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Chi la vuole cruda e chi la vuole cotta

È ormai attestato che da secoli la maternità è stata vissuta, sia dall'individuo che dalla società, un momento di temporanea uscita della donna da ogni incarico e carico familiare, lavorativo e pubblico.

La maternità ha rappresentato a lungo due aspetti controversi dell'essere donna-madre; uno che la voleva riproduttrice, e quindi con una funzione di mantenimento della specie dall'altro, quello che, a causa del periodo di interruzione da ogni ufficio cui la costringeva la maternità, la rendeva debole all'interno del mercato del lavoro e discriminata rispetto ai lavoratori di sesso maschile.

Su questa complesso valore o disvalore della maternità, si sono accesi nel tempo ampi e burrascosi dibattiti; all'interno del mondo femminile, femminista e politico, così come nel dibattito culturale-politico-sindacale e mediatico più generale.

A chi andava ripetendo, nel tempo, che la maternità era uno spreco economico troppo forte per l'economia e che quindi era normale che fossero privilegiati gli uomini, anche ad uguale formazione e preparazione scolastica, le donne hanno risposto che avrebbero potuto anche chiedere una diversa distribuzione dei tempi; che la donna poteva procreare senza che questo fosse considerato un limite e che pretendeva gli stessi diritti dell'uomo; specie nel lavoro indipendente, la donna era in grado di gestire il periodo maternale in modo diverso.

Ed esse hanno agito, anche in modo autonomo, con un'organizzazione differente dei tempi familiari e di lavoro.

Ecco perché fa abbastanza strano vedere con quanta veemenza ci si è scagliati, soprattutto le donne!,a dare un giudizio negativo della decisione della ministra francese, Rachida Dati, di tornare al lavoro dopo solo tre giorni dal parto.

Oltre a considerare che la Dati ha un lavoro praticamente anomalo rispetto a quello di molte altre donne, bisogna pure avere rispetto per una decisione che non sarà stata facile da prendere: quale è la donna che non vorrebbe stare a casa appena partorito?

In questo caso credo che la decisione sia avvenuta anche come una sorta di difesa (e sappiamo bene quanto serva), visto che nella politica spesso chi è assente tende a non esistere e perde le alleanze necessarie a mantenere il proprio ruolo.

Non è forse proprio la maternità a rendere questa donna più fragile rispetto agli avversari? Che forse cercano un modo per farla fuori dai giochi? Che, forse, ci avevano già provato, soffiando il malefico venticello della "calunnia", quando era rimasta incinta ma priva di un compagno vicino dando il viatico al gossip più becero: chi sarà il padre?

In tutto questo abbiamo riscontrato un accanimento generale che mal si coniuga con un evento così privato e delicato come quello della nascita di un figlio.

A cui va dato il rispetto di essere umano già prima della nascita, la dignità e la gioia della vita, fuori dai riflettori che quando si spengono lasciano solo il freddo e il buio che mal si addicono alla piccola Zohra.

Dols, 13 gennaio 2009

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