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Le magnifiche tre

Mentre ci siamo troppo a lungo impegnati e agitati, fra noi, in sterili "dibattiti" sulle donne che ricoprono ruoli istituzionali e sui loro percorsi/trascorsi personali, dagli Stati Uniti arriva la speranza che la "staffetta femminile" potrebbe, forse, arrivare al traguardo.
E cosa si può chiedere di più, per essere rappresentate, che partecipare alla corsa per la Presidenza americana?

Di donne leaders nel mondo ne abbiamo avute, quelle che sono sopravvissute e quelle morte (anche uccise....)ma una donna alla presidenza del più grande paese del mondo è un traguardo che certamente le povere e coraggiose suffragette di inizio secolo non avrebbero nemmeno potuto immaginare.

E in questa campagna per la Casa Bianca stanno correndo, in forme diverse, tre donne; che fanno uso spietato di alcune doti universali e non di genere: forza, carisma, competenza e immagine.

Le protagoniste sono Hillary Clinton, l'apparente perdente; Sarah Palin, la dura e Michelle Robinson Obama, la possibile first lady.

La prima ha combattuto come un toro ed ha raccolto una quantità di consensi di cui certo si deve e dovrà fare i conti. Su di lei puntavano soprattutto le donne, un elettorato che in America conta in termini di voti e di orientamenti; una candidata che lottava per le donne e perché venissero loro riconosciuti ruolo e diritti; ha saputo dimostrare con le sue competenze ed il suo curriculum che nessuno può negare che una donna può farcela. Con lei l'elettorato forse meno giovane, e non solo femministe, ma più consapevole che alcune richieste non sono ancora state soddisfatte; ha saputo toccare alcuni temi, quali l'aborto e la guerra, che tocca le madri per la vita e per la morte dei propri figli; insomma una donna che, al delle accuse degli avversari, ha saputo dimostrare le sue capacità anche in questa scomoda, scomodissima, posizione di perdente che lotta a fianco e per la vittoria del candidato avversario.

Chapeaux!

La seconda, appare come il coniglio uscito dal cappello del prestigiatore alla fine dello spettacolo. Ma di coniglio questa candidata non pare avere nessun tipo di parentela caratteriale, anzi, pare che i conigli come altri e più grosse prede, facciano parte della caccia di cui lei è un appassionata. Insomma l'uso delle armi le si confà e lo dichiara apertamente, così come dichiara di essere favorevole alla pena di morte.

Governatore dell'Alaska da due anni ha dimostrato doti di durezza. Una candidata conservatrice che più non si può: antiaborista, ha già promesso che aiuterà le madri con figli handicappati a carico. E questo certo è un intento nobile che dovrebbe riguardare le responsabilità dei governi di tutto il mondo, se non fosse che indica questa come soluzione per le donne che intendano abortire un feto malato. Una visione della donna che la riporta ad "angelo del focolare", ormai desueto ed incompatibile con le nuove società; una donna che deve essere prima madre e moglie che persona: esattamente il contrario di quello che ha dimostrato di inseguire lei stessa nella vita che, da donna in carriera, ha relegato il marito all'accudimento dei figli (almeno così dicono...). Una donna piena di contraddizioni o solo tesa a raccattare voti nello zoccolo più duro dell'elettorato americano?

La terza è la più bella: Ma questi non sono valori che devono essere utilizzati in una seria campagna elettorale. Troppi sorrisi, troppi vestiti, troppi sguardi d'intesa, forse troppa voglia di apparire. E una first lady dovrebbe essere più discreta anche in un paese in cui chi appare deve mostrare il proprio DNA.

L'America forse ci sorprenderà ancora.

La candidatura di un nero alla presidenza è un cambiamento epocale, così come quella di una donna (sia pure per la vicepresidenza).

Forse i giochi della politica, dell'economia e della società mediatica bruceranno ancora delle candidature valide e ne sosterranno altre, ma l'America è così, evviva! si muove, cambia.

E noi restiamo ancora a girarci i pollici di entrambi i generi.

Dols, 5 settembre 2008

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