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Marcella Cardini, Roma

Marcella Cardini, laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, direttore del Centro di Documentazione Giornalistica srl , direttore responsabile di "Agenda del Giornalista" dirige inoltre le testate "Mediainonda Internet" e "Mediasurfer"; coordina la collana di libri "Journalism and Communication Tools" e le altre iniziative del Centro di Documentazione Giornalistica; ha pubblicato "Le scuole di giornalismo, una nuova via d'accesso e di formazione" e "Una realtà" in "Bytes all'arrabbiata - Come internet ha rivoluzionato i giornali italiani" .

Chi è che si serve dell'Agenda?

L'AdG è nata con l'intento di mettere in comunicazione il mondo dei giornalisti con il mondo dei comunicatori e in 40 anni ha registrato tutte le trasformazioni di questo settore; dall'affermarsi dei nuovi media, alla nascita dell'emittenza locale e i primi passi di Internet e del digitale.

Nello stesso tempo abbiamo anche seguito l'evolversi delle strutture di comunicazione che erano ai primi passi nel '68, quando l'AdG è nata. Ormai si registrano più di 4100 aziende.

L'Agenda del Giornalista è uno strumento messo a disposizione dal Centro, per dare la possibilità ai giornalisti di raccordarsi ed essere rintracciabili, la possibilità di una visibilità maggiore non solo per loro ma anche per la stampa e l'informazione nel suo complesso. Le risulta che questi obiettivi siano stati raggiunti?

Diciamo di si; le racconto una cosa curiosa che ci è capitata proprio recentemente ed è particolare perché noi quest'anno festeggiamo i 40 anni della pubblicazione; eravamo ad una festa e ad un certo punto abbiamo sentito una persona che diceva queste parole: "ma è come avere tra le mani l'Italia da sfogliare!". Io mi sono girata a quest'espressione ed ho visto che lui aveva tra le mani l'Agenda del Giornalista; sono rimasta abbastanza colpita da questa cosa, perché mi sembrava un commento piuttosto forte fatto da una persona che in realtà non era addetta ai lavori.

Alla domanda penso che la nostra risposta sia una risposta positiva.

Chi è che consulta l'agenda?

L' AdG., che è costituita da tre volumi, è una grande fotografia di una parte dei media e quindi delle agenzie di stampa, dei quotidiani, dell'emittenza, dei periodici ; contiene una selezione di uffici di comunicazione di enti, aziende e istituzioni. Ed infine, la terza parte è costituita da schede sulle fonti di informazioni delle maggiori istituzioni mondiali, europee, italiane. Questa struttura così articolata in realtà rende l' AdG appetibile sia per il mondo dei comunicatori o di coloro che devono entrare in comunicazione con i media, sia per i media stessi.

Pe i siti che lavorano sul web questo è un modo per avere una riconoscibilità?

Penso che sia sicuramente così perché quando un mondo viene fotografato nel suo complesso in una pubblicazione questo mondo acquista allora un suo contorno, dei suoi confini, una forma. La prima edizione di questo volume, che si chiama Internet Mediasurfer e fa parte della collana AdG, risale al '98 . Abbiamo indicato i primi passi dei media o dei siti di rilevanza giornalistica che si inserivano sulla rete. Sempre con l'occhio rivolto al fruitore e pensando ancora una volta la nostro target di riferimento, abbiamo fornito la possibilità di avere a portata di mano già siti selezionati.

L'agenda si è sempre più specializzata e nel corso degli anni ha assunto un'immagine di grande impegno. Lei è il direttore, ma la struttura dell'agenda in cosa consiste? Come avviene la ricerca?

Sicuramente l'AdG richiede l'impegno di essere sempre in contatto con la realtà e con i diversi fenomeni che si presentano e crescono di giorno in giorno, quindi alla fonte di questo lavoro c'è la capacità di annusare l'aria.

L'AdG si è arricchita proprio guardando con un'occhio un po' allungato verso il futuro o l'immediato futuro. In questa maniera si è arricchita di nuove sezioni legate a quelle che noi chiamiamo fonti di informazione e nel corso degli anni abbiamo aperto alle istituzioni europee e a quelle mondiali, costruendo delle schede in maniera da facilitare la comprensione di ci ciò che un istituto fa o produce.

Da un paio d'anni stiamo seguendo, sempre con schede, il terzo settore cercando di dare conto di questa realtà, legata al no-profit, che è in enorme sviluppo.

In particolare quale è il capitale umano che lavra per la realizzazione di questa agenda ?

C'è una redazione nutrita e molto agguerrita nel senso che la linea politica dell'AdG è ovviamente quella di controllare qualsiasi dato che sia stato selezionato e quindi di non pubblicare dati che non siano stati controllati. Questo significa una forte attività di mailing che in questi ultimi anni stiamo usando moltissimo e questo ha facilitato in grande misura il lavoro di redazione, calcolando che sono circa 2500 pagine l'anno divise in due semestri, per capire l'imponenza di questo lavor. Abbiamo bisogno di circa quattro mesi per edizione per portare a termine le 1100 pagine, che significa 8 mesi di lavoro intenso di svariate persone.

