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Aung Suun Kyi

Aung Suun Kyi,birmana, leader dell'opposione democratica, agli arresti domiciliari da 13 anni.
Da quando, ha vinto democraticamentele elezioni nel suo Paese ed i militari le hanno impedito di governare arrestandola ed uccidendo molti altri suoi collaboratori.
Nel frattempo ha perso il marito, che è morto di cancro, lontano, senza poterlo vedere; non è potuta uscire mai dal paese per il rischio ricorrente di non poter rientrare e quindi perdere anche il figlio ed i legami familiari rimasti.

Di lei si è detto tutto e niente.

Certo che se ne è parlato: quando ha conquistato il premio Nobel per la Pace; certo che si, quando ha pianto in silenzio davanti al corteo di preti buddisti che manifestavano; quando i militari sono stati costretti a chiederle un colloqio mediatore; o quando è arrivato il rappresentante Onu che si è voluto intrattenere con lei.
Non se ne è parlato abbastanza, invece, per tutto il periodo del'oblio cui è stata costretta e poche sono state le voci che si sono levate a chiedere la sua scarcerazione, il suo diritto ad esprimersi, il diritto universale di combattere per la propria ed altrui libertà.
Ora le sue foto hanno riempito le prime pagine dei giornali: l'anno decritta come una donna minuta, fragile e silenziosa.
Naturalmente!

Quello che colpisce l'immaginario di noi occidentali è sempre piu l'aspetto esteriore che la sostanza dell'individuo (donna).
O forse fa paura dire che al di la dell'aspetto, Aung è stata ed è una donna forte, determinata e coraggiosa.
Che le donne non sono le damine dell'800, le scarmigliate degli anni 70,le vittime della violenza maschile o solo le nostre vituperate veline.

Aung è il simbolo della coerenza e della fermezza, della capacità di azione, il coraggio dell'espressione e la forza degli ideali; tutte cose che gli uomini non possono accettare in quest'immagine di fragilità apparente, e che hanno troppo spesso dimenticato nel corso del tempo.

Questa donna non ha avuto bisogno di quote rosa per esistere, né esiste solo perché incatenata alla quota nera riservata da certi regimi ai dissidenti.
Il protagonismo di questa donna non è passato da nient'altro che da lei e dalle sue azioni, dove il genere non c'entra.

Dols, ottobre 2007

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