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Daniela Colombo, Roma

Daniela Colombo, Presidente dell'AIDOS

A Daniela Colombo, Presidente dell'AIDOS, di cui ricorre il 25° anniversario di attività chiediamo di spiegare cosa c'è dietro questa sigla.

AIDOS non è solo l'acronimo di Associazione italiana donne per lo sviluppo. È una parola in greco antico che significa - nel contesto di una società fondata sulle differenze - rispetto, senso dell'onore, riguardo verso gli altri, indulgenza, autostima, dignità. Aidos è uno dei doni che Zeus, tramite Hermes, offre agli esseri umani per garantire la solidarietà sociale.
Questi sentimenti hanno ispirato il nostro lavoro che abbiamo cercato di svolgere sempre con serietà, determinazione e senso di responsabilità, riuscendo a superare, perché unite, le molte difficoltà che una Ong di cooperazione si trova spesso ad affrontare.
Nel fare un bilancio dei nostri primi 25 anni ci conforta sapere di aver contribuito a rafforzare il movimento internazionale delle donne e di aver stretto forti legami con moltissime organizzazioni del sud del mondo e dell'Est europeo, lavorando in rete per i diritti, la dignità e la libertà di scelta di ogni donna.

Come è nata l'AIDOS?

Alcune di noi erano tornate dalla Conferenza delle Nazioni Unite per le donne di Copenhagen l'anno prima piene di entusiasmo. In quella storica occasione, che faceva il punto sui primi 5 anni del Decennio delle Nazioni unite dedicato al miglioramento della condizione femminile, avevamo avuto la percezione netta della forza e ricchezza del movimento internazionale delle donne che cercava strade nuove per perseguire la pace tra i popoli, uno sviluppo più equo, l'uguaglianza non solo tra le classi, ma anche tra donne e uomini, e il riconoscimento della differenza di genere. Dall'Italia, volevamo continuare a lavorare in rete con altre donne di tutto il mondo. Nella primavera del 1981, in cui si tenne il referendum sull'aborto, il Parlamento approvava la prima legge sulla cooperazione allo sviluppo.
Così abbiamo creato l'AIDOS, senza soldi e neppure una vera sede, solo la voglia di lavorare insieme "per i diritti, la dignità e la libertà di scelta delle donne", con la consapevolezza che quanto era necessario per noi lo era altrettanto per le donne del sud del mondo. Eravamo un gruppetto di "reduci" da Copenhagen e alcune neolaureate, senza esperienza ma con tanto entusiasmo

Anche lei non si era mai occupata di cooperazione?

In effetti, solo io ero veramente specializzata in "donne e sviluppo" e avevo lavorato in precedenza per la FAO, organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite.

Immaginiamo che una struttura di questo tipo abbia dei costi ingenti e che i primi passi siano stati duri; oggi che siete diventate una delle maggiori Ong per le donne questi costi su chi ricadono? Da dove provengono?

Fin dall'inizio, i costi di struttura sono coperti dalle quote associative e dai contributi volontari, mentre i fondi ricevuti per progetti specifici vengono spesi interamente per realizzarli. Qualche entrata aggiuntiva ci viene dai contratti di consulenza, sia individuali che di gruppo, che otteniamo principalmente da agenzie delle Nazioni unite e dall'Unione Europea.

Voi vi occupate solo di progetti per le donne, perché?

Aidos ha sempre avuto un approccio femminista: per noi uguaglianza dei diritti delle donne e uomini non solo è indispensabile, ma è anche un obiettivo di per sé. Quindi, quando la comunità internazionale ha abbandonato l'approccio "donne e sviluppo" per passare a quello "genere e sviluppo", dopo una riflessione approfondita, abbiamo deciso di continuare a realizzare progetti specifici per le donne nelle aree in cui la loro condizione è particolarmente svantaggiata e di lavorare nel contempo per l'inclusione e la presa in considerazione sistematica della variabile di genere - vale a dire dei rapporti tra donne e uomini in una determinata società, e dei diversi ruoli, interessi e bisogni delle une e degli altri - nella programmazione di tutti gli interventi di sviluppo. Questa strategia avrebbe poi trovato espressione nelle due parole d'ordine emerse nel 1995 dalla Conferenza di Pechino: empowerment delle donne e gender: mainstreaming, cioè collocazione di un punto di vista di genere in tutte le politiche e gli interventi indispensabile allo sviluppo sociale ed economico, ma è anche un obiettivo di per sé.

