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Benazir Bhutto: la fiammata più alta

Il destino di Benazir Bhutto sembrava già scritto; lo ha affrontato, da sempre, a testa alta e con la consapevolezza e il coraggio che è proprio di chi nasce e vive in paesi dove la vita è qualcosa che si guadagna giorno dopo giorno.

La famiglia dei Bhutto, come i Nehru-Ghandi in India, come i Kennedy negli Stati Uniti, sono state una delle grandi dinastie politiche del mondo.
Il padre Zulfiqar Ali Bhutto fu il primo civile eletto a dirigere un governo del Pakistan. Proprietari terrieri, ricchissimi in un Paese dove ancora oggi il 73 per cento dei 160 milioni di cittadini vive con meno di due dollari al giorno, i Bhutto hanno una storia tragica, di molte morti precoci.
Zulfiqar fu impiccato nel 1979, due anni dopo essere stato imprigionato in un colpo di Stato del suo generale Zia ul Haq. Benazir aveva 26 anni, era anche lei in prigione e vi rimase per cinque anni, per lo più in isolamento. Vide il padre per l'ultima volta, per mezz'ora, il giorno prima dell'esecuzione non annunciata, senza neanche poterlo abbracciare.
I fratelli Murtaza e Shanawaz, anch'essi impegnati nel Partito popolare pachistano,furono uccisi in circostanze misteriose.

Nel 1988, a 35 anni, eletta alle consultazioni popolari, la Bhutto divenne la prima donna premier del mondo musulmano a dirigere un governo.

Il 27 dicembre 2007, alla vigilia delle nuove elezioni previste per il gennaio 2008, è stata uccisa.

Benazir Bhutto, che era diventata il simbolo della democrazia, della modernità, della rivendicazione femminile, è morta in un attentato poco più di due mesi dopo il ritorno in patria, dopo otto anni di esilio volontario, segnata da una lunga battaglia contro accuse di una presunta corruzione e dal dubbio di compromessi poco onorevoli con il regime precedente.

Ma la sua vittoria avrebbe innanzi tutto rappresentato la vittoria dell'opposizione all'attuale governo e fin dal suo ritorno in Pakistan, Benazir Bhutto aveva denunciato il pericolo di attentati contro la sua persona e confermato la sua volontà di non abbandonare la propria battaglia per un ritorno del paese verso la democrazia ed un governo di diritto e di riconciliazione..


Chiunque sia stato il manovratore dell'attentato (si stanno vagliando più ipotesi e rivendicazioni) il Pakistan si sta avviando verso un periodo di "ferro e fuoco" e Benazir Bhutto, suo malgrado o per scelta, diventerà una fiammata più alta delle altre per questo popolo senza pace.

Dols, dicembre 2007




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