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Sonni e sogni agitati

Il 2007 sta terminando il suo ciclo ed il 2008 non promette di essere migliore; ecco perché gli italiani sono "nervosi e scontenti" ed i loro sonni sono agitati e spesso sommersi da immagini inquietanti.

Cosa sognano? Che i sacrifici a loro richiesti da tanto, troppo tempo, dai vari governi, siano privi di una logica e di un significato che li renda comprensibili ed accettabili; che in cambio di essi, forse, chissà, un giorno...si possa infine usufruire di maggiori incentivi e servizi.

Insomma, come scrisse Luigi Einaudi nel 1945, "Gli uomini vogliono istintivamente rendersi ragione del perché pagano; e se quella ragione non è spiegata chiaramente gridano all'ingiustizia" e, inconsciamente, questa domanda li insegue anche nel sonno.

Eppure, venti anni fa, eravamo considerati fra i paesi europei più in crescita e meritevole di attenzione nel quadro internazionale, mentre oggi siamo fra i più poveri, tallonati solo dal Portogallo e dalla Grecia.

Cosa è successo dunque o cosa non è successo al nostro Paese?

Di chi sono le responsabilità economiche e politiche?

Come mai da promettente potenza mondiale siamo diventati marginale anche in Europa?

Di governi ne abbiamo cambiati, di promesse ne sono state fatte...i cittadini si sono adeguati ed hanno risposto alle richieste di sacrifici, si sono "dati da fare"!

Il leader del passato governo, Berlusconi, ha dichiarato in più occasioni di "...essere orgoglioso della stabilità assicurata all'Italia. Dei progressi nel campo dell'occupazione e del mercato del lavoro...fiero della severità con cui abbiamo tenuto in ordine i conti pubblici...".

Ed è qui che il sogno comincia a farsi ancora più confuso...

Perché anche il leader del nuovo Partito Democratico, Veltroni, ha presentato un programma di riforme possibili, dove sono contenuti una serie di temi per noi importanti come la sanità, l'istruzione, i sostegni fiscali alle famiglie, la lotta al precariato, una maggiore tutela per i giovani, incentivi per la casa, una soluzione alla questione salariale, maggiore lotta alle povertà vecchie e nuove, opportunità per le imprese, una crescita e più equa distribuzione della ricchezza.

Ed è proprio a questo punto che il sogno si fa, da confuso, terribilmente agitato.

Perché nelle nostre menti vecchie e nuove questioni si intrecciano e si sovrappongono; i protagonisti svaniscono in immagini sbiadite e prive di contorni.

Ci svegliamo con la sensazione che restiamo noi, soli, a chiederci se ciò che abbiamo sognato aveva un senso e, ancora una volta, se ciò che paghiamo dalle nostre tasche sia veramente il giusto.

Le Cadute.it, gennaio 2008

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