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E per la festa della mammma...auguri via SMS

Mi è arrivato un sms da mia figlia "ma' auguri tvb".
Mi accingo a risponderle...

"Vorrei parlarti con il mio linguaggio, quello che conosco meglio e che mi definisce per la persona che sono.
Altri linguaggi mi sono incomprensibili; non ho grandi difficoltà ad impararli ma non li sento miei.
Allora cerco di parlare come sento e come mi viene meglio; non è dato, per l'appunto, essere compresi e non è dato che altri imparino il mio linguaggio ma è comunque un tentativo di comunicare e, se hanno comunicato i nostri antenati, per ritrovarsi infine, perché non dovremmo riuscire noi, persone evolute di questi tempi?
Si comunica per necessità fra estranei, tra noi vorrei comunicare con un linguaggio molto antico ed unico, quello dell'affetto.

Antico: come il modo di sentire che porti dentro di te una vita nuova, alla quale stai già promettendo, con il linguaggio dell'anima, tutto il tuo amore che sarà fatto di cose semplici, accudimento e solidarietà.

Così, anche io, con il mio linguaggio, pensavo che ti avrei insegnato a parlare, a comprendere i valori del bene e della giustizia, a sorridere, ad amare la vita, ad avere pazienza delle contrarietà, ed anche ad abbracciarti per i tuoi crucci, per solidarizzare alla prima possibile delusione sentimentale, ad essere forte nella vita ma soprattutto a darti la possibilità di essere felice e di realizzare i tuoi desideri; pronta anche ad affrontare le nostre eventuali incomprensioni.
Tutte queste cose nel tempo e nella vicinanza si traducono in linguaggio.
Come vedi un linguaggio antico e primitivo, comune a quasi tutte le madri dai tempi della storia; questo dato è certo e tramandato anche dalla natura animale.

Però i figli sono, appunto, tali e non è detto che il linguaggio materno sia loro comprensibile, anzi, a volte, sembra distante e intollerabile.
Questo può portare all'incomprensione o, nel peggiore dei casi, al silenzio; un silenzio innaturale e doloroso per chiunque, per chi lo riceve e per chi lo applica; di quanti silenzi con mia madre ora mi struggo.
Ci sono comunque tanti modi per riuscire a comunicare; si possono trovare modi nuovi, diversi e comprensibili, basta desiderarlo.
Però penso che se siamo stati dotati della parola, prima di ogni altro strumento, va usata, senza demandare i nostri pensieri alle segreterie telefoniche o agli sms, che, parlando di affetti, sanno di estraneità.

Nel linguaggio antico di una madre, come di qualsiasi genitore 'portatore sano di affetto' c'è il desiderio di sapere se un figlio sta bene; perché saperlo rassicura dal pensiero che così potrebbe non essere.
Immagino le tante cose che vorresti dirmi a tal proposito...ma il tuo è un linguaggio diverso da quello di una madre, più banale forse ma più semplice e realistico: se mia figlia sta male io non lo so e non posso aiutarla; ogni madre pensa questo ed un giovane non pensa mai che può avere bisogno di aiuto.

Nel linguaggio antico di una madre, c'è il desiderio di sapere se un figlio sta realizzando la vita secondo i propri desideri e le proprie speranze; nel linguaggio antico di una madre c'è il desiderio di condividere, di gioire insieme.

Ancora, se tutte queste cose fossero per un figlio parole di un linguaggio incomprensibile, il linguaggio non è fatto solo di parole ma anche di sentimenti e chi meglio di questi possono aiutare a mediare l'incomprensione di linguaggio? Perché il linguaggio dell'affetto, dell'amicizia, della solidarietà è universale e questo è in noi e non lo abbiamo imparato da nessuno.

Se parlassi con le parole che, forse, potrebbero essere capite meglio da te ma che non sono quelle che io voglio dire, avrei sicuramente maggiore successo, lo so. Però non è la ricerca del consenso quella che voglio ottenere, quindi non mi cimento e non gioco con le parole e, come un toro, gioco a testa scoperta.
Mancano tante cose a quelle che vorrei, dovrei dirti; anche le cose pratiche e non ultime per importanza: se ti lascio un messaggio in tal senso ci sarà pure un motivo (non pensare ad una scusa per farti telefonare... stai girando con l'assicurazione della macchina scaduta...).

Dunque non possiamo parlare?
Questo tuo linguaggio simbolico di normalità silenziosa può essere interrotto come una pausa comunque produttiva, per ricominciare a parlare e ad abbracciarci, semplicemente..."

... le risponderò nel suo linguaggio "grazie, anche io tvb".

Dioed, maggio 2007

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