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Un progetto complessivo per le donne contro la violenza

La violenza contro le donne è la forma ultima e più vile della violenza che dilaga nella società. E' una spirale viziosa in cui alla violenza, talvolta esplicita, talvolta più sottile e nascosta delle istituzioni, corrisponde quella di strati emarginati che trovano in essa la sola risposta ad una situazione insopportabile. E in questa tragica dimensione riesce difficile distinguere le posizioni che, pur in forme certamente condannabili, trovano una loro legittimità nello stato di disgregazione del tessuto sociale ed altre che, innestandosi artificiosamente su reali esigenze, diventano elemento di provocazione ed arma della strategia della tensione.
Violenza alle donne, uso repressivo da parte del potere delle istituzioni sociali, manicomi, carceri, ecc. son due facce della stessa medaglia. Una violenza che si esercita sui più deboli e "diversi" perché è la condizione per poter esercitare quella violenza più generale che è rappresentata dall'organizzazione capitalista della società.
Difficile quindi il compito per le forze di sinistra. Da una parte occorre una politica di severa condanna ed emarginazione delle forze che non sono frutto della crisi, ma che anzi tendono ad alimentarla scuotendo al fiducia dei cittadini e mirando ad uno spostamento a destra dell'opinione pubblica e dell'assetto politico generale.
Dall'altra parte la capacità di offrire a masse sbandate e senza prospettive un terreno di confronto e di lotta ideale e concreta per affrontare la loro condizione, terreno che non può essere rappresentato altro che dall'impegno politico accanto alla classe operaia e tutte le forze progressiste del Paese. Non frattura quindi tra occupati e disoccupati, tra organizzati e disorganizzati ma unità delle forze impegnate per un progetto di rinnovamento della nostra società che tenga sì, conto delle contraddizioni che si possono verificare tra i giovani, le donne, gli strati più deboli e coloro che godono di un lavoro e un reddito sicuri, ma che superi chiusura corporative e sbandamenti estremisti.
E' un discorso che in questi giorni acquista una sua sinistra attualità.
L'orrendo episodio di cui è stata vittima Claudia Caputo non può essere ridotto a un mero fatto di cronaca da dare in pasto ad un pubblico avido di sensazioni. Esso non è che l'ultimo di una serie infinata di episodi che vedono le donne pagare sulla propria pelle questa violenza che minaccia di travolgerci tutti.
Già Pisolini ci ammoniva sui cambiamenti che la nostra società stava vivendo e che ai suoi occhi si presentavano con i connotati di un mutamento addirittura fisico e antropologico delle giovani generazioni; ma Pisolini era un artista e no spettava a lui il compito di convogliare gli strati sofferenti ed emarginati in un progetto complessivo di rinnovamento e crescita della nostra vita civile. Questo compito arduo e difficile, ma anche esaltante, spetta oggi alle forze di sinistra, e in primo luogo al nostro Partito.
La linea dell'alternativa non è solo una proposta di nuovi equilibri politici e di puro schieramento di partiti, ma un'indicazione di crescita e rinnovamento democratici, intorno alla quale chiamare a raccolta tutte le forze che vogliono riconoscersi nel terreno democratico per una trasformazione in senso socialista della nostra società rifiutando la chiusura a riccio e la violenza eversiva, portando avanti la nostra linea politica, consapevoli che essa non può costituire solo un pur indispensabile mutamento gli indirizzi politici ed economici del Paese, ma anche soprattutto, un atto di fiducia nelle prospettive della democrazia.

Avanti, 1977

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