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Punjab, Pakistan:"Allah non vuole che facciano politica", le ultime parole per Zilla Huma Usman

La notizia: Huma, 35 anni, ministro per le politiche sociali, è morta poco dopo che un proiettile la centrasse alla testa mentre stava per fare un discorso davanti a decine di sostenitori nella provincia pachistana del Punjab.

L'assassino: pare che fosse un fanatico dedito a punire ed eliminare "donne immorali" che possono, con la loro presenza, il comportamento o le idee, offuscare l'immagine delle donne pachistane e che tutte le altre volte che ha ucciso, non sia stato punito per mancanza di prove.

Le motivazioni: "L'ha uccisa perché non rispettava il codice di abbigliamento islamico e faceva propaganda per l'emancipazione delle donne", ha affermato il responsabile della polizia locale; l'omicida ha agito perché, al pari di altri fondamentalisti pachistani, ritiene che "le donne non devono occuparsi di politica, né tanto meno svolgere funzioni governative".

Si avverte, in queste affermazioni, una sottintesa comprensione che non piace; quasi che la colpa fosse di Huma, di quella giovane donna che con il suo impegno sfidava le leggi dell' integralismo islamico cercando di cambiare, attraverso una "moderazione illuminata", l'estremismo per garantire maggiori diritti alle donne.

Zilla Huma Usman, eletta nel 2002, faceva parte della Lega musulmana per il Pakistan, il partito del Presidente in carica Musharraf; si era battuta per l'approvazione di una legge tesa ad eliminare la tradizione secolare che vuole dare in spose le donne per placare le dispute familiari e della pratica di togliere alla moglie la sua parte di eredità familiare.


In un paese dove le donne subiscono comunemente violenza e quasi mai trovano giustizia o ascolto, l'attuale governo, a cui apparteneva Huma Usman si sta impegnando in favore di riforme, come quella adottata lo scorso novembre tesa a penalizzare lo stupro, promettendo inoltre di far rispettare i diritti delle donne e di assicurare una rappresentanza maggiore nei seggi, sia alle elezioni provinciali, alla Camera e al Senato attraverso una sorta di "quota rosa" del 33, 22 e 17%.

Il giornalista Munizeh Zuberi, del quotidiano Dawn spiega che "Molti credono tuttora che le donne non debbano far parte della vita pubblica. La nostra resta una società dominata dagli uomini".

Ma se anche nel partito dell'opposizione, capeggiato da un'altra donna, Benazir Bhutto, c'è stato pochi giorni prima, un attentato contro la deputata Sherry Rehman, pugnalata ma sopravvissuta, l'impressione, denunciata dalle associazioni nazionali dei diritti delle donne, che questi tragici episodi non siano altro che "un tentativo di terrorizzare le donne attive in politica da parte di forze politiche che promuovono idee contro le donne e la democrazia" non stentano a trovare credito nell'opinione generale.

Quale che siano le motivazioni (personali? politiche?) che hanno spinto un folle ad uccidere Huma Usman, non attenuano le responsabilità di un paese che non è capace di fare passi avanti in direzione delle riforme necessarie a rimuovere disagi e concetti culturali che condannano quella società a restare indietro.

Zilla Huma Usman, rea di fare propaganda per l'emancipazione femminile, colpevole di essere una rappresentante politica del popolo, ora non potrà più battersi per le cose in cui credeva, né aiutare chi credeva in lei.

Una donna moderna ma rispettosa delle tradizioni Huma, che appariva sempre in pubblico con indosso abiti tradizionali, compreso il dupatta, velo che copre il capo e le spalle; una donna che nonostante la passione politica, passava il suo tempo tra la famiglia e una piccola azienda.

Una donna e una morte forse troppo facili da dimenticare, quella di Zilla Huma Usman; una morte che non farà molto scalpore perché il Pakistan è un paese lontano e la battaglia delle donne, ovunque, viene percepita sempre più come un "fatto normale" e quindi una sorta di "non notizia".

Con mestizia, ancora una volta, dobbiamo registrare che la voce di una donna si è spenta forse nel niente, per lasciare posto agli echi stolti di un genere che, con alibi secolari, non vuole lasciare spazio all'altra metà del cielo, nell'altra metà del mondo.

Dols, febbraio 2007

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