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M. Ludovica Tranquilli Leali, Roma

Maria Ludovica Tranquilli-Leali, Roma. Presidente del Cooordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne.

Ha svolto il suo lavoro presso ambasciate, e come traduttrice con conoscenza di sei lingue. E' stata collaboratrice presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento Informazione e Stampa - Servizio Relazioni Estere, con funzioni di assistenza linguistica ed illustrazione dei compiti istituzionali dei partners coinvolti in accordi bilaterali.
Presidente Nazionale dello Zonta International (Associazione internazionale di donne professioniste).
Membro del Gruppo Permanente per lo Sviluppo delle Risorse e Rappresentanze femminili istituito presso il CNEL; tesoriera della European Women's Lobby -Bruxelles, con compiti di valutazione delle priorità e dei progetti politici da finanziare; Senior Expert per le politiche di genere e sociali della BBJ-Bruxelles, sedi di Berlino, Monaco di Baviera ed Italia.
Segretaria Generale del Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne e dal 2002 è Presidente del Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne.
Membro del Comitato Italiano del Prix Femmes d'Europa, ha pubblicato libri in italiano e tedesco.
Nel giugno 2001 è stata insignita dal Presidente della Repubblica dell'onoreficenza di "Ufficiale al merito della Repubblica Italiana".

LEF vuol dire Lobby Europeenne des Femmes; vuole spiegare in modo sintetico, alle nostre lettrici, cosa è? Quando è nata e perché?

E' nata anche ad opera di un gruppo di donne italiane che sentivano la necessità di portare la voce delle donne in Europa. Con i trattati di Mastricht l'Europa aveva ripreso vigore e quello che veniva deciso a livello europeo aveva un impatto anche sulle vite dei cittadini e delle cittadine; le donne hanno voluto non solo influire ma anche essere informate su quello che succedeva a livello europeo.

Lei rappresenta in sede europea la parte italiana della Lobby; chi vi partecipa? Cosa fate?

La Lobby naturalmente è un associazione ad ombrello; è una grande piattaforma che rappresenta tutti i coordinamenti degli stati europei e oggi anche coordinamenti di paesi che hanno chiesto di poter aderire all'Unione Europea, come la Croazia; sono presenti inoltre associazioni europee.

Il coordinamento italiano è sorto contemporaneamente alla Lobby in quanto ne è stato promotore e rappresenta 18 associazioni a livello nazionale. Nell'ambito di queste 18 associazioni abbiamo inserito anche alcune a livello regionale perché oggi ci sono delle realtà regionali di cui non si può non tener conto.

All'interno di queste 18 associazioni, ci sono inoltre due piattaforme: una è il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane, il CNDI che è la più antica essendo nata nel 1903 e l'altra è NODI, coordinamento di associazioni di donne migranti che rappresenta quasi tutti i gruppi etnici esistenti in Italia.

Come siete collegate alle istituzioni rappresentative delle donne nel governo italiano?

Abbiamo un tradizionale collegamento con le istituzioni che, purtroppo, si è interrotto con il precedente governo. E' stato infatti molto difficile avere dei contatti anche perché è stata abolita la Commissione di parità, che era un po' un forum di incontro tra donne delle istituzioni italiane e Lobby. Recentemente però, sono stata contattata dal ministro attuale e siamo state inserite in un gruppo ristretto per la preparazione della 51ma Sessione del comitato per lo status delle donne che si svolge presso le Nazioni Unite ogni anno a New York in questo periodo.

Avete un potere reale o è una di quelle cose che esiste più sulla carta che non nelle azioni concrete?

A livello di istituzione europea abbiamo un potere reale e questo è facilmente spiegabile perché essendo Bruxelles una sorta di stato virtuale, è più facile incontrare o avere un dialogo con le istituzioni stesse. Inoltre sono queste ultime che ci chiedono un parere rispetto a quello che succede negli stati nazionali.
A livello nazionale è molto più difficile perché tutto è molto formalizzato, per cui sono in genere i partners sociali piuttosto che la società civile, ad avere un dialogo diretto con le istituzioni.

Quest'anno è stato decretato l'anno della donna europea.

La Commissione di solito indica direttive che i governi membri dovrebbero raccogliere come impegni; per quest'anno dunque cosa è stato indicato? Non è che diventa solo l'anno della memoria?

