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Non è detta l'ultima parola!

Quando si avverte il bisogno di una tutela, di rispetto di formule garantistiche, vuol dire che, in loro assenza, si teme una grave prevaricazione.

Ora, che le donne siano state sempre sottorappresentate nei luoghi decisionali, scarsamente o malamente considerate negli altri settori della vita civile, della cultura e via dicendo, non ci sono dubbi; prova ne siano le tante battaglie che le donne hanno condotto nel nostro Paese per affermare il loro diritto ad esistere.

Passata la "bagarre" femminista, è parso che le parti in questione si riposizionassero in un sistema più dialettico fra generi ed, aiutate anche dalle prese di posizioni internazionali ed europee, molte cose sono state fatte ed affrontate in questa direzione; anche le quote sono state infine accettate.

Quello però che c'è da osservare è che, se il governo ha avuto la necessità di adeguarsi alle direttive ed all'immagine richiesta per salvaguardare un ruolo internazionale, al proprio interno ha tenuto un comportamento assai meno idoneo ad effettuare le necessarie riforme e ad obbligare al rispetto delle leggi approvate; in alcuni casi, anzi, c'è stato e c'è il tentativo di fare dei passi indietro (vedi il caso della legge 194 in materia di aborto).

Dunque un governo da cui si è imparato a diffidare nelle questioni che riguardano le donne.

Sulla scia di altri paesi e nel tentativo di dare un senso di rinnovamento e modernità, a queste ultime elezioni tutte le forze politiche hanno tenuto conto della rappresentanza femminile nelle politiche di programma.

Viene il dubbio che tanta attenzione a questa fascia di elettorato fosse dettata più da opportunismo (dal momento che le grandi questioni economiche vanno ad intaccare le famiglie, i rediti ed i servizi di cui le donne sono le principali fruitrici) che da convinzioni politiche e culturali.

Comunque, quando la necessità di ottenere risultati passano per strade trasversali, è necessario comunque accettarle e le promesse fatte del raggiungimento del 30% della rappresentanza femminile nei posti elettivi, è sembrata comunque una cosa migliore del niente.

Quello che veramente non poteva dare il massimo dei risultati è da addebitarsi a questa legge elettorale che non consente di indicare le preferenze, impedendo così alle donne di esprimere direttamente il loro favore o meno alle candidate presentate.

Ma si dice che a "caval donato non si guarda in bocca".

Alla fine dei conti, con l'attuale presenza femminile, l'Italia passerebbe dal 67° al 50° posto nella classifica mondiale per presenza di donne in Parlamento con un risultato complessivo che non è dei più entusiasmanti rispetto alle elezioni precedenti ma che porta ad un modesto incremento di circa 3 punti percentuali.

La maggiore forza politica che ha vinto le elezioni non ha rispettato interamente le promesse e le donne espresse rappresentano solo circa il 20% contro il circa 30% dell'opposizione e questo è un dato.

Ma non è detta l'ultima parola! Poche o molte, giovani o meno, conosciute o meno, le elette faranno sicuramente di tutto per farsi apprezzare ed insieme alle altre, che hanno già dimostrato di essere diligenti e preparate potranno condizionare in parte gli atteggiamenti di chiusura spesso espressi.

Inutile appellarci alla forza della storia, alla concretezza "rosa" di Zapatero, all'intelligenza, alle capacità, ai meriti, alla forza delle culture femminili quando le donne sono il punto forte di battute goliardiche od offensive da parte di chi dovrà dirigere il paese; dietro di esse c'è una grave dimostrazione di insipienza culturale con radici così profonde che farebbero gola a Freud, ma, a volte, il desiderio di passare alla storia può fare miracoli.

Dols, aprile 2008

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