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Dacia Maraini, scrittrice

Dacia Maraini, scrittrice

Intervista di Silvia Neonato per Noi Donne, marzo 1986.

Si diceva, anni fa, basta con 1'8 marzo.

Ma si diceva, anche, 8 marzo tutto l'anno, volendo significare che non bastava una giornata per tener buona l'altra metà del mondo in tutti i giorni successivi.
E adesso, ne11986? Il nostro lui, che le feste proprio non le ama, questa la ricorda con malinconica dolcezza e nostalgia di gentili utopie.

La nostra lei, che all' eternità delle ricorrenze è legata, vorrebbe fame una ricorrenza mitica. E non ha nessuna esitazione nel metterla sul piano, pensate un po', della Befana.

Ti piace festeggiare l'8 marzo?

Che senso ha festeggiare l'otto marzo? sento dire In giro con aria scontenta.

Non so se questa scontentezza sia figlia di un'inquietudine storica di questo momento o sia quella creatura notturna, quel disamore che noi donne nutriamo verso il nostro sesso e il mondo femminile.

A nessuno verrebbe in mente di chiedersi: che senso ha festeggiare il primo maggio? O

meglio ancora: che senso ha festeggiare il Natale? Sono date che consideriamo "eterne" della eternità dei miti.

Anche se non si è cattolici o marxisti, ci si butta nei natali e nei primi maggio come In un'oc- casione di incontro comunitario, in casa, per strada.

L'otto marzo, anziché sparire, dovrebbe invece diventare più stabile, dovrebbe acquistare quel carattere di mito che si stampa nelle fantasie dei bambini e dei grandi per generazioni e generazioni.

Le feste, le celebrazioni diventano stabili proprio quando affondano le radici in significati storicamente necessari e comprensibili per tutti.

Nelle società arcaiche le feste segnavano il ritmo della vita quotidiana di un popolo. Proprio per distinguere l'uomo dall'animale, che non conosce né feste né celebrazioni.

Ogni persona si riconosce In un gruppo, un popolo, un paese. E questo gruppo, questo popolo, questo paese hanno un certo modo di guardare al futuro, di capire il passato, che si esprime con una lingua, dei pensieri collettivi, delle ossessioni, delle proiezioni religiose. Questi pensieri, queste proiezioni prendono corpo nel momento in cui ci si riconosce uguali, figli di una stessa emozione e, perché no? di certe abitudini che sono un modo di fermare il tempo, quasi appuntandolo al passato con degli spilli.

Non è un caso che la festa della Befana, abolita laicamente, sia stata riportata sul calendario a furor di popolo.

Eppure chi ricorda più l'origine della Befana? L'epifania sacra, si dice, è una festa che si innesta su antiche cerimonie di propiziazione agricola.

Ma che cosa ha a che vedere la befana con quella vecchia che viene bruciata in forma di fantoccio alla fine del raccolto?

Chissà che ricordi storici si è portata dietro. Ci sarà in lei qualcosa di quelle altre streghe in carne e ossa bruciate vive per non aver voluto adorare Cristo, ma avere voluto cocciutamente perseguire l'amore per la "Grande signora della notte" ?

Quindi anziché liberarcene, proporrei di tenercela questa festa, come un piccolo bene collettivo femminile.

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