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Annamaria Franzoni: colpevole incolpevole.

Di lei si sa tutto.
Non c'è stato anfratto più remoto della sua vita personale e drammaticamente pubblica che non sia stato rovistato, scandagliato, aborrito e denunciato.

Tutti i mass media hanno riempito, e campato per anni, speculando su questa terribile vicenda. Al limite di essere considerata un tormentone.
Una scommessa tra colpevolisti ed innocentisti.

Certo che a noi donne questa vicenda è pesata; e non perché la Franzoni sia una del nostro genere, (non abbiamo mai detto di sentirci in sintonia con quelle donne che non ci fanno onore...) ma perché quando muore un bambino, ci viene sempre fuori dalle"viscere" qualche cosa di ancestrale che quasi mai riusciamo a razionalizzare. Se poi la causa della morte del bambino è una donna o, ancor peggio, la madre, allora ci sentiamo devastate.

Perché vuoi che si sia madri o no, sappiamo e sentiamo che da noi si riproduce la specie e siamo indubbiamente portate a perpetuarla e non a distruggerla, a proteggerla e non ad abbandonarla, a crescerla e non ad eliminarla. Questa cosa non ce l'ha insegnata nessuno, ce l'abbiamo e basta.
Le madri assassine, pur essendo un numero considerevole nella storia antica e recente, sono state sempre indicate come le peggiori ree, da tutti ed ancor più dal genere femminile.

Però, proprio perché siamo donne, molte anche madri, dobbiamo parlare con sincerità.
Chi di noi non ha mai peccato lanci la prima pietra.
Un attimo, per favore, non saltiamo sulla sedia....
Io ricordo mia madre che quando si arrabbiava diceva: "io ti ho fatto ed io ti disfo..."oppure "io ti tolgo dalla faccia della terra" e a volte, quando stava in cucina, mi mostrava il coltello minacciosa... Eppure mia madre è stata un'ottima madre, premurosa, accudente ed adorava la sua prole.

Quante volte fra amiche abbiamo detto: "non ce la faccio più a stare dietro ai figli, sono troppo stanca, perdo sempre la pazienza"; oppure abbiamo pronunciato la frase "ti do uno schiaffo da appiccicarti al muro" oppure abbiamo scosso violentemente i nostri figli che ci esasperavano e ci stancavano tanto da portarci al limite della pazienza e del giusto, in una speciale solitudine, esclusivamente materna.

E' facile perdere la testa ed ancor più facile perderla con un bambino che urla e piange. Quante di noi non hanno detto ma anche pensato "quando fa così lo ammazzerei di botte"... Ecco allora questo è il punto da cui non si riesce a tornare indietro, perché spesso ci portiamo dentro e insieme il malessere e le insoddisfazioni per ciò che ci viene impedito o sottratto dal nostro essere madri, responsabili, accudenti fino allo spasimo.

Forse Annamaria Franzoni è colpevole, questo lo può stabilire solo chi di questo caso si occupa dall'inizio; certo che se è così non merita sconti di pena e solo la pietà della corte potrà considerare le attenuanti.

A me, che ho da sempre detestato quel suo pigolare sottovoce frasi di discolpa, quel non ricordare mai quel figlio morto, quell'usare gli occhi contemporaneamente per piangere e per impietosire, quel suo non essere mai umile davanti ad una cosa così atroce, ad avere l'egoismo di un'immediata maternità sostitutiva, a me persona qualunque, dicevo, Annamaria Franzoni pare certamente colpevole di un' orrenda incolpevolezza che non può comunque offrire sconti alla coscienza e all'efferatezza.

Dols, marzo 2007

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