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Un 8 marzo con più idee che mimose, di Paola Cacianti, Avanti! marzo 1983

Affrontato nel convegno di Ravenna uno del problemi più urgenti della nostra società: dove e come abitare.

"Più idee che mimose, una battuta di spirito della senatrice Margherita Boniver ha sinteticamente riassunto il significato concreto e anticelebrativo che le donne socialiste hanno voluto dare al loro 8 marrzo.

E di idee nelle relazioni lette in mattinata a palazzo Corradini da Vittoria Toschi, Mariella Zoppi, Caterina Nenni e Rosalba Napolitano ce n'erano davvero tannte. Le socialiste celebrano con qualche anticipo la loro giornata della donna con un convegno che affronta uno dei problemi più urgenti della società conntemporanea: il problema del dove e del come abitare. Proposte per una casa diversa, una città diversa, una società diversa che sollevi la donna dal peso dei serrvizi domestici e dal suo tradizioonale ruolo sociale di unica responsabile della sopravvivenza dei soggetti più deboli, come i vecchi, i malati, i bambini. Come l'anno scorso a Bari, dove 1'8 marzo delle socialiste fu caratterizzato da una riflessione colletttiva sulla riappropriazione della sessualità femminile e sul conntrollo della fertilità, anche oggi, a Ravenna, da un altro punto di vista si riflette sugli ostacoli materiali e culturali che impediscoono il pieno inserimento della donna nella società. Ed ecco alllora la scelta del problema "casa","un problema chiave - come ha motivato Elena Marinuccci - visto che in questo spazio fisico le donne consumano la loro esistenza sia che svolgano eesclusivamente lavoro domestico, sia che svolgano anche lavoro retribuito"

Prima di dare la parola alle architette, alle ingegnere socialiste,alle amministratrici, Elena ha indicato le tre tematiche sulle quali si articolerà la riflessione dei gruppi di lavoro che approfondiranno ulteriormente le proposte, le analisi, i dati contenuti nelle relazioni:

l) Accesso alla casa, un bisogno primario il cui mancato sodddisfacimento comporta una diminuzione della libertà.

2) Cambiare la casa, che, se costruita secondo certi canoni comporta un carico di lavoro eenorme per la grandissima parte ancora oggi sopportato dalle donne.

3) Costruire la città, per evitare che le abitazioni diventino gabbie più o meno confortevoli dentro le quali l'individuo, la coppia, la famiglia si isola dalla società circostante.

L'obiettivo del convegno è giustamente ambizioso. Traccciare come ha detto Lidia Greci, responsabile regionale per l'Emilia della sezione femminile, "di una urbanistica quale rifondazione di tutta la società".
E' un compito non facile, ma chi si propone di "governare il cambiamento,non può ignorare la specificità che la donna soggetto politico del cambiamento porta con sé. "Guardandoci intorno - ha detto ancora la Greci - scopriaamo che non si sono introdotti nella struttura economiconistica, elementi che ci portano a vivere quella dimensione che sorregge la teorizzazione della "nuova qualità della vita, e che la struttura della città è mantenuta perché si consumi la vita delle donne in casa, in aglomerati urbani che diventano semmpre più estranei, con immense allucinanti periferie abitate, durante il giorno, solo da donne e da anziani".

E allora quale casa per una nuova qualità della vita, in quale territorio e in quali termini ridisegnare una città delle donne? Oggi, ha detto Vittoria Toschi, nella sua ampia relazione introduttiva, le divisioni tradizionali non reggono più, le aree che appparivano forti rivelano nuove povertà, grandi pericoli sociali ambientali, i comportamenti sociali diventano sempre più immprevedibili, nascono mestieri nuovi, bisogni nuovi. Occorre perciò una attenta valutazione, zona per zona delle caratteristiche, delle potenzialità, dei rischi, delle risorse. A questa valutazioone le donne devono dare un atttento contributo sia perché si ritengono capaci di lavoro e di immprenditorialità sia per evitare che alla logica della responsabilizzazione si vadano sostituendo logiche involutive. Non dideistica speranza nell'intervento pubbblico, per esempio, ma guida e controllo dello stato e degli enti locali per una politica delle riisorse che sappia utilizzare senza distruggere, senza sprechi, i fattori di sviluppo necessari per combattere vecchie e nuove miserie. Il primo fondamentale problema è l'accesso alla casa. In Italia nell'ultimo decennio sono stati costruiti mediamente SOO mila appartamenti l'anno, ma non sono sufficienti a fronteggiare la richesta di nuove abitazioni, né gli strumenti pubblici e finanziari istituiti in questi annni sono stati in grado di funzionare.

La critica di Manuela Villacroce, ingegnere, ha toccato tutto: comuni, regioni, IACP, il mercato dei fitti. Del tutto assurrda e discriminatoria è per esempio la legge sull'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica che privilegia famiglie medie e grandi tradizionali, diimenticando i nuclei singoli, le madri con figli a carico, gli annziani soli o in coppia ugualmente bisognosi di una casa. Ne hanno parlato una giovane ingegnere Rosalba Napolitano e l'architettto Caterina Nenni.

Ammesso che la casa ci sia, è proprio quello che ci vuole per una donna moderna impegnata, che lavora?
"La tipologia dell'appartaamento più diffuso richiede una manutenzione di quasi otto ore al giorno - pulizie, preparazione dei pasti, riordino, ecc. e qualsiasi casa diventa un peso. L architetto Mariella Zoppi ha allora diSegDato il progetto della casa ideale di una donna che parte proprio dal rifiuto della tipologia tradizionale. La casa ideale della donna dovrà avere una complementarietà di servizi e di attrezzature fuori dell'appartamento in modo da consentire un privato familiare non di servizio per la donna. Si determinerà così una solidarietà di vicinato per la gestione dei servizi lavanderia, stireria, cucina, mensa e per l'impiego di ambienti collettivi come gioco, laboratorio, sale nunioni, ecc.

Dal saluto di Patrizia Baggione, padrona di casa, come responsabile femminile della federazione di Ravenna, dal tono delle relazioni,dal lavoro delle commissioni, all'impegno garantito da parlamentari socialisti presenti al convegno, come il compagno Covatta o il viceseegretario del partito Valdo Spini, la senatrice Margherita Boniver di appoggiare le proposte di legge che dovessero scaturire dal lavoro di questo qualificatissimo gruppo di professioniste che hanno dato vita al convegno.
I discorsi sono stati tutti caratterizzati da una grande chiarezza e competenza dalla "concreta utopia", si potrebbe dire, di un bel futuro, molto lontano ma non irraggiungibile anche con piccoli passi.

Commento di Marta Ajò

Paola Cacianti, giornalista dell' Avanti, ha sempre seguito in prima persona tutti gli avvenimenti e le manifestazioni delle donne socialiste.
In quest'articolo mette in rilievo la capacità propositiva che esse hanno sempre manifestato nella loro partecipazione e nell'attività politica.

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