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UN LIBRO CHE CATTURA
Il libro mi ha catturata dalle prime righe, in un attimo mi sono sentita personaggio, ero la donna vestita di nero, con i suoi dubbi e le sue ansie, che sale la strada per il cimitero. La descrizione così giusta e perfetta, mi ha fatto sentire quella strada calda con tutti i cinque sensi... ero lì camminando, sentivo la stanchezza per i passi scomodi, il sudore dietro la schiena, respiravo l'aria profumata del mattino, non ancora calda, ammiravo i
cipressi alti e lussureggianti, ascoltavo il cinguettìo degli uccelli ed il rumore dei miei passi... ecco cosa mi ha colpito del libro: la sapiente e calibrata descrizione delle ambientazioni. Nè poca, da non permettermi di entrare nella scena, nè troppa, da soffocare la libertà delle mie sensazioni.
Perchè quando è della misura giusta puoi entrare nel mondo dell'immaginazione, con il tuo essere, con il tuo bagaglio di emozioni e la senti tua, la vivi come un tuo mondo, non come un palcoscenico di un altro dove non sai come mettere i piedi.
Ed il bello del libro è lo spaccato di tante storie, tutte al femminile, tanti mondi che non osservi come spettatore, ma li penetri come attore. E le scene del libro le ho vissute tutte con la stessa intensità e lo stesso trasporto, divenendo ora la fioraia al sole della sicilia, ora la madre di Giulia che pota in giardino...
..e così ogni sera aspettavo di riaprire il libro, con la voglia di viaggiare...e due sentimenti opposti: il desiderio di leggerlo in fretta, con l'ingordigia di sperimentare tutti i personaggi ed il timore di finirlo troppo presto.
Se devo dare un parere sintetico su cosa è per me questo libro...." un viaggio interiore in mondi diversi". Sono diventata attrice di altri vissuti.
(Monica Ottone)


UN PUNTO D'INCONTRO
Un tè al cimitero. Un punto di incontro e di pietas per chi si confronta con la profonda verità della vita. E' un libro che ti pone di fronte a te stesso, nella dimensione di passaggio e di continuità delle cose umane, dell'importanza e della inanità dei sentimenti e delle emozioni. E' un libro profondamente triste, ma anche pieno di pace e di serena speranza. Bellissimo l'affresco dell'immenso affetto non riconosciuto della madre: quanto li amiamo questi nostri figli che ci vogliono e ci rifuggono; sono il centro della nostra vita ma vogliono nasconderlo a se stessi e non ci permettono di dirglielo: ci pensano mai?. Il linguaggio, liquido ma essenziale, dove gli aggettivi mai banali e sempre nuovi manifestano la ricchezza interiore e la forza espressiva dell'autore, ti colpisce quasi ad ogni riga per l'intensità delle immagini ("profumo di odori e di anime spente": poche parole e un mondo che ti avvolge), la profondità dei pensieri che trasmette ("la mediocrità di un mediocre che può": quanta verità e forza di riflessione contiene), le descrizioni ove le parole e gli aggettivi sono pennellate che scolpiscono i concetti e ti trascinano nel turbinio dei luoghi e dei sentimenti. Avevo già molto apprezzato il primo libro di Marta Ajò ed ho goduto, immersa in una atmosfera tanto irreale quanto vera, tanto fluida e leggera quanto penetrante e dolorosa , tanto poetica e fluttuante quanto terrena e disincantata, queste nuove pagine di un'autrice che spero e conto di poter leggere ancora.
(Anna Teresa Frittelli)

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