Non riceve nessuna protesta per avere dimenticato qualcuno?

... sicuramente si e siamo molto contenti quando riceviamo delle proteste, perché io dico sempre che in questa maniera significa che siamo riconoscibili, e siamo anche contenti di sbagliare perché sarebbe impossibile potare avanti un lavoro di questo genere senza dovere adottare un punto di vista umano: quello del non poter controllare in maniera così meccanica tutto quello che è all'interno dell'agenda.

Noi facciamo ovviamente il massimo del lavoro di riscontro ma è possibile che sfugga qualcosa.

Magari ci sono quelli che pensano di essere talmente famosi che non hanno bisogno di essere riconoscibili attraverso una pubblicazione, non gliene importa niente di apparire sull'Agenda; ha questa sensazione oppure vengono tutti se glielo chiede?

Non abbiamo difficoltà; qualche problema c'è stato con la legge sulla privacy e per quanto riguarda gli albi, ma sono veramente casi isolati che si sono verificati quando la legge è entrata in vigore.

Per esempio, Enzo Biagi c'è nell'Agenda?

Se Enzo Biagi è parte operativa di una redazione risulta nella parte che riguarda i media; certamente c'è nella parte che riguarda gli albi.

L'Agenda è nata da una grande intuizione, non c'è dubbio, un'intuizione che lei ha sapientemente saputo rinnovare nel corso del tempo. Come la vorrebbe in un prossimo futuro? Intereuropea? Più formativa? Una casa editrice che allarghi i suoi spazi editoriali?

Beh! sicuramente l'allargamento degli spazi editoriali è una parte che penso convinca tutti gli imprenditori in genere. L' Agenda del giornalista secondo me ha ancora degli spazi italiani che può coprire; diciamo che manca ancora di una un passaggio sull'on line e questo è uno dei progetti che noi abbiamo in cantiere, quindi diciamo che da un punto di vista della documentazione giornalistica ci sono ancora forti spazi per noi come casa editrice. Come Centro di documentazione giornalistica siamo presenti anche su l settore che riguarda la formazione con delle collane di libri, molto pratici che cercano di offrire alle giovani leve l'esperienza di giornalisti sul campo. Seguiamo con attenzione anche tutti i mutamenti che stanno avvenendo nelle figure professionali, sia di giornalisti che di comunicatori , e ci siamo mossi anche su dvd e cd rome ed è anche questo è un settore che intendiamo portare avanti.

Lei è un'imprenditrice donna; questo dato di genere influenza il suo lavoro e il rapporto con la struttura che lei dirige?

Sicuramente si , anzi mi sforzo di portare le caratteristiche tipicamente femminili, che sono il desiderio di risolvere attraverso il dialogo, attraverso il confronto e la comunicazione i problemi. Devo dire che sono proprio un punto di forza della mia gestione e ne sono molto orgogliosa. Penso di essere riuscita a far venire fuori delle caratteristiche di rispetto del rapporto lavorativo ed evitare ogni forma di pettegolezzo alle spalle o di conflitto non consumato; e questo credo proprio grazie alla capacità, secondo me femminile, di tenere sempre i fili tra le persone e impegnarsi perché questi fili diventino più saldi piuttosto che rompersi.

Mi consenta di cambiare tono. Io le faccio un intervista per un sito che ama far parlare le persone, con poche frasi burocratiche e come dire "molto cuore in mano". Ovvero a noi interessa raccontare di donne per capire chi sono e come ce l'hanno fatta, quali sono le difficoltà che hanno incontrato, se si sono realizzate o no...insomma ci vuole parlare un poco di lei e come nasce il suo impegno? E' contenta di sé?

Sono soddisfatta di me, diciamo contenta delle mie scelte. Dalla mia tribuna di cinquantenne è una cosa che mi sento di dire. Sono una persona che ha creduto molto nella formazione e quindi ho studiato perché ritengo che sia, per me, la chiave per leggere il mondo, per fare dei passi avanti

Io ho preso le redini di un lavoro che era già stato avviato da mio padre non ho dovuto, come dire? far carriera per arrivare dove sono; è chiaro che nel mio posto ci sono delle responsabilità diverse e queste responsablità sono proprio la capacità di tenere unite una struttura e far lavorare con una forte idea del lavoro di gruppo, e questo naturalmente è qualcosa che mi sono guadagnata sul campo.

Non pensa che se oggi abbiamo una Rice, una Clinton, una Sègoléne e molte altre anche in Italia e al Governo, è anche grazie alle battaglie degli anni 70-80?