Grazie per la domanda. Purtroppo doveva essere l'anno della parità fra i generi ma, in corso d'opera, è diventato l'anno per la parità di tutti.

Direttive ce ne sono. C'è la Road Map della Commissione Europea, presentata con comunicazione al Consiglio dei Ministri e al Parlamento Europeo l'8 marzo del 2006, che indica le nuove strategie per il 2006-10 in fatto di parità di genere. Bisogna che le associazioni si uniscano e ci aiutino a far si che quest'anno ritorni ad essere l'anno della parità e delle pari opportunità tra uomo donna perché ho l'impressione che il mainstreaming di genere si stia molto annacquando.

Onestamente non mi pare che le istituzioni delle donne si occupino tanto di questo ma piuttosto hanno un bel da fare sulla questione dei Dico, della rappresentanza ecc.

La Lef riesce ad incidere in qualche modo anche su queste questioni? Oppure il suo intervento è molto circoscritto all'ambito europeo?

Dunque... i Dico sono una realtà italiana quindi noi da questo punto di vista, anche perché abbiamo una varietà di associazioni, non interveniamo direttamente e lasciamo libertà di coscienza. Rispetto all'anno europeo di genere per la parità uomo donna, la Lef Italia fa parte del gruppo di studio presso il Ministero, come ho già detto, e naturalmente abbiamo portato il nostro contributo.

In sostanza: le donne italiane che lavorano in ambito europeo, anche le parlamentari europee, avranno pure un ruolo ma quando tornano in Italia chi le ascolta?

Con le parlamentari europee abbiamo un ottimo rapporto. Certamente le parlamentari europee subiscono in Italia quello che tutta la politica europea subisce, ossia la mancata conoscenza e la mancata informazione. Dobbiamo dire, purtroppo, che le politiche europee sono ancora politiche molto d'élite.

L'Europa non è quella Istituzione dove si mandano gli "elefanti a morire", mi perdoni il paragone?

Si, un po' potrebbe essere l'istituzione in cui si mandano a morire gli elefanti.

C'è poca Europa negli stati membri perché essa è molto economica e poco politica; c'è quasi una volontà di mantenerla così e del resto, quale Stato rinuncia a un pezzo di sovranità?

In un mondo dove si parla solo di globalizzazione voi dovreste essere più visibili e più riconosciute anche a livello internazionale, non crede?

Noi abbiamo lo status consultivo in ambito ECOSOC, ossia il Comitato delle organizzazioni non governative presso le Nazioni Unite, tanto è vero che nella prossima riunione della Commissione per lo status della donna, che si terrà a New York dal 26 febbraio al 9 marzo, la Lobby europea è presente con varie manifestazioni . I temi in argomento saranno la gerlchild, ovvero la bambina, che è uno dei punti di Pechino, e la lotta e la discriminazione alla violenza contro la girlchild. L'altro punto sarà l'istituzione di un rapporteur per l'eliminazione di quelle leggi che causano discriminazione contro le donne.

Il nostro Paese che spesso è preso da esempio, per le leggi avanzate in materia di pari opportunità, dovrebbe più che promulgare nuove leggi fare una valutazione dell'impatto che le leggi hanno.

Mi scusi, ma Ludovica Tranquilli Leali, per me è soprattutto una donna.

Come nasce il suo impegno?

Di cosa si occupava da ragazza? Come è arrivata all'impegno politico?

Il mio impegno... posso dire che è ereditario? Ho avuto un padre che si è sempre occupato di Europa, è stato un ufficiale di marina che ha lavorato con la Nato, poi è stato in diplomazia e quindi anche io ho girato abbastanza. Egli ha sempre fortemente creduto nell'Europa e sin da piccola mi ha portato con sé alle conferenze in materia europea. Era fine anni 60, quindi proprio il momento della nascita dell'Unione Europea; i trattati di Roma sono del '57.

Mia madre faceva e fa parte di un'antichissima associazione anglosassone di donne che si chiama " World Women Country Association" e ha fondato le cooperative agricole per lo sviluppo delle donne rurali quando abbiamo vissuto in Brasile. Più ereditario di così...!

Io sono laureata in scienze politiche, ho vissuto per un periodo in Tanzania per una questione di cooperazione con i paesi del terzo mondo, quindi ho potuto vedere da vicino le diverse realtà che la donna vive giornalmente. Sono stata naturalmente portata ad occuparmi di politica di donne.

