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Il seme della violenza

Difficile non accorgersi che la violenza contro le donne ha subito un'escalation fuori dai limiti di sopportabilità per una società civile e per le cittadine che vorrebbero, in essa, vivere senza paura la propria vita..

Non c'è stato giorno, in quest'ultimo anno che non si sia compiuto vuoi uno stupro, un omicidio, una segregazione od ogni altro tipo di violenza contro il soggetto donna.

Inutile indugiare sui singoli casi.

Ricordare però che l'atteggiamento di prevaricazione di genere ha una ben lunga storia non è fare dietrologismo così come non è inutile sottolineare che in molti paesi del nostro pianeta le donne siano private dei diritti o di uguali diritti.

Dal "progresso", che ha cercato di produrre una migliore qualità della vita (sia pure a volte contestabile), ci saremmo dovuti aspettare un solido argine contro i gravi crimini verso la vita e la libertà e da chiunque li avesse perpetrati.
Dobbiamo arrenderci ed accettare la realtà di una natura violenta dell'uomo che non si arresta neanche di fronte a pene severe?

Contro la violenza di genere, nel nostro paese si sono mosse l'opinione pubblica, le forze dell'ordine, la politica ed infine, purtroppo non per prime, le donne e le loro organizzazioni (ma esistono ancora?): l'opinione pubblica si indigna al punto di ricercare metodi di giustizia "fai da te"; le forze dell'ordine fanno ciò che il loro ordinamento rende attuabile e la "politica", appare purtroppo in grave ritardo.

Senza pregiudizi ma con la chiarezza che è "femmina", pare di intravedere una classe politica un po' allo sbando.

Prima di tutto perché il governo, che deve dare il segnale di tenere il timone, non regge i flutti di un'opposizione che cerca sempre di rendere difficile il viaggio.

In queste acque navigano sia il governo nazionale che quelli locali ed insieme ci appaiono in una sorta di autodifesa dalla bufera che non s'acquieta ma si addensa.

Ora si sta preparando un decreto legge che dovrebbe contenere le modalità di pena per coloro che si esercitino alla violenza. Ma come? Prima non c'era forse una legge per punire questi reati? E se c'era e prevedeva pene contro l'individuo in atto di reato, oltre che i violentatori, perché non ha funzionato? Perché come sempre e per tutte le leggi, non basta l'approvazione: bisogna vigilare perché esse siano attuate.

Che cosa cambierà dunque il prossimo decreto?

E' necessario aver bisogno di vittime per gridare all'orrore? L'antisemistismo è iniziato molto prima dell'olocausto!
Quante donne hanno dovuto subire violenza prima che si intervenga a legiferare in modo più severo in materia? Questi uomini violentatori, che sono comunque persone che commettono anche altri crimini, devono massacrare o uccidere una donna per essere condannati severamente o espulsi?

Non c'è uomo che abbia compiuto un crimine di questo tipo che si reputi colpevole di reato;

questione di educazione? Di cultura? Di caratterialità?

Questione di tradizione? Di appartenenza sociale?

E qui la solita elencazione: rom, polacchi, romeni, africani, arabi ecc...e gli italiani?

Niente razzismo, niente giustizia fai da te. Non sono queste le basi su cui si può fondare uno stato di diritto e certamente non è questo che chiedono le donne.

Sono altri a strumentalizzare il dramma di questi eventi, facendone una bandiera in nome di altri interessi.

Perché nella violenza alle donne, si mischia un' altra forma di violenza che ha fatto troppo spesso del soggetto femminile un trampolino per le proprie posizioni strumentali salvo poi abbandonarle il giorno dopo.

Dols, 19 febbraio 2009

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