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Lei, lui e gli altri

Veronica Lario, Silvio Berlusconi , giornali, televisioni, commenti politici ...

Beh! Se proprio ci tirano in ballo...come ha fatto questa coppia d'assi, con il loro breve ma succoso epistolario, balliamo.

La lettera della signora: garbata, ferma, decisa e provocatoria.

La lettera del marito: garbata, tenera, accattivante e scivolosa.

A noi donne si sa, si può fare se non tutto, molto e sappiamo sopportare con la pazienza stoica e storica che ci contraddistingue ma... abbiamo un limite.

Allora che sia la signora della porta accanto o la moglie di un ex premier a perdere le staffe, per noi non fa la differenza.

Diciamo la verità: quante di noi, sposate a uomini senza ruoli ma pur sempre detentori del potere economico o del ricatto familiare avremmo voluto, almeno una volta, rendere pubblica la loro pochezza, la loro ipocrisia o i loro tradimenti?

Già, ognuna di noi, almeno una volta, ha sognato di denunciare pubblicamente i "misfatti" e condannare, meglio far condannare dall'opinione pubblica, il "malfattore"?

Poi si sa, piccole, povere donne, siamo state trattenute dalla paura, dalla vergogna, dal timore delle ritorsioni, dal pericolo di mettere in forse la famiglia e il rapporto con i figli, dal senso del ridicolo.

La signora Lario ha usato un lusso che molte, troppe altre, non si possono permettere.

Allora ha fatto bene, benissimo!

Tanto più che l'uomo a cui si è rivolta è uno abituato ad avere l'immunità su tutto, figuriamoci...

Ma la moglie, la moglie (come concetto) è sacra.

Allora a lei non si poteva non rispondere, visto che ormai la richiesta era stata inoltrata ad uno dei maggiori quotidiani italiani e, proprio per questo, non si poteva fare finta di niente.

Intanto per dimostrare la propria superiorità.

Eh! Bel colpo Cavaliere.

Poi per dimostrare alla moglie/donna che lui può permettersi di andare oltre queste piccinerie, che anzi gli offrono l'opportunità di recitare pubblicamente una rinnovata, speciale e teatrale dichiarazione d'amore.

La favola è tutta qui? Per niente proprio.

Intanto, dopo i due protagonisti, sono intervenuti sulla questione mamme e suocere; sono seguite foto, notizie ed interviste, insomma ci sono state altre puntate e non si sa bene quante ancora.

Inoltre è da notare che in questo fatto privato, reso pubblico, anzi internazionale, inevitabilmente sono intervenuti un po' tutti a dire la loro.

C'è chi prende le parti di lei, chi difende lui e minimizza i suoi comportamenti (è un maschio...),

chi obietta la liceità di utilizzare tali metodi per derimere questioni che al pubblico non dovrebbero minimamente interessare.

E poi...questo individuo, questo marito, è soprattutto uno degli uomini più ricchi d'Italia, è stato Presidente del Consiglio del nostro Paese, ha puntato tutta la sua azione politica per ottenere consensi anche all'estero, è leader di una grande forza politica e non ha mai fatto mistero di puntare alla più alta carica della nostra Repubblica.

Al suo curriculum, mancava qualcosa che l'umanizzasse, lo rendesse più simile e vicino a colui che per guadagnare 1500 euro sgobba un mese, che per portare la moglie in vacanza lavora un anno, che per rendere autonomi i figli lavora una vita e che appena il cuore si affatica rischia di morire in una corsia o magari davanti ad un ospedale in attesa di un posto.

Ecco perché la notizia si è fatta inevitabilmente più appetibile.

Peccato che nessuno abbia il coraggio di dire la verità e cioè che, al di là di questo, alla stragrande maggioranza delle persone, uomini e donne, non interessa affatto se questi due signori si amano ancora o si lasciano: saranno pure affari loro!

Ed è bene che sappiano, loro e quelli che continuano a "cinguettare"su questa vicenda, che le questioni che ci occupano sono altre: quelle del lavoro, della mala sanità, dell'istruzione, della difesa, della pensione... e via ad elencare.

In fondo questa storia appare un gossip da leggere dal parrucchiere a meno che... a meno che non vengano fuori altre ragioni, meno nobili, di interessi o di eredità, che allora si, potremmo anche indignarci pubblicamente tutti: per il tempo che ci hanno fatto perdere.

Dols, gennaio 2007

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