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Il non sapere della classe politica

Per la verità, oggi, non sappiamo più se il nostro Paese abbia o no una classe politica e non piuttosto una "casta"come hanno cercato di dimostrare nel loro libro ("La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili") i giornalisti Stella e Rizzo.
Purtroppo i fatti, non ultimi quelli di questi giorni, ci portano a pensare che ciò che hanno scritto i due autori sia condivisibile.

Ma c'è un altro aspetto inquietante che determina la scarsa fiducia nei politici che ci dovrebbero rappresentare; essi non hanno la benché minima modestia né l' umiltà dell'apprendimento e dello studio.
Non in senso letterale, anche se è apparsa evidente l'ignoranza scolastica e storica di molti di essi, che più volte è stata dimostrata ironicamente in alcune trasmissioni televisive... (certo che non ricordare le date della scoperta dell'America o della rivoluzione francese, per non parlare delle nostre guerre...non è grave: è gravissimo!).

Quando noi, che siamo il popolo, i cittadini, ovvero gli elettori, quelli che possono gettare le basi per un'eventuale loro salita alla gestione pubblica e al loro "potere" decisionale ecc. andremo a votare, faremo tesoro di ciò che questi uomini hanno saputo non fare o mantenere in base alle loro promesse ed ai loro programmi.
E da questo non sfugge nessuna rappresentanza politica, ovunque essa sia collocata.

Perché le richieste che vengono poste non sono sciocchezze: la crescita sana dell'economia, lo sviluppo imprenditoriale, la sicurezza dei cittadini, la parità dei diritti, l'aumento dei salari ed un'equa politica fiscale, la pulizia delle città, la lotta all'inquinamento, una scuola rinnovata, una sanità efficiente...insomma i diritti dei cittadini di una società che si considera moderna e non vuole restare ai margini dello sviluppo europeo.

Allo stato delle cose, non sembra che i nostri politici si siano cimentati, nel corso di decenni, all'apprendimento profondo di questi problemi e nello studio praticabile delle soluzioni, con il rispetto che si deve a chi li pone.
Perché non si possono fare leggi e politiche senza una riflessione che si basi sul possibile e su ciò che è realizzabile; altrimenti sono solo stoltezze e sprechi che ricadranno su chi le propone e purtroppo su tutti lasciando il Paese in uno stallo politico.

La "cosa" politica deve essere rappresentata da una classe di uomini capaci e soprattutto competenti, che riflettano bene su ciò che propongono e che fanno, perché loro, infine o per fortuna, passano ma i guai che possono determinare nel Paese restano e nel nostro Paese ce li portiamo dietro da troppo tempo.

La politica è una cosa seria, i politici spesso no; quando non usino la conoscenza e lo studio approfondito per favorire uno sviluppo sociale basato non su giochini, inciuci o spartizioni di parte, di potere o, peggio, interessi personali e di collegio.

Le cadute.it, gennaio 2008

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