Quali sono le linee guide dell'aidos?

Il lavoro dell'AIDOS si è avviato su cinque binari paralleli: la ricerca; la formazione; i progetti sul campo; l'informazione e l'advocacy.

Quale è stato il primo intervento sul campo di AIDOS?

Primi fondi per un intervento sul campo arrivano nel 1986 quando AIDOS avvia il progetto pilota per promuovere l'abbandono dell'infibulazione in Somalia, paese in cui la quasi totalità della popolazione femminile è soggetta alla più atroce e devastante tra le mutilazioni dei genitali femminili.

Come si realizzano progetti sul campo ?

All'origine dei progetti realizzati nel sud del mondo da AIDOS c'è sempre la relazione con una o più organizzazioni locali, di donne ma non solo. È sulla base della loro conoscenza del territorio e dell'analisi approfondita dei bisogni di donne e comunità che vengono elaborate insieme le proposte di intervento, decise le strategie e i servizi necessari, individuate le figure professionali e reperite infine le risorse economiche per avviare insieme il progetto. Tra gli elementi che hanno contribuito a rendere il ruolo di AIDOS particolarmente efficace c'è innanzitutto la scelta di elaborare strategie e realizzare progetti dimostrativi, che non solo danno la possibilità di andare al di là del miglioramento delle condizioni di questo o quel gruppo di donne, ma hanno anche il potenziale per innescare cambiamenti nelle politiche delle istituzioni locali e di sviluppo. In secondo luogo, i nostri progetti sono concepiti e realizzati come modelli che possono essere replicati in altre aree dello stesso paese e/o adattati a realtà di altri paesi, oppure su scala più ampia. I servizi devono essere quindi flessibili e in grado di cambiare se intervengono nuove informazioni o nuovi bisogni. Infine, lavorando fianco a fianco con le nostre partner e formandole anche nell'amministrazione, nella raccolta di dati, nella gestione delle risorse umane, nel reperimento delle risorse, contribuiamo all'empowerment di queste donne, che saranno poi in grado di andare avanti per proprio conto quando l'intervento di AIDOS sarà concluso.
Questo modello di progetto diventa anche uno strumento politico, la prova che determinati bisogni esistono realmente e che le donne sono perfettamente in grado di organizzarsi per migliorare la propria vita. basta dare loro i mezzi per farlo. Una volta resesi conto della propria forza, sono loro a fare pressione sui propri governi per ottenere leggi, politiche e strumenti che favoriscano il progresso delle donne. Siamo convinte dell'importanza di effettuare indagini iniziali e valutazioni di impatto formale, che misurino il grado di successo dei nostri progetti nel raggiungimento degli obiettivi, sulla base di indicatori concreti e facilmente identifica bili. Questi studi sono preziosi per verificare, e documentare, alcune delle ipotesi che sono alla base dei progetti rivolti alle donne, e soprattutto sono essenziali per la successiva replicabilità del progetto. I risultati di queste valutazioni costituiscono inoltre input vitali per il dibattito internazionale sull'importanza del mainstreaming della questione femminile e dell'inclusione di una prospettiva di genere in tutti i progetti e programmi. Sin all'inizio della sua attività, AIDOS ha deciso di lavoorare in quei settori in cui l'esperienza del movimento delle donne italiano era stata più feconda e in cui potevamo contare su un buon numero di persone di grande esperienza: i diritti e la salute sessuale e riproduttiva, l'empowerment economico, l'educazione delle bambine. Sono anche i settori che, messi insieme, possono produrre il maggior impatto positivo sulla vita delle donne. Diritti delle donne significa per AIDOS un impegno di fondo per la protezione e la promozione delle donne come valore dal punto di vista dell'equità e dell'empowerment. componente necessaria e integrante del processo di sviluppo. Abbiamo accompagnato, soprattutto in paesi arabi, in Russia e in Tanzania, le organizzazioni locali delle donne nella creazione di centri di informazione e documentazione su scala sia nazionale che regionale, collegati tra di loro e in grado di servire da trampolino per altre organizzazioni di donne. Abbiamo anche finanziato le loro pubblicazioni e attività di comunicazione. In quasi tutti i progetti è prevista la realizzazione di un "centro di documentazione", in modo che le nostre partner possano costruirsi e avere sempre sottomano una loro raccolta di informazioni sulla condizione delle donne e possano imparare come utilizzare queste informazioni per le proprie attività di informazione e di advocacy.

