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Maria Grazia Negrini, Bologna

Maria Grazia Negrini, Bologna; svolge consulenze sulla storia delle donne e sulle politiche di genere.

Laureata in Scienze Politiche, indirizzo storico/politico presso l'Università di Bologna nel 1973. Nel 1970 inizia un rapporto di lavoro con il Comune di Bologna come insegnante dei corsi serali per adulti di scuola media inferiore. Nel 1973 viene assunta dal Comune di Bologna, come insegnante a tempo indeterminato in Materie Giuridiche ed economiche Nel 1990 è fondatrice, assieme al Gruppo, della Casa di accoglienza per non subire violenza, prima struttura con queste caratteristiche nata in Italia .

Nel 1995 vince il Premio del Comune di Bologna sui Progetti al Servizio del Cittadino su "Creazione di un indirizzario informatico dei luoghi delle donne" che nel 1996 si trasforma nel link in INTERNET sul Server/Donne "I Luoghi delle Donne in Italia. Stelle in movimento, comete in transito".

Dal settembre 1997 è una componente della Commissione Nazionale delle Pari Opportunità su nomina del Presidente del Consiglio Romano Prodi. All'interno della Commissione si occupa in particolare di violenza sessuale e tratta delle donne e bambine/i.

Nell'ottobre del 1999 è rinominata componente della Commissione Nazionale per le Pari Opportunità del Presidente del Consiglio Giuliano Amato.

All'interno di questa Commissione è la responsabile del Gruppo di lavoro sulla violenza alle donne, sulla lotta contro la tratta degli esseri umani e costruisce, sempre all'interno della Commissione Nazionale "Il Tavolo delle donne migranti a livello nazionale".

Attualmente svolge consulenze sulla storia delle donne e sulle politiche di genere.

Maria Grazia, lei è stata una donna molto impegnata nel politico e nel sociale. Nessuna di noi porta la propria storia scritta in fronte ma a noi interessa conoscere il percorso di vita che porta a fare alcune scelte anziché altre, non solo per conoscerla ma per confrontarci con altre storie ed altre esperienze; vogliamo approfittare di questo spazio per raccontare di lei?

Intanto sono figlia di gente di sinistra, che pur non possedendo importanti titoli di studio mi hanno insegnato a leggere il giornale tutti i giorni. Quando ero una bambina, figlia unica di una parrucchiera e di un orchestrale, a tavola si leggeva il giornale, che naturalmente era l'Unità. I miei genitori non erano iscritti al PCI, perché, soprattutto mia madre, non accettava che le venissero imposti modi di vita che decideva il partito. Ho partecipato fin da piccola, accompagnata da mia madre in particolare, non a caso sono poi diventata femminista, alle manifestazioni contro la legge Truffa, sui morti di Genova, Reggio Emilia, insomma il periodo del governo Tambroni e i successivi governi di destra. Poi ci sono stati gli anni '60. Grandi speranze, i prodomi del femminismo erano già lì, anche se avevano la caratteristica che oggi il post femminismo chiama di emancipazione. Sono nata in una regione dove l' "emancipazione femminile" è stata l'asse portante delle donne per moltissimi anni. Quindi una adolescenza vissuta con grande libertà, dove i sogni delle ragazze di allora (sposarsi, fari figli, trovare un buon marito) non erano valori che mi venivano trasmessi.

Quando ha incontrato il politico? Cosa faceva prima?Quali erano i suoi sogni o desideri. Come pensava di realizzarzzi?

