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Anoressici in affissione

Ne' con La Moratti né con la Turco

La pubblicità cerca sempre nuovi stimoli visivi e non ci meraviglia quello che sta avvenendo in questo settore.

Dalla campagna di Dolce e Gabbana (che, ricordo, nascondeva un messaggio indiretto di violenza contro le donne) a quella che appare oggi con la foto impietosa di una donna anoressica, non si può dire che abbia fallito questo risultato.

In entrambi i casi prevale una cultura di "disprezzo" di genere.

Domando: abbiamo mai visto reclamizzare qualcosa attraverso la foto di un malato terminale?

I moralismi non mi piacciono ma non mi piace neanche lo sfruttamento dei deboli, in qualsiasi modo esso avvenga, dai bambini alle anoressiche.

Per l'appunto: non si può non immaginare, sapere, conoscere il calvario di una persona anoressica, che non ha proprio niente di bello, di positivo, da inviare agli occhi e alla mente degli altri se non la disperazione di un corpo devastato e di una mente disperata.

Non vi ricorda i bambini affamati dell'Africa? Di diverso ci sono le circostanze.

Archiviare questa immagine, è come negare il problema; diffonderla è come accettarlo.

Io penso che sia il sindaco di Milano, Moratti(che ha vietato il manifesto) che il ministro della sanità Livia Turco (che l'accetta), avrebbero fatto un migliore uso del loro ruolo e del loro potere se, magari insieme per una volta, giusta, avessero riflettuto meglio sulla questione, proponendo di utilizzare ogni struttura, ogni professione idonea, ogni strumento di informazione (diverso e garantito) per affrontare questo problema.

Cominciando a dire e negare che la fonte di questa malattia (non capriccio, non volontà) non sta solo nei modelli estetici che la società (e l' interesse di certi settori economici) propone.

Perché questa affermazione sarebbe ancora una volta la negazione delle questioni che sono a monte di questa malattia (che tale va considerata) che riguardano la sfera degli affetti, dei rapporti familiari, delle relazioni interpersonali ed infine, non per ultimo per scala di importanza, sicuramente, il modello femminile che viene esaltato.

Ed a proposito di quest'ultimo, vorrei aggiungere: non è che la donna, la ragazza, che vuole a tutti i costi somigliare a questi modelli e stereotipi sia una capricciosa che insegue bellezza o successo; è troppo comodo scaricare sulle scelte individuali di chi non può o non sa scegliere, responsabilità più ampie.

E' inutile che gli stilisti dicano che non vogliono modelle troppo magre, quando la loro moda non è fatta per essere indossata, per essere calzata, per essere comprata: donna libellula, donna farfalla, donna sofisticata ecc. Non sono le donne che hanno definito questi canoni di eleganza irraggiungibile.

E' inutile che i mass media si lavino "l'anima", ogni volta che denunciano casi o morti per anoressia, quando poi esaltano le varie veline, vallette, attricette, grandi sorelle ecc., che rispondono (o cercano di rispondere) tutte a questi canoni.

Insomma, alla fine, un dramma della vita di molte/i resta privato tranne che per la pubblicità.

C'è qualcuna/o che si senta di affrontare questo tema con serietà?

Dols, ottobre 2007

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