Penso che sicuramente queste figure femminili emergono perché si è creata una cultura al femminile e chiaramente penso che la riconoscibilità di genere sia ancora molto poco compresa. Lo vedo molto con le giovani generazioni, che si spaventano quando noi parliamo di genere, perché pensano a qualche cosa che sia in conflitto con il dialogo con l'altro sesso e penso che dobbiamo assolutamente rafforzare la cultura di genere perché attraverso essa possano emergere delle figure poiticamente significative per portare avanti una visione del mondo altra.

Una domanda di prammatica: come ha risolto gli impegni di lavoro e familiari? Ha dovuto fare rinunce? Sente di avere perso qualcosa?

La prima battaglia che ho fatto è stata quella contro i sensi di colpa. Penso che accettando la propria umanità, quindi le proprie forze limitate, anche le proprie debolezze, poi si riesca al meglio della propria volontà e possibilità per portare avanti tutto; sicuramente ci sono delle lacune, qualche cosa a cui io non sono arrivta fino in fondo, ma credo che non possa essere altrimenti e continuo ancora a pensare che sia molto difficile concliare vita privata con il lavoro.

Mio figlio piccolo in maniera particolare si è sempre lamentato di non aver avuto una madre sempre vicina alla sua scrivania o che gli faceva trovare il pranzo pronto, che non fosse così presente nella sua vita quotidiana. Spero di essere stata una buona madre per altre cose... la possibilità di poter sostenere i loro progetti, di poter continuare a guardare il mondo sempre con grande curiosità, speriamo che adesso che sono cresciuti, possano apprezzare quello che io ho costruito in quanto donna che è stata nel mondo

Abbiamo parlato di lei come imprenditrice, giornalista, madre, ma della donna che ci dice? E' realizzata? Non professionalmente... come donna.

Io son contenta di me, nel senso che a 50 anni ho 2 figli grandi che vivono ognuno per conto proprio, io sono una donna libera, diciamo.

È serena?

Sono serena , contenta e diciamo giro nel mondo in libertà; amo viaggiare e quindi giro fisicamente spesso e amo viaggiare con la mente e mi nutro di ciò di cui ho bisogno. Credo di essermi lasciata alle spalle il periodo dei sacrifici, perché ho avuto dei figli da giovanissima e nello stesso tempo stavo preparandomi ad affrontare la mia vita professionale; quindi adesso diciamo che traggo i frutti di tuto questo periodo con grandi spazi, forse mai avuti per me stessa, che riempo con i tanti hoibby che sto portando avanti.

Diciamo che siamo curiosi; ci vuole dire quali sono i suoi hobby?

Il ballo; io ballo tre volte a settimana e quindi diciamo che ho una vita ordinata o più o meno ordinata tutta la settimana ed ho invece un weekend in cui cambio fuso orario e vado a dormire quando mi risveglio negli altri giorni della settimana. Questo diciamo che non è un momento o uno spot, ma sono anni che va avanti ed è un momento di grande rigenerazione, direi proprio fisica e mentale.

Poi sono 5 anni che faccio ikebana, l'arte giapponese di comporre i fiori, e abbiamo fatto anche delle mostre, con il mio maestro giapponese e con le mie colleghe; diciamo che questo è un altro spazio che permette un contatto molto stretto e molto attento con la natura. Soprattutto io amo molto andare in montagna e immergermi nei boschi ed avere la possibilità di apprezzare tanti ikebana naturali che l'Italia ci offre.

Cosa l'ha spinta e cosa la sostiene nella vita rispetto a tutti questi obiettivi che lei si è data e si sta dando?

Da sei-sette anni io mi sono avvicinata al buddismo. Trovo che il buddismo sia una fede che ti aiuta a guardare dentro a te stessa, ti aiuta a tirare fuori quelle che sono le caratteriscithce di genere. Il Presidente dell'Ong di cui io faccio parte dice che questo secolo è il secolo delle donne, perché le donne possiedono delle caratteristiche che possono portare alla pace nel mondo. Io credo profondamente alla possibilità di contribuire alla realizzazione della pace e penso che questo buddismo possa dare le gambe a una possibilità di dialogo tra le persone, di mediazione di conflitti tra persone, e pertanto possa portare la pace in famiglia e un'onda verso la società.

Per finire invece una cosa di tipo burocratico: dove e come è possibile acquistare l'Agenda.

La cosa più semplice è collegarsi al sitto www.agenda del giornalista.it lì c'è la nostra libreria virtuale, dove è possibile acquistare l'Agenda del giornalista ed altre pubblicazioni da noi edite.

Non vogliamo dire che lei sia una donna fortunata, sicuramente una donna che è riuscita a lavorare per questo tipo di vita, per ottenere determinati successi ed ottenere la serenità che in questo momento l'accompagna. Le facciamo gli auguri perché i prossimi 50 anni siano uguali.

Marta Ajò, 2007

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