Prima di incontrare il "politico" in senso stretto, mi sono vissuta gli anni '60. Avevo due chiarezze nei miei desideri: non sposarmi e studiare. Non ero una secchiona, anzi, ma da parte soprattutto della mia mamma mi fu insegnato che nel momento in cui entravo in possesso di strumenti culturali avrei avuto "parola", altrimenti, sia come persona (figuriamoci come donna!) non avrei mai avuto il mio spazio autonomo. Quindi mi diplomai, non feci il liceo, chi faceva il liceo ai miei tempi era il figlio del farmacista (Don Milani, Lettera a una professoressa). Presi il diploma di ragioniera. Che era già tanto!! Naturalmente, anche nell'Emilia rossa non era facile trovare un lavoro che non fosse quello di una piccola impiegata di una piccola impresa, quindi decisi di iscrivermi all'università mantenendomi con piccoli lavori. Tutti ricordano l'analisi che poi il '68 fece di questo fenomeno. Boom delle iscrizioni universitarie per nascondere il vero problema della disoccupazione dei/delle donne e uomini che avevano intrapreso uno studio tecnico. I posti promessi non esistevano, ancora una volta il Governo italiano aveva errato sulle ipotesi politiche di prospettiva scolastica. Secondo il Governo di allora, dopo la Riforma sulla scuola, tutti i tecnici potevano collocarsi nel mondo del lavoro. Non era così. Molti/e della mia generazione si iscrissero all'Università, e lì prendemmo coscienza politica, che era già nelle nostre teste, ma trovò un modo di "esplicitazione" forte e visibile. La lotta contro la guerra in Vietnam fu il primo momento di impegno politico partecipato. Poi, per quel che mi riguarda, cominciai a frequentare luoghi e momenti di partecipazione quasi clandestina (perché nessuno ci conosceva!!) di critica rispetto ai partiti politici tradizionali. L'esperienza del movimento studentesco, vissuto assieme a sindacalisti, uomini e donne intellettuali iscritti a partiti della sinistra, costituirono a Bologna il gruppo di fondazione del Manifesto, prima come rivista, poi come giornale. Sono per me, gli anni di studi universitari legati agli studi sulla politica ed a una partecipazione forte nel movimento detto allora "operai e studenti". I miei anni universitari, sono segnati da un lavoro politico con gli operai della fabbrica, dai picchetti e dalle grandi lotte dell'unità sindacale degli anni '70. Non ho mai pensato né in quegli anni, né successivamente di iscrivermi ad un partito.

Quando ha incontrato il politico? Cosa faceva prima?Quali erano i suoi sogni o desideri. Come pensava di realizzarzzi?

Rispondere a questa domanda, per me è estremamente facile. Come dicevo prima, non ho mai pensato di iscrivermi ad un partito politico. Quindi, quando nacquero i primi collettivi femministi io mi aggregai immediatamente. Mi riconoscevo con le donne che affermavano che "il personale è politico", quindi non ebbi grossissimi problemi di identità rispetto a quelle posizioni. Ai tempi a cui mi riferisco, ancora non si parlava a livello collettivo di "mediazione femminile". Esisteva una grande forza delle donne che si rifletteva nelle manifestazioni di piazza e che poco avevano a che fare con le istituzioni. Erano gli anni delle grandi riforme (il nuovo diritto di famiglia, il divorzio, l'interruzione di gravidanza, la legge di parità, ecc.) Naturalmente, stavo dalla parte delle femministe.

Quali sono gli aspetti positivi del suo vissuto in quel periodo e quali le cose negative?

Per fortuna, per allora, l'autocoscienza non ebbe per me effetti devastanti. Quindi quello che mi è rimasto è solo il " positivo". So che per molte donne non è stata la stessa cosa. Molte hanno abbandonato i gruppi di autocoscienza e si sono rivolti alla psicoanalisi per ricostruirsi la propria identità. Probabilmente nel mio caso c'è sempre stato un rapporto concreto anche con il maschile e questo allora non mi creò problemi. Dalla psicologa ci sono andata anch'io, molto più tardi, colpita dal cancro, a 58 anni. Solo allora ho scoperto fino in fondo perché nella vita ho fatto alcune scelte e non altre. Però non recrimino nulla. Penso che le cose vissute e scelte, difficilmente possiamo riconoscerle come aspetti negativi. Probabilmente ho una grande consapevolezza del mio "ego", ma non riesco a vedere tanto di negativo sulle cose che ho vissuto. Probabilmente il negativo si riferisce proprio a me, come mi ha spiegato la psicologa in questi tre anni di incontri, ho vissuto una vita piena di sensi di colpa quindi avrei dovuto vivere con più leggerezza tutto ciò che ho fatto in questi anni. Ma tutto questo non dipende dal femminismo, ma da altre questioni, che guarda caso riguardano ancora una volta il rapporto madre e figlia. Anche se lasciai casa mia a venti anni, questo rapporto con la madre ha segnato la mia vita.