Lei è sempre lontano dalla sua casa e dai suoi figli; come ha organizzato la sua vita?

La mia vita è stata molto difficile da organizzare anche perché nelle famiglie italiane esiste poco il concetto di conciliazione e di condivisione. Essendo poi, il mio, un lavoro di carattere volontaristico e quindi non remunerato, è sempre stato visto con un particolare occhio negativo. Comunque sono riuscita ad organizzarmi tra un andata e l'altra a Bruxelles, Barcellona o in Germania. Facendo tana a casa, cucinavo e ripartivo la mattina dopo.

I suoi figli la rimproverano per la sua assenza o è riuscita a trasmettere loro il valore delle sue scelte?

No. I miei figli non mi hanno mai rimproverato, perché penso che quello che conti sia la qualità della presenza e non la qualità della permanenza. Ai miei figli penso di aver instillato un senso di giustizia, di etica e di onestà mentale , che in questo momento, essendo molto giovani, vivono in maniera un po' provocatoria..

Lei, come persona, riesce ad avere degli spazi solo per sé? Quali sono i suoi hobby? Riesce a mantenere le amicizie?

Naturalmente non ho una grandissima vita sociale perché oggi è difficile, però vivo un mio piccolo spazio sociale ed ho una grande rete di amicizie; una grossa rete a livello europeo ma anche a livello globale, avendo ormai amici sparsi dappertutto

Come hobby, mi piace molto disegnare ed anche restaurare da sola quadri, mobili ecc.

Se tornasse indietro cosa è che non farebbe di nuovo?

In fondo sono soddisfatta di quello che ho fatto.

Soprattutto per il lavoro nell'ambito delle questioni per le donne.

Forse oggi, starei più attenta a trovarmi un lavoro fisso...forse questo lo farei. Però posso dire che non rinnego niente di quello ho fatto.

In Italia, dal 1984 al 2004, ha operato la Commissione nazionale di parità; successivamente è stato istituito il Ministero che di volta in volta ha cambiato la sua denominazione. Oggi è il Ministero per i diritti.

La riforma degli organismi di parità era giusta a distanza di tanti anni ma non le sembra che si sia andati un po' a detrimento delle specificità delle donne?

Sono d'accordo nel senso che quello che è pericoloso in questo momento è la rimozione dei meccanismi istituzionali. In fondo i vari comitati di pari opportunità, anche se forse andava un po' variata la natura, andavano aggiustati e non essere aboliti.

La Commissione parità ha rappresentato per molte di noi un punto di incontro; per esempio a suo tempo riuscì a portare le politiche sulle donne migranti, nella Commissione presieduta da Silvia Costa e venne istituito un tavolo di lavoro e organizzammo dei seminari di formazione sulle politiche europee, dando loro gli strumenti per camminare da sole.

Si sente più cittadina italiana o europea?

Essendo cresciuta bilingue, mi sono sempre sentita cittadina del mondo. Chiaramente mi scoccia tantissimo quando all'estero parlano male del mio paese, e lo difendo a spada tratta; riconosco a noi italiani doti che pochi hanno: ossia la flessibilità mentale e la grossa cultura,.che molto aiutano quando si tratta di analizzare problemi di natura politica.

Ci può dire quali sono i prossimi impegni della Comunità e in Italia?


Il coordinamento italiano organizza a Firenze il 22 marzo una conferenza dal titolo "La gender road map a un anno dalla sua presentazione: sfide e prospettive", questo perché vogliamo monitorare ' l'applicazione della strategia di genere della Commissione europea 2006-20010', che è stata lanciata l'altro anno. Ci siamo messe in mente di monitorarla ogni anno; vogliamo seguire da vicino i progressi ed incidere laddove ci sono stati dei rallentamenti.Questa conferenza verrà poi ripetuta presso la facoltà di scienze politiche il giorno dopo a Siena.

C' è qualche cosa che non può dire in sede istituzionale ma su questo sito si? Ce la dica.

Intanto vorrei che le donne uscissero da determinati schemi ideologici e si unissero.
Perché se non ci si unisce poco si va avanti e la frammentazione non porta a strategie durature.
Poi vorrei che le nostre istituzioni pensassero meno ideologicamente e più pragmaticamente, e vedessero l'impatto di quello che loro fanno sui vari tipi di popolazione, perché è l'unica maniera per analizzare, valutare e promuove misure che portino ad un concreto risultato.

Marta Ajò, 2007

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