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L'impresa investa sul capitale umano

"Una materia delicata ma aperta e in divenire", secondo la Consigliera nazionale di parità, Isabella Rauti che ha concluso i lavori per la la presentazione della ricerca realizzata dal Formez su committenza dell'Ufficio Consigliera Nazionale di Parità - Direzione Generale Mercato del Lavoro, Del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Un tema controverso e non marginale, una forma di economia sociale di mercato, un' efficienza che non dimentica la solidarietà, un' inclusione sociale dove nessuno è escluso.

Investire sul capitale umano, fare strategie d'impresa; e l' impresa ne guadagna in termini di immagine e reputazione, non più solo in termini di organizzazione: efficienza-profitto-reddito

La centralità diviene la condivisione- qualità lavoro-sicurezza- servizi -conciliazione - parità - pari opportunità.

La responsabilità sociale delle imprese e la tutela delle pari opportunità sono le questioni a cui cerca di dare risposte la ricerca elaborata dal Formez tramite un panel selezionato di organizzazioni private che aderiscono volontariamente alla responsabilità sociale d'impresa in Italia, con particolare riferimento alla conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi personali.

L'indagine socio-organizzativa riguardante ben settantacinque imprese chiamate a confrontarsi sul tema della conciliazione dei tempi lavorativi ed extra lavorativi, secondo un'ottica di parità, ha messo in evidenza la maturazione dei tempi affinché la relazione tra impresa e personale, nella loro dimensione individuale e familiare, stia cambiando.

Si assiste ad una nuova articolazione della giornata del lavoratore. Cambiando le priorità e il lavoro doppiamente strumentale (sia per l'impresa che per il lavoratore) rappresenta un problema da superare. La conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi della vita extra-lavorativa in un'ottica di responsabilità (anche in questo caso sia dell'impresa, anche a livello sociale, sia del lavoratore, anche a livello economico) può costituire una possibile soluzione. La parità rappresenta invece una precondizione indispensabile.

La ricerca si innesta in un processo di creazione di conoscenza volta alla costruzione e diffusione della cultura della Corporate Social Responsabilità (CSR) in Italia. La comunicazione rappresenta ovviamente lo strumento per eccellenza del cambiamento culturale.

Il centro dell'impresa è costituito dalle risorse umane di cui si avvale ed il lavoratore non può essere vissuto dall'impresa come semplice ingranaggio della propria macchina operativa. Al contrario, va considerato una persona chiamata quotidianamente a giocare più ruoli e funzioni, a cercare di soddisfare bisogni personali, familiari, economici e sociali, a costruire il proprio e l'altrui benessere conciliando il tempo del lavoro con tempo extralavorativo, privato e pubblico che sia.

La conciliazione dei tempi, le pari opportunità e la parità in generale rappresentano sempre di più una questione fondamentale, che investe non solo la dimensione dei tempi, ma anche la questione dei luoghi della prestazione lavorativa rispetto al vissuto extralavorativo.

Le imprese del nostro Paese possono superare la prospettiva che ha contraddistinto una parte significativa della storia dei micro e dei macro sistemi economici. Le soluzioni sono disponibili; quel che occorre è la profusione di uno sforzo conoscitivo e di costruzione di modelli di attuazione dotati della necessaria copertura amministrativa.

L'impresa diventa allora non soltanto una realtà istituzionale traduttrice del sistema di valori culturali comunitari ma anche un soggetto produttore di senso economico e sociale, veicolato verso il territorio soprattutto attraverso la mediazione del proprio personale

La creazione di una cultura della responsabilità sociale d'impresa e di una autentica conciliazione tra i tempo del lavoro e i tempo personali extra-lavorativi dovrà passare necessariamente per il progressivo superamento di queste posizioni preconcette e, almeno con riguardo ad alcune realtà, anacronistiche.

La conciliazione diventa allora il processo attraverso il quale l'impresa consente al lavoratore di organizzare in modo ottimale il proprio tempo ossia di "lavorare al meglio e tornare a casa presto", come propone O'Connel (2006) in una recente guida per ritrovare l'equilibrio tra vita personale e vita professionale.

Gli individui e le famiglie non saranno per questo esentati dall'esigenza di ricomporre quotidianamente la propria vita, con i diversi lavori e gli svariati impegni pubblici e privati che la caratterizzano. Sapranno invece di poter contare su un rapporto non conflittuale, bensì conciliante e ispirato da una forte vocazione alla parità, con l'impresa e con i tempi di lavoro.

Conciliazione è allora parità tra tempi di lavoro e tempi personali. Che, andando oltre l'ideologia dell'uguaglianza, assume il senso della buona gestione e della valorizzazione delle differenze.

Dols, gennaio 2007

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