Naturalmente il negativo si è presentato più tardi. La grande sconfitta del movimento operaio, il terrorismo, la droga. Forse, a causa di questi fenomeni, ancora oggi noi facciamo fatica a raccontare quei tempi ai nostri figli e alle nostre figlie.

Come si è rapportata con gli uomini ? Si è sposata e suo marito condivideva le sue scelte?

I miei rapporti con gli uomini me li ha insegnati la mia mamma. Importanti ma non fondamentali. Sì al grande amore, no alla scelta opportunistica di un buon marito e alla pace sociale nella coppia tradizionale. Ho vissuto per molti anni in una "comune". Eravamo due donne e sei uomini. Fra di noi non c'è mai stato un rapporto di amore o sessuale. Ci univa l'ideologia e la pratica politica. Mio marito l'ho conosciuto durante le occupazioni studentesche. Non fu subito un amore a prima vista. Lui veniva dai gruppi stalinisti, mentre io avevo una preparazione tutta antinternazionalista.

Il nostro rapporto nacque alcuni anni dopo, quando io vivevo nella "comune". I nostri pensieri politici non sono mai stati comuni. L'abbiamo sempre pensata in modo diverso. Ci sono molte cose che sono differenti nel nostro rapporto. Lui si è iscritto al Partito Socialista, io non mi sono mai iscritta a nessun partito. Non c'è conflitto su questo, anzi, l'ho sempre vissuto come un momento di crescita "diversa" fra lui e me. Certo è stato il mio grande amore, ma dove l'ideologia c'entrava ma non era fondamentale. Ricordo intere notti che dopo l'amore discutevamo di politica. Non eravamo mai d'accordo. Così come oggi. Eppure sono 35 anni che siamo sposati, con la consapevolezza di cosa significa condividere una vita in comune per tanti anni e tutto sommato felice. Certo che se colleghiamo questa esperienza alla storia successiva che ha attraversato l'Italia negli anni '90, beh, gli scambi fra di noi ci hanno fatto crescere entrambi.

Non è mai stata rimproverata o non si è mai rimproverata per queste scelte?

Sulle scelte politiche che ho fatto nessuno mi ha mai rimproverato. Devo dire, cosa che non ho fatto nella precedente domanda, non ho una grande stima per i maschi in generale. Per intenderci, ho lavorato una vita assieme alle donne, amo gli uomini, ma sono assolutamente convinta che fra una donna stupida e un uomo stupido, l'uomo stupido lo è sicuramente di più di una donna. Chi mi conosce, chi mi ha sposata, chi mi frequenta, sa benissimo come la penso, quindi non sono mai stata rimproverata. L'unica che lo ha fatto per tutta la vita, è stata mia madre, perché riconosceva in me pratiche di libertà che lei non era mai riuscita a vivere fino in fondo. Ed è ancora così, perché la mia mamma vive e ancora ha da ridire su molte mie scelte passate e presenti. Ho vissuto delle sconfitte, mi hanno "castigata" per alcune scelte. Naturalmente la cattiveria più dura, devo ammetterlo, l'ho ricevuta dalle donne. Penso che sia difficile per le donne accettare altre che operano opzioni "coraggiose". Forse anche questa è una ragione per cui le donne sono così poco rappresentate nei luoghi decisionali. Mio marito, al contrario, mi ha sempre sostenuto. Oggi non farei più alcune esperienze, io stessa mi sono pentita, sono stata evidentemente troppo ingenua e questo non riesco ancora a perdonarmelo.

La sua città è sempre stata un emblema per le donne, di emancipazione, di forza e di coscienza. Eppure oggi Bologna non è più quel referente di una volta. Cosa è cambiato? Le donne, la politica o la società?

