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Colpa no, responsabilità si

Entrando nel dibattito tra informazione e gossip, che anima i giornali in questo scorcio estivo, sul Riformista, Lucetta Scarafia, ha scritto circa le "colpe" che le donne avrebbero avuto ed hanno nell'accettare "regole" dettate, si fa per dire, dalla società degli uomini.

Però un dibattito serio sulle donne, la loro appartenenza, le loro richieste e/o conquiste, da molto, troppo tempo non fa più parte dell'interesse generale, tanto più sui giornali.

O meglio, esse figurano sempre come prima attrattiva della stampa per gli scandali, per i loro vissuti, per la loro avvenenza ecc.il resto, quando c'è, si da per scontato.

Quale resto? La fatica del quotidiano, la coniugazione delle responsabilità familiari, domestiche e lavorative, la loro cultura integrata e diversa, insomma le tante qualità che fanno del genere femminile ancora un tema di interesse e di scoperta, se solo si volesse.

C'è poi quest'arma nuova, moderna ed infernale delle intercettazione che tanto preoccupano alcuni "uomini"e che mette in evidenza e schianta il genere femminile.

Ci siamo lasciate dietro "vallettopoli" come se niente fosse.

Oggi ci troviamo ad affrontare di nuovo il tema con protagonisti sempre uguali. Cambia solo la richiesta dello scambio. Prima era una porticina da velina, poco più poco meno, oggi di ministeri, sottosegretariati e chissà quant'altro.

Lo strumento, forse, lo abbiamo suggerito noi donne, con le quote rosa.

In fondo se proprio si deve mettere una quota inutile cercare il merito; si tratta di riempire delle caselle e far tornare i conti, almeno secondo la logica maschile. In questo contesto niente di più facile che rispondere a richieste (quando non ricatti o minacce) per accontentare le "amiche".

In tutto questo cosa centra il femminismo e la storia delle donne? Che poi ormai sembra dimenticata? Cosa importa avere degli strumenti istituzionali per adeguare una loro reale rappresentanza e valorizzarne la differenza nella parità di diritti e di immagine; a cosa servono le direttive europee o le istituzioni internazionale che lavorano per migliorare/adeguare la loro partecipazione politica e sociale su questo pianeta.

Il nostro paese purtroppo sta cancellando il bagaglio storico delle donne italiane, ridotte a donne violentate, abusate, schiavizzate, prostituite da un lato e da vipparole, veline(ormai è d'uso questo vocabolo per ridicolizzare e screditare l'immagine femminile), opportuniste, raccomandate.

La Bonino avrà anche esagerato con la storia del fidanzato (visto che non era vera) ma perché tutti si sono interessati a lei con garbo diverso che per le ottime ed altre cose da lei fatte?

Poi, per fortuna, ci sono migliaia di donne in gamba, inserite nella ricerca, nella cultura, nell'istruzione, nella medicina, nell'economia ecc...che non appaiono ma che fanno il loro lavoro silenziosamente, responsabilmente.

Ecco, questo è il nocciolo. La responsabilità delle donne non può essere uniformata perché è individuale. C'è chi preferisce le scorciatoie facendo uso di "merce" strettamente personale per ottenere ciò che mai potrebbe raggiungere con la propria intelligenza, capacità e conoscenza e c'è chi, invece, percorre il cammino della conoscenza e dell'impegno.

Non c'è bisogno di sperticarsi in difese o false difese d'ufficio o come si chiamano ora "bipartisan" a questa o quell'altra ed ognuna si regoli come vuole.

Però, ha da "passà a nuttata", e la speranza delle donne ha la forza di secoli.

Dols, luglio 2008

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