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Le "prime"donne arabe protagoniste nel sociale?

Mentre il coro di donne occidentali "politicamente-acculturate" chiede ancora un riconoscimento, una rappresentanza, un luogo dove poter dimostrare il proprio valore, la capacità di emergere (a parità di condizioni), lentamente ma inesorabilmente esso si accinge a diventare il coro a "boccachiusa"; le altre, quelle che di politica o di media non s'intendono o non si interessano, vivono le poche donne "emergenti" nel mondo con un filo di sospetto.

In Italia, per esempio: la Gelmini? Vedremo, ma la scuola non va...

La Carfagna? Vedremo, ma deve proprio dimostrarlo per farsi perdonare qualcosa...

La Bonino? E diventata una signora come la Carrà?

Insomma, quelle che fanno numero, che fanno voto e, soprattutto fanno immagine o opinione, sono vissute con un forte imbarazzo.

Per anni un grande numero di donne è stato affascinato dalle principesse infelici (Marghareth, Soraya, Diana ecc.), che le hanno placate, con le loro sventure (vere o presunte) di quel tanto d'invidia che le pervadeva.

Da sempre hanno avuto un bel seguire le vicende delle donne-personaggio degli altri paesi. Jaqueline kennedy, per fare un esempio a ritroso, ma ancor più Hillary Clinton, quando tale era ed ancor più oggi dopo avere dichiarato di chiamarsi Robson (in Clinton) e concorrere per la Casa Bianca; Benazir Bhutto o Indira Ghandi, troppo lontane dalle nostre esperienze per produrre altro che una lontana ed indifferente attenzione, o la più vicina madame Sarkozy, modello più raggiungibile nella mente delle più intraprendenti e così via per molte altre che però sono rimaste, appunto, in quel girone di donne "very out" dalla realtà quotidiana.

Ma è da considerare che, in alcuni paesi, sono soprattutto le donne "influenti" a dare l'esempio alle altre e ad essere accettate come punto di riferimento.

Parliamo dei paesi arabi, che nell'immaginario collettivo sono inglobati in immagini di velo, sottocultura, poligamia e repressione.

E certo non è che le donne di questi paesi se la passino molto bene e le denunce contro i loro regimi violenti e repressivi, partono anche nel nostro paese dove il multiculturalismo ci ha fatto conoscere da vicino alcune regole barbare, come l'infibulazione, ancora praticate o tollerate da alcuni di quegli stati.

Al contrario in alcuni stati arabi si stanno facendo passi rilevanti rispetto ad una migliore condizione giuridica delle donna. Pur nel rispetto delle tradizioni, ed il ruolo che alcune donne stanno avendo o cercano di svolgere nel loro paese ha un suo peso. Forse è ancora troppo poco rispetto a giornaliste mutilate, a tentati omicidi, ritorsioni verso quelle che hanno fatto della parola emancipazione, non solo uno slogan ma anche un esempio di vita; è proprio in memoria loro che si deve cogliere tutto ciò che di positivo affiora da queste nuove aperture.

Ad esempio, Suzanne Mubarak, moglie del presidente egiziano Hosni, proprio in uno dei paesi musulmani più avanzati e liberali ma collocato in una difficile area geografica, è stata recentemente insignita del premio internazionale "Marisa Bellisario", che le ha riconosciuto il ruolo importante svolto nella promozione dei diritti civili e delle pari opportunità nel mondo. Ma anche altre donne, in quelle regioni, stanno cercando di svolgere un ruolo di rottura e di punta per aprire un varco verso la libertà e la modernizzazione.

In Marocco, Sua Altezza reale Lalla Salma Bennani, giovane "figlia del popolo", laureata in Ingegneria informatica, pare chiudere il ciclo delle mogli dell'harem del sovrano con il quale condividerà le cerimonie pubbliche ma che ha assunto, altresì, le funzioni ufficiali a capo di associazioni caritatevoli e sociali, cercando di convivere a fianco della propria gente.

Anche Rania Yassin, regina di Giordania, laureata in gestione di impresa all'Università americana del Cairo o la first lady siriana Asma al-Assad, che dimostrano in ogni modo la propria modernità e l'intenzione di trasmetterla al proprio paese, alle proprie donne.

E' su quest'ultima, Asma, che la Siria punta per ridarsi un'immagine.

La storia personale di questa donna, la dice lunga. Nata e cresciuta a Londra, laureata in scienze informatiche, esperta finanziaria.

Recentemente in Italia, ospite alle Giornate internazionali di studio Pio Manzù, ha ricevuto la medaglia d'oro del presidente della Repubblica "per il suo ruolo di ambasciatrice straordinaria del cambiamento, e l'impegno nell'assicurare che la crescita economica in Siria si traduca in un beneficio per l'intera popolazione".

Potrà realmente questa donna influenzare il processo decisionale in un paese che non ha ancora sviluppato uno stato di pace e dove le condizioni interne richiederebbero forti processi di riforma? Sarà sufficiente che una donna cresciuta all'occidentale, che, si dice, ha viaggiato nel suo paese in incognito per conoscere e comprendere meglio sul campo i reali problemi

della gente? Le dichiarazioni positive che essa esprime rispetto al nuovo ruolo che la Siria deve svolgere in quest'area martoriata del Mediterraneo, sono sincere? Realizzabili?, o non piuttosto essa svolge un ruolo puramente mediatico?

Regine, seconde mogli" o first lady, pare che le donne arabe stiano mettendo in atto una svolta e una rivincita, non restando indietro neanche a mariti pure poligami. Come una delle mogli dello Sceicco Hamad Khalifa Al Thanis, l'uomo che guida il Qatar; che alternando il velo nero agli abiti occidentali, si è conquistata un ruolo impensabile fino a poco tempo fa.

E' lei infatti che guida la raccolta fondi contro la disoccupazione e promotrice di un progetto per una città dell'educazione destinata ad accogliere prestigiose università americane, fino ad essere considerata una tra le 100 donne più influenti del pianeta.

Un cambiamento quello delle donne arabe che fa riflettere sulle resistenze di altri paesi che, pur alzando e gloriandosi del vessillo della libertà e del progresso, lascia poi che le donne "se la suonino e se la cantino" sole solette.

Dols, 24 ottobre 2008

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