Non è facile rispondere neanche a questa domanda. Credo che sia cambiato tutto. Le donne, la politica e la società. Io sono una assolutamente convinta e consapevole che il mondo è cambiato per diverse ragioni. Non faccio qui un'analisi sulla mondialità o globalizzazione, perché non sono in grado di formularla. Sono certa che la politica, i rapporti sociali, le istanze etiche, ecc. non sono più le stesse di anni fa. Sono convinta che anni di televisione berlusconiana abbiano veramente inibito la fantasia, l'inventiva di tutti gli italiani e le italiane. Bologna, città all'avanguardia per l'emancipazione femminile, oggi segna il passo sulle questioni fondamentali che permettono tali libertà (politiche sociali, asili nido, scuole materne, tempo pieno, part-time, conciliazione, ecc.). Colpa delle donne, della crisi economica, del buco lasciato dal governo precedente, oppure ricorso storico? Difficile è la risposta. Abbiamo lottato affinché ci fosse, anche nella nostra città, una forte rappresentanza femminile nelle strutture politiche, per verificare che poi non è cambiato nulla. In alcuni casi la questione si è complicata come succede per Bologna. Su tutto ciò però non entrano in causa solo le donne o il movimento delle donne. La struttura dei partiti è modificata, gli spazi di democrazia partecipata sono sempre più limitati. Abbiamo fatto una campagna elettorale per l'elezione del sindaco attuale (Cofferati) tutta caratterizzata dalla pratica di una nuova partecipazione da parte di tutti le/i cittadini. Abbiamo preteso che in Giunta ci fosse una grossa presenza femminile. Infatti, la Giunta è formata da sei donne che non sono poche. Dopo il delirio della vittoria, venivamo da cinque anni di amministrazione di destra, tutto ciò che costituiva la piattaforma politica del sindaco vincente, è diventata carta straccia. Le donne presenti in Giunta hanno delle difficoltà grandissime a lavorare. Ciò naturalmente è dovuto alla politica economica attuato negli anni del precedente Governo nei confronti degli Enti Locali. Ma non è solo questo. Il nostro Sindaco è poco "empatico" e non accetta consigli da nessuno. Certo a patire di più di questa situazione sono le donne, le migranti che vivono in questa città. I maggiori tagli sulla spesa sono avvenuti proprio sulle politiche sociali in generale. Una politica culturale nella nostra città ormai non esiste più. La cultura non è una questione banale, costituisce a mio parere lo strumento di crescita in ogni momento della vita sociale e politica.

Quali sono le battaglie che le hanno dato la consapevolezza di star facendo qualche cosa di utile per la crescita delle donne?

A parte le esperienze descritte nella prima parte dell'intervista, ci sono stati, per quel che mi riguarda personalmente, parecchie cose che mi hanno dato consapevolezza di far qualcosa di utile per le donne. Intanto sono stata per 26 anni la Coordinatrice del Centro di Documentazione delle Donne di Bologna. Il percorso tracciato in quel luogo ha contrassegnato molto del mondo delle donne che vivono in questo paese e non solo. L'apertura della prima casa in Italia di accoglienza delle donne e dei loro bambini vittime di violenza dentro e fuori la famiglia. Fu una tappa importantissima nella mia vita, ma anche per tutte le donne che ne hanno potuto fruire e che ancora ne fruiscono. Fu l'inizio di un'ampia rete di donne che si dedicò a questo problema così drammatico nel nostro paese. Riportare all'interno del Centro delle donne di Bologna l'esperienza vissuta nella Commissione Nazionale perle Pari opportunità, ha segnato un altro momento importante per noi donne, molto spesso scevre da una politica cosiddetta "istituzionale".

Cosa pensa si debba fare ancora?

Oggi si parla di postfemminismo, ormai il femminismo viene insegnato all'interno delle Università come materia storica, quasi come la "resistenza". Ciò è giusto, ma penso che occorra ancora coinvolgere le nuove generazione, molto spesso convinte che tutto oggi possa essere permesso alle donne, ma non è così. Da sempre il movimento delle donne è un movimento carsico. Non bisogna dimenticarlo. Quindi occorre lavorare con le giovani donne, accettare le loro proposte, anche quando sono differenti dalle nostre,(questo mi sembra normale) valorizzarle, aprire veramente la strada per la pratica della libertà femminile. Sappiamo però che il patriarcato ha diverse facce: recrudescenza della violenza contro le donne, il femminicidio, la legge sulla bioetica, ecc. Beh, su queste questioni non possiamo assolutamente perdere l'attenzione.

