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Una cattiva morale per una cattiva vita

Una telefonata, una denuncia, un blitz della polizia in una clinica dove una donna aveva abortito un feto destinato a diventare un bambino, poi un adulto, malato, infelice.

C'è chi vorrebbe che, in analoghe circostanze, la donna decidesse di far crescere il proprio concepito comunque: cosa importa a questi individui se poi la sofferenza di quel singolo "che è ancora feto", ricadrà sulla famiglia, sulla società e sul suo corpo martoriato e l'anima ferita.
Ma si sa, è più facile fare la morale quando le cose non ti riguardano da vicino.

E' facile ergersi a detentori di regole morali, come fa la Chiesa, dal momento che poi si disinteressa dei corpi viventi occupandosi solo delle anime, tranne di quelle ferite, ovviamente; perché quelle avranno bisogno di chi le sostiene anche e soprattutto, fisicamente, della famiglia e di strutture sanitarie.

E' facile fare morale elettorale, da parte dei politici, per un pugno di voti; per loro è molto più difficile fare o sostenere buone leggi, ed ancor più farle rispettare.

E' difficile per una donna avviarsi ad una maternità serena e partorire nella coscienza di far nascere un infelice che non avrà prospettive di vita ma piuttosto di infelicità quando non di morte prematura.

Di questa becera e sporca morale nessuno si vergogna, tranne le donne. Che se dovessero mettere in pericolo una legge come la 194, sicuramente sapranno difenderla e far valere il diritto alla procreazione consapevole e alla vita, intesa come felicità e non come ineluttabile tortura.

Le cadute.it

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