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Elena Marinucci, pasionaria della parità 'Sono io che volli la Commissione' di A.M.Barbato Ricci, i-am.it 2002

Elena Marinucci, pasionaria della parità "Sono io che volli la Commissione" Bocciatura senza appello per il Ministero.

Donne ancora svantaggiate Bocciatura senza appello per il Ministero .

Da brava abruzzese, Elena Marinucci si mise testardamente in testa che in Italia era giunta l'ora che si cominciassero a sostenere le pari opportunità a livello istituzionale, e non mollò, trascinando ... per i capelli Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, ad emanare un decreto che istituiva la Commissione Nazionale in materia.

La Marinucci, che di quella Commissione fu anche la prima presidente, in quella battaglia ci credeva fermamente e ci crede tuttora. Meno crede in un ministero ad hoc.

Elena Marinucci "Quando la Commissione fu istituita, per decreto del Consiglio dei Ministri - racconta - molti in Italia non ne compresero la funzione. Eppure in tantissimi Paesi del Nord e del Sud del mondo, a seguito della p'rima Conferenza ONU per la donna, svoltasi a Città del Messico nel '75, erano nati ministeri per la condizione femminile e commissioni per la parità tra uomo e donna, destinati a realizzare in concreto la parità scritta nelle Costituzioni o ad introdurre nelle Carte costituzionali tali principi. E fui ancora io a volere la realizzazione di Commissioni per le pari opportunità nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni, nonché nei Ministeri, secondo una strategia di rete. Per questo motivo, dovrei essere la più felice fra le italiane per la creazione di un Ministero che andava a completare questo disegno. Ed invece no. O meglio, non nella maniera professata da quel Ministero sin dalla sua creazione, sotto la presidenza Prodi".

Un'esperta di tale esperienza deve averci meditato un bel po' su, prima di fare un'analisi così recisa. Quali sono le osservazioni che la spingono a tale esternazione? Elena Marinucci è nota per essere una che non ha peli sulla lingua: "Ho continuato a sostenere la Commissione - afferma ¸ed a difenderne l'esistenza e l'operato, perché il Ministero non è riuscito a esplicare alcun ruolo politico significativo all'interno del Governo, tanto che non riesco a dispiacermi che la riforma Bassanini lo abbia di fatto cancellato, anche se mi stupisco che le ministre che si sono succedute abbiano subito questa sconfitta, che è una sconfitta per tutte le donne italiane. Ritengo, invece - continua Elena Marinucci - che le Commissioni a tutti i livelli istituzionali e nella Pubblica Amministrazione vadano salvaguardate, perché sono una palestra di dialogo fra le donne, nonché uno strumento per allargare la presenza femminile nelle istituzioni, vista anche la bassa percentuale di donne elette ovunque, in Parlamento, come nelle Regioni, Province e Comuni".

Donne ancora svantaggiate Una dichiarazione decisa, una bocciatura quasi feroce. Eppure, il Ministero è figlio del centrosinistra, è stato reiterato dal centro-destra e l'intenzione esplicitata era che attraverso di esso si volesse sostenere le donne ...

Elena Marinucci osserva scettica: "Il cosiddetto centrosinistra istituì questo Ministero non perché volesse realizzare una seria, importante ed attiva politica a favore della donne, (che infatti, è del tutto mancata nei programmi realizzati dai suoi Governi); lo ha fatto, invece, o per dare una collocazione ad una donna che ambiva ad entrare nella compagine di Governo, o per allargare la base democratica governativa (come si diceva senza mezzi termin

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