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Orrore e scomunica, di Anna Maria mammoliti, Minerva, 28 marzo2009

EDITORIALE di Anna Maria Mammoliti,

Minerva n. 279 - marzo 2009

Orrore e scomunica

E'difficile immaginare una cosa più straziante e orribile di una bambina stuprata dal patrigno e rimasta incinta. Eppure è un fatto realmente accaduto nel Nordest del Brasile, a Recife, che ha fatto scalpore e suscitato polemiche attorno ad un tema non nuovo: il diritto della donna ad abortire in caso di stupro.

Il violentatore ha 23 anni, la bambina non ancora dieci e avrebbe partorito due geemelli, se la gravidanza non fosse stata interrotta con l'aborto deciso e praticato dai medici dell'ospedale universitario di Pernambuco.

Puntuale, è arrivata la violenta reazione ideologica della Chiesa contro i medici che hanno fatto abortire la piccola. La legge brasiliana autorizza l'aborto in caso "di stupro o di pericolo di morte". Ragionevole norma. Ma non per la Chiesa. L:arcivescovo di Recife, José Cardoso Sobrinho, ha acccusato i medici di avere violato "la legge di Dio". Solita dogmatica quanto ipocrita crociata per un astratto diritto alla vita. Muoiono milioni di bambini di fame e malattie nel mondo, molti anche in America latina, per colpa di governi e inerzia delle organizzazioni internazionali, e che fa la Chiesa nelle sue gerarchie? Sta zitta! In un silenzio complice. In mezzo alla povertà, tra i bambini denutriti, privi di cibo, di medicine, di tutele sanitarie e scolastiche, puoi trovare una suora con la tonaca impolverata, un prete scamiciato, un frate trasandato ma con il sorriso sulle labbra, ma mai un "gerarca" della Chiesa. La Chiesa ha un doppio volto. Solidaristico se si parla di missioni, di chiesa di base, di volontariato, viceversa politicamente cinico, complice del Potere, se guardiamo i comportamenti delle autorità ecclesiastiche, degli inanellati monsignori, arcivescovi, vescovi, cardinali.

Nella povertà, nello sfruttamento intollerabile dei minori, nello sfruttamento infantile con pratiche schiavistiche che pregiudicano lo sviluppo fisico, sociale, psicologico, addio diritto alla vita! In quei casi, il diritto alla vita diventa merce, un problema economico, non etico. Bambini e bambine sfruttati nelle manifatture di prodotti destinati al mercato del Nord ricco del Mondo; roba perciò sindacale, faccende sociali, anche serie, ma per carità non facciamo confusione: nulla a che fare con i Valori religiosi che deve difendere la Chiesa, con i temi eticamente sensibili su cui sbarrare la strada alla scienza nemica della religione, nulla a che vedere con il rispetto della legge di Dio. Quella legge vorrebbe che una bambina di nove anni stuprata mettesse al mondo due gemelli, figli della più ignobile delle violenze. Ci rendiamo conto dell'orrore disumano che rivela un simile dogma religioso? Non credo a sufficienza. Non credo che sia chiaro che Dio, con una simile legge spacciata come sua, non c'entri nulla. Dio, semmai, è con la dottoressa Fatima Maia, direttrice dell'ospedale brasiliano dove è stato praticato l'aborto, cattolica impegnata in organizzazioni cattoliche, ma scomunicata dalla Chiesa brasiliana, che ha detto: "Grazie a Dio sono nel gruppo delle persone scomunicate". Brava! Vivadddio una risposta d'orgoglio ad un tempo religioso e laico.

Il medesimo spirito religioso e laico che troverete, nelle pagine interne di questo numero di Minerva, nelle parole di padre Alfredo e in quelle del liberale Graham Watson.

Vi ricordate gli stupri di massa in Bosnia? Anche allora la Chiesa prese posizione contro il diritto delle donne stuprate a non volere i figli dello stupro, dell'odio e non dell'amore. Nei casi di stupro, chi può negare la libertà della donna di decidere, il suo diritto ad abortire?

È ancora vivo in tutti noi la tragica vicenda di Eluana Englaro. Anche in quel caso, il diritto alla vita è stato brandito da Chiesa e da cattolici bigotti e settari per negarle una morte ufficiale dopo 16 anni di morte reale. La legge di Dio è al di sopra delle legge umana: questo è l'argomento della Chiesa paludata e del potere temporale, ma per fortuna non dello sterminato esercito di volontari, missionari, medici cattolici sparsi 'I nel mondo, loro sì a contatto con la sofferenza e la povertà. Loro per primi capisco- I no che nel caso dello stupro di quella povera bambina brasiliana, e in generale in presenza di una gravidanza da stupro, la legge di Dio non può volere che all'orrore della violenza sessuale si sommi l'orrore di imporre ad una donna di avere anche i figli dell'orrore e dell'odio. Grazie a Dio sono felice di essere nel gruppo delle persone che la pensano così.

Commento di Marta Ajò

Ultimo editoriale di Anna Maria Mammoliti per la rivista Minerva, prima che una lunga e inesorabile malattia avesse il sopravvento sul suo spirito.

Editrice e direttrice del magazine mensile Minerva e di Minerva Time dal 1983, è stata fondatrice e presidente del "Club delle Donne" dal 1982, ideatrice del Premio Minerva ai Saperi femminili, primo premio al femminile in Italia giunto alla sua XIX Edizione sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Sempre in prima fila nella difesa della liberta' di informazione contro settarismi, conformismi, logiche omertose di potere, e in un appassionato costante impegno civile e sociale volto ad affermare i diritti di cittadinanza, con particolare dedizione a favore dei diritti delle donne. Cavaliere della Repubblica e nel 1996 Premio della cultura della Presidenza del Consiglio, ha svolto anche sul piano internazionale una dinamica presenza come relatrice italiana a importanti incontri sulla storia e il ruolo delle donne nella lotta per l'emancipazione. Negli anni della sua attività pubblica ha anche ricoperto incarichi amministrativi e politici. Tra gli altri al Comune di Roma come presidente della commissione Ambiente e nel partito Socialista come membro della direzione nazionale.

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