Come intervenite nel campo della Formazione?

La consapevolezza di sé, dei propri diritti, delle proprie capacità e risorse, è il primo passo affinché le donne possano diventare attori dinamici dello sviluppo, modificando progressivamente i rapporti di forza che regolano le relazioni tra i sessi e onquistando maggiore spazio, riconoscimento e autonomia. Allo stesso modo, la consapevolezza della disparità di potere tra uomini e donne, dei ruoli di genere, degli stereotipi culturali e socioeconomici e della conseguente disuguaglianza nei diritti, nell'accesso alle risorse e nei processi decisionali, è un requisito prioritario per gli operatori della cooperazione allo sviluppo, affinché gli interventi realizzati si traducano davvero in benefici per donne, uomini, famiglie e comunità. Questo vale sia per il personale della cooperazione pubblica italiana, che per gli operatori delle organizzazioni non governative (ong) che per i nostri partner nel mondo.

Attraverso il lavoro di AIDOS si sono sicuramente formate molte donne; ce n'è qualcuna in particolare che possiamo menzionare?

Alcune delle donne che AIDOS ha "empowered" durante il suo lavoro sul terreno sono state:
Habiba Sarabi, che è stata la nostra capo progetto in Pakistan per il diritto allo studio delle bambine dei campi profughi afgani in Pakistan e che è poi diventata Ministra della condizione femminile e ora è Governatore dello Stato di Bamyan in Afganistan.
Un'altra è Asha Rose Migiro Ministro dello sviluppo comunitario, genere e bambini, nel periodo, 2001-2005, in cui AIDOS ha dato sostegno istituzionale al Ministero, dandole tra l'altro moltissima visibilità e che dopo essere diventata Ministro degli Affari Esteri della Tanzania è oggi Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Questo sito ha sostenuto e sostiene, per quanto possibile il lavoro e le iniziative in favore delle donne. Sosteniamo in particolare la campagna "Adotta una madre", di cui questo sito da adesione da quando si è sviluppata. In questo momento ci pare utile e necessario anche informare le lettrici che possono donare il proprio 5 per mille della dichiarazione dei redditi a questa "Associazione italiana donne per lo sviluppo" (Aidos).
Possiamo sintetizzare in tre punti perché può essere giusto compiere questa scelta?

...perché AIDOS è l'unica organizzazione italiana di donne che da più di 25 anni lavora per i diritti, la dignità e la libertà di scelta delle donne del Sud del mondo

...perché i consultori, i centri per l'imprenditoria femminile e gli altri progetti realizzati da AIDOS dal 1981 a oggi continuano a operare

...perché con il 5 per mille si può salvare la vita di migliaia di donne garantendo loro l'assistenza sanitaria prima, durante e dopo il parto, prevenendo la violenza di genere e sostenendo il loro empowerment .

Marta Ajò, 2007


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