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La cooperazione al femminile

Il contributo che le donne hanno sempre dato in tutti i paesi allo sviluppo economico ha sempre avuto difficoltà ad essere valutato nelle sue reali dimensioni e portata storica. Certamente sono stati compiuti notevoli passi avanti e in molti paesi si è riconosciuta l'importanza del ruolo economico, politico e sociale femminile. Si è dovuti comunque passare attraverso alcune tappe precise perché queste tematiche fossero affrontate anche nei paesi del Terzo mondo.

Fu a partire dalla proclamazione, da parte delle Nazioni Unite, del 1975 quale anno internazionale della donna e dalle tre conferenze mondiali che furono organizzate durante il Decennio dell'ONU per la donna, che si determinò anche nei paesi in via di sviluppo un'attenzione particolare alla questione femminile e alla opportunità di avviare azioni concrete per migliorare la condizione della donna.

Le carestie che sconvolsero l'Africa nei primi anni '80 e la necessità di dare il via ad interventi di emergenza nei confronti di quei paesi, trovarono eco anche in Italia. Nel 1985 infatti fu approvata la legge n. 75 che, pur risentendo di una impostazione di "emergenza" conteneva comunque elementi di innovazione tra cui quello di cogliere l'importanza della partecipazione femminile ai progetti e programmi di sviluppo. La legge istituiva un nuovo organismo di cooperazione, il Fai (Fondo Aiuti Italiani), nel cui ambito sono state realizzate le prime esperienze di cooperazione italiana per le donne. L'aumento notevole dei finanziamenti per la cooperazione e la scadenza dell'attività del Fai, rendevano però indispensabile un più organico quadro normativo e venne quindi approvata una nuova legge, la n. 49 del febbraio '87, che regola oggi la cooperazione italiana.

Rispetto alle leggi precedenti, per quanto riguarda la donna, il cambiamento è profondo. La legge 49 pone infatti la promozione del ruolo della donna tra le finalità primarie della politica di cooperazione, stabilendo che gli interventi italiani di cooperazione debbono essere finalizzati anche a migliorare la condizione femminile e dell'infanzia e a sostenere la promozione della donna, e istituisce un apposito ufficio presso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs) del Ministero degli Affari Esteri.

Nel febbraio del 1988, il Comitato Direzionale approvò un documento in cui si indicano alcune linee di azione per la promozione del ruolo della donna nel Pvs. Partendo dalle conclusioni della Conferenza di Nairobi, in cui era stata sancita la piena partecipazione delle donne ai processi di sviluppo sociale ed economico dei singoli paesi, e dalla valutazione che nella legge 49 erano state recepite "le nuove tendenze in materia di integrazione delle donne nel processo di sviluppo", il documento sottolinea come "la specifica definizione di questi obiettivi rappresenta un momento di rilevante contenuto politico della nuova legge di cooperazione, riconoscendo così in maniera esplicita che quello della promozione della condizione femminile non è un obiettivo secondario o aggiuntivo dell'azione di progresso sociale, bensì un elemento decisivo di ogni corretta politica di cooperazione allo sviluppo".
Indica inoltre come "in un'ottica parallela di medio periodo si dovrà inoltre mettere in atto una strategia che perseguirà obiettivi primari come il miglioramento della condizione di vita e di lavoro delle donne, la promozione del loro status sociale ed il sostegno delle organizzazioni femminili locali ...". Obiettivo prioritario è dunque quello di garantire che le esigenze della componente femminile e della popolazione vengano debitamente tenute presenti nella politica e nelle azioni italiane di cooperazione a favore dei Pvs ...".

Per tutte queste ragioni il Ministro degli Affari Esteri, Onorevole Gianni De Michelis, nel ristrutturare la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, ha creato un nuovo ufficio, il XII, per promuovere lo sviluppo socio-culturale e il ruolo delle donne nei Pvs e migliorare la condizione femminile e dell'infanzia. Questo ufficio, oltre a partecipare alle attività della comunità internazionale (Nazioni Unite e Cee), assicurando il coordinamento con gli organismi responsabili della cooperazione allo sviluppo dei paesi dell'Ocse e dando sostegno alle organizzazioni delle donne dei Pvs, sarà responsabile della elaborazione di studi e reciproche ed in particolare modo di assicurare una effettiva integrazione delle donne nei programmi di sviluppo finanziati dalla cooperazione italiana, attraverso un intervento diretto nella elaborazione di nuovi progetti, l'introduzione di correttivi nei progetti in corso ed infine la elaborazione di programmi specifici a favore delle donne. Dovrà inoltre promuovere ed organizzare seminari di studio ed incontri a vari livelli di funzionari esperti della cooperazione ed assicurare la presenza italiana a Conferenze e Seminari internazionali e nazionali sul tema.

l'Avanti, giugno 1990



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