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Malalai Kakar, il coraggio eliminato

Mentre la maggior parte del mondo è in preda a, pur legittime, preoccupazioni per la crisi delle banche in America; mentre nel nostro paese si dibatte ancora sulla crisi Alitalia (ci sembra anche in modo un po' "indecente") per spartirsi i meriti della soluzione, il 28 settembre di questo stesso anno in Afghanistan moriva Malalai Kakar.

E certo di donne morte, in quel giorno, non ci sarà stata solo lei sulla faccia del nostro pianeta, ma, per noi, è d'obbligo pensarla e riflettere perché quando una donna muore, anzi viene uccisa, per difendere noi e i nostri diritti, beh! ovunque questo accada, non possiamo passarlo sotto silenzio.

Perché nessuna persona, uomo o donna, sacrifica volentieri la propria vita, neppure credendo in una causa e anche se lo mette nel conto delle possibilità. E' successo in molte circostanze storiche, ma oggi pensiamo di vivere in un mondo civile e di diritto.
Invece, ancora in troppi paesi non è così.

Allora, quando una donna il cui nome è Malali Kakar, un'afghanistana, unica donna poliziotto in forza alla polizia di Kandahar dove dirigeva il dipartimento dei crimini contro le donne, l'unica in una città e in un paese ancora sotto la minaccia del fanatismo religioso, viene uccisa brutalmente, non possiamo voltare pagina senza ricordare il suo coraggio: "Sono una donna forte e voglio servire il mio Paese, grazie a Dio, non sono in preda alla paura, certo, sto attenta ma non vivo nella paura" .

Forse non era vero, forse avvertiva il soffio del pericolo ogni volta che usciva di casa e varcava la porta del suo ufficio, ma sapeva che le donne, quelle che nel suo paese sono ancora obbligate a vivere chiuse in casa, dove l'ultima parola spetta alle armi e ai capi tribù, dove è uso risarcire i torti fra maschi vendendo le proprie figlie-bambine in cambio, quando osino parlare per strada con un uomo sono fermate e costrette a fare test circa la loro verginità, la consideravano un simbolo ed una promessa.

Domenica 28 settembre 2008 a Kandahar è stata assassinata.
I talebani l'avevano minacciata più volte. La rivendicazione dell'omicidio non si è fatta attendere: "Kakar era uno dei nostri bersagli e siamo riusciti a eliminarla", hanno dichiarato.

Perché era stata la prima donna ad essere diventata poliziotto a Kandahar dopo la caduta dei talebani; era considerata. un'eroina nazionale, immagine della rinascita femminile in Afghanistan; la poliziotta più famosa del paese, un simbolo del riscatto delle donne in quella terra travagliata.
Aveva rinunciato a portare il burqa due anni fa e i talebani l'avevano minacciata più volte e, puntualmente, hanno compiuto l'omicidio. Con una telefonata all'agenzia di stampa France Presse hanno rivendicato il delitto affermando che: "Oggi siamo riusciti ad eliminare un nostro bersaglio".

Malalai Kakar non è, non può essere più considerato solo un nome di donna; troppo forte è il nome di un sacrificio così grande per dimenticarlo.
Ecco perché è necessario denunciare forte questo ripugnante omicidio di questa Donna che lavorava nell'interesse oltre che delle donne afgane, anche per una crescita democratica del suo paese diventando un esempio da non dimenticare anche nel resto del mondo.

Dols, 30 settembre 2008

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