Oggi che è in pensione ha cessato ogni attività o è ancora in "azione"?

E' difficile tenermi ferma. La "politica" è stata e rimane la mia grande passione. Quindi non sono ferma. Oltre a fare corsi di formazione, (mi capita sempre più di rado perché non ci sono soldi!) continuo in diverse attività. Mi occupo di letteratura, organizzando assieme ad altre un concorso nazionale di scrittura delle donne, ho riformato La Tavola delle donne contro la violenza a Bologna, partecipo alla "retenazionaledelledonne", una nuova aggregazione nata in seguito alle violenze contro le donne avvenute a Bologna e non solo in questo ultimo anno, rete a cui partecipano, per fortuna, molte donne giovani. Lavoro in un'aggregazione di donne e uomini, Comitato Insieme, che a partire dalla campagna elettorale delle primarie per Prodi, ha continuato organizzando iniziative, incontri, proposte di lavoro. In particolare sta nascendo un gruppo di donne migranti e native che mi vede molto impegnata.

Lei fa parte di una importante associazione di donne, che cosa fate?

Non è facile rispondere. E' nata nel bel Convento di S. Cristina la Biblioteca Nazionale delle donne. L'associazione Orlando vive un momento di difficoltà. Il Sindaco ha siglato in ritardo la convenzione, siamo state mandate via da un luogo molto prestigioso che è Palazzo dei Notai a Bologna. In questo modo ci è venuto a mancare non solo a noi "Orlando" che abbiamo una sede autonoma, ma al movimento delle donne della città un punto di riferimento stabile. Insomma, non godiamo di ottima salute. Speriamo in tempi migliori....


Se lei fosse "ragazza" oggi, cosa pensa che andrebbe fatto?

Non saprei bene che rispondere. Certo mi muoverei per mantenere la mia libertà, lotterei contro tutte le discriminazioni, contro la violenza, contro i contratti atipici nel lavoro, mi innamorerei anche.....

Pensa di non avere recriminazioni da fare?

No, penso di no. A parte alcuni momenti difficili di cui ho già parlato in precedenza, non ho recriminazioni. Passerei una vecchiaia molto triste se pensassi di avere recriminazioni, ed una cosa che non desidero. Ho un figlio bravo e intelligente, che, nonostante appartenga a quella generazione dell'adolescenza lunga, è maturato molto e mi dà grandi soddisfazioni.

Le donne di AN hanno iniziato una posizione intransigente per la presenza nel partito, ma questo non lo diceva anche lei tanti anni fa, come tutte le donne di tutti partiti? Ma allora non si è mosso niente?

Per quel che riguarda le donne di An posso dire "Era ora!" anche se conosco donne di quel partito che da anni portano avanti posizioni di affermazione femminile. Io non sono mai stata iscritta ad un partito, quindi non ho ben chiaro come si svolga la vita all'interno di quelle organizzazioni.

Sono convinta che i partiti oggi siano diventati i veri centri di potere, dove a decidere su tutto sono i vertici e quindi gli uomini. Qualcosa si è mosso, ma per le donne in negativo.


Finisca questa intervista con il "cuore in mano" e ci dica quello che vuole...

Chi mi conosce sa che io mi sono mossa e mi muovo sempre con il cuore in mano. Non riesco a fare diversamente. Sono in parte amareggiata dell'oscurità "politica" che il mondo femminile sta vivendo in questo momento. Evidentemente si tratta di una svolta storica. Rimbocchiamoci le maniche, sforziamo le nostre menti, usiamo la nostra libertà così duramente conquistata e riprendiamo a lavorare, tenendo conto degli errori passati.

Grazie. La sua è una splendida testimonianza di cui... non si può tagliare proprio niente.

Marta Ajò, 2007

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