
Kate oggi è una vincitrice, i suoi contratti si sono raddoppiati e la sua stella non tende a spengersi.
Nel frattempo Kate è riuscita ad uscire dal tunnel della droga (in una clinica esclusiva dell'Arizona), e a programmare la nascita di un figlio con il suo grande e difficile amore.

Perdente, drammaticamente perdente invece, Ana Carolina Reston, giovane modella brasiliana di 21 anni; alta 1,74, 40 chili di peso, malata da due anni di anoressia e morta in un ospedale di San Paolo.
Anche delle sue immagini e della sua breve storia, i giornali riempiono le pagine.
Perché l'immagine di "bella e dannata-sfortunata-infelice" fa ancora scalpore ed appare sempre "consolatoria".
Ma dobbiamo aspettare una morte così tragica per ricordarci del terribile fenomeno dell'anoressia? Se ne parla ancora troppo poco, se ne sa ancora troppo poco.
Queste ragazze, ma anche ragazzi, che vivono la propria immagine come un orribile mostro da combattere e da distruggere, fino a ridursi a niente, cosa ci dicono? Cosa vogliono? Che messaggio mandano?
Non ci sono solo quelle/i che vogliono fare della moda la propria scelta di vita.
La moda che ti vuole magra, che ti fa indossare taglie che quasi nessuna donna è in grado di portare o mantenere nel tempo, ci impone scelte dure e rinunce; chi non ha fatto, cercato di fare o sperato in una dieta?
La tiroide, il post parto, la menopausa ecc...il corpo cambia e la moda no; tiranna assoluta della nostra immagine.
La sapienza, la logica, la responsabilità doti tipiche delle donne riescono a mediare ma non con la propria immagine.
Di anoressia non si ammala, né muore, solo chi vuole cavalcare le passerelle; l'anoressia è una malattia mentale che porta l'individuo a distruggersi per cancellare la propria immagine e la propria vita.
Se Ana pensava che non sarebbe stata rifiutata dagli stilisti solo se fosse stata magra, molti altri non mangiano perché pensano di essere rifiutati dalla famiglia, dalla gente e cercando di cancellare il proprio corpo e la propria immagine pensano di attirare l'attenzione nel modo più crudele, attraverso la sofferenza che si impongono; togliersi da un mondo da cui si sentono rifiutate/i e che rifiutano, che non riescono ad accettare e da cui non si sentono amate/i e valutate/i: per ciò che sono più che per come appaiono.
Povera Ana, bella e giovane; esempio per qualche giorno.

Dols, novembre 2006

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