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Donne e rivoluzione - La vita di Olympe de Gouges, di Sara Cabibbo. 'Donne e Rivoluzione: un cammino di Libertà?', 1-2/12/1989

Quando, intorno al 1780, Olympe de Gouges abbandonò la sua Linguadoca per trasferirsi a Parigi, la capitale brulicava di mille mestieri femminili. Sulle rive della Senna e della Bievre, si accalcavano le lavandaie, le operaie delle concerie, le pescivendole, le marinaie; mentre, ai mercati, le portatrici d'acqua, le ventagliaie, le venditrici di tisane, mescolavano le loro voci ai mille suoni ed odori - non sempre gradevoli di una città nella quale, di li a qualche anno, sarebbe esplosa la scintilla della rivoluzione.

Più vulnerabile dell'uomo a causa della sua funzione materna e domestica, la popolana parigina del XVIII secolo era parte integrante del tessuto urbano; la sua sottomissione - come hanno dimostrato studi recenti - non dipendeva dall'esistenza di un ruolo pubblico, ma dal modo in cui, all'interno della struttura familiare, si configurava il suo rapporto con l'uomo.

Di queste donne del popolo, partecipi attive dei primi moti rivoluzionari, avrebbe scritto molti anni più tardi, nel 1847, J. Michelet, esaltandone la pietà che, generalmente "inerte e passiva negli uomini" fu in loro un sentimento "molto attivo e violento". Imbevuto dell' ideologia romantica e misogina propria del XIX secolo, egli avrebbe pero giustificato la generosa partecipazione delle donne alla rivoluzione in quanta spose, in quanta madri, in quanta "esseri relativi che non possono vivere se non in coppia".

Ma, accanto alle popolane, altre donne, di altri ceti, con esigenze e valori diversificati - ma in ogni caso altri da quelli della pura sopravvivenza - riempivano le strade e i salotti di quella Parigi che la provinciale Olympe andava esplorando: donne, che la storiografia successiva avrebbe accumulato nella indistinta categoria delle "femmes celebres", di cui la scienza medica positivista del XX secolo avrebbe scritto: "Numerose donne, soprattutto quelle che hanno preso parte alla rivoluzione e vi hanno giocato un ruolo sanguinario, furono squilibrate". In particolare, Olympe de Gouges fu affetta da "paranoia da idee riformatrici isteria rivoluzionaria" (Guillois, Studio medico-psichico su Olympe de Gouges, 1904).

Le "femmes celebres": donne con variegate esperienze e storie, che spesso - come Olympe - non sapevano scrivere, ma che, grazie alla pratica diffusa della letture ad alta voce, conoscevano i classici della letteratura e i pamphlets politici e filosofici che inondavano, in quegli anni, la Parigi rivoluzionaria. Dai primi fogli "femministi", apparsi nell'89, esse rivendicavano il diritto all'istruzione, al lavoro, ad un salario uguale a quello degli uomini; appellandosi al diritto naturale della donna all'uguaglianza sociale e politica, dichiaravano: "II sesso femminile godrà sempre della stessa liberta, degli stessi vantaggi, degli stessi diritti e onori del sesso maschile" (Requete des Dames all' Assemblea nazionale, 7 agosto 1789). Alle richieste di uguaglianza, al progetto di rifondazione complessiva della società, Olympe de Gouges dava il suo particolare contributo. "Questo sesso troppo debole e troppo a lungo oppresso - scriveva nel 1788 - e pronto a scuotere il giogo ... io mi metto alla testa".

Fedele realista fino al 1791, diffidente nei confronti del movimento popolare agitato della propaganda giacobina, ella pubblicava, all'indomani della promulgazione della nuova Costituzione, la sua Dichiarazione dei diritti dell'uomo -, dedicata alla regina, nei quali affermava, senza alcuna compiacenza nei riguardi della "altra metà del cielo", l'uguaglianza totale dei diritti dell'uomo e della donna in ogni campo. L'articolo X, al quale la morte di Olympe avrebbe conferito una grandezza tragica, proclamava che la donna ha il diritto di salire al patibolo come alla tribuna.

Negli anni 1791-92 - gli anni della massima espansione dell'ideologia femminista ugualitaria che videro la fondazione di alcuni clubs esclusivamente femminili - Olympe de Gouges, affiancata da un ristretto cenacolo di donne, prosegui la sua battaglia. "Apriteci le barriere dell'onore - dichiarò all' Assemblea legislativa nel '92 - e noi vi mostreremo il cammino di tutte le virtù". Poi, nel 1793, l'arresto, il processo, la ghigliottina per aver difeso nei suoi scritti Luigi XIV e per aver attaccato Marat e Robespierre. L'esecuzione di Olympe, sintomatica delle profonde spaccature all'interno dei gruppi dirigenti, e anche spia del processo, di marginalizzazione delle rivendicazioni femministe da parte del nuovo potere. I giorni in cui Condorcet aveva richiesto il voto per le donne e in cui si era pronunciato per un'istruzione paritaria, erano gia lontani; Lanjuinais, alla Convenzione del '93, proponeva l'aggiornamento delle riforme per i diritti politici delle donne, sostenendo che 10 stato dei costumi e i vizi dell'educazione rendevano "questo allontanamento ancora necessario per qualche anno". E qui, per non concludere con un'immagine di appuntamento mancato delle donne alla ribalta della storia, riporterò un breve passo di una lettera che Madame Roland inviò alla figlia nell'ottobre 1793. Frasi, forse, un po' troppo severe e tristi (ma pensiamo che Mme Roland era in prigione e che le mamme, soprattutto quelle che sentono di appartenere al lungo fluire della storia, hanno spesso, ohime, atteggiamenti edificanti nei confronti delle nuove generazioni). "Forse, e lo spero, tu non sei destinata a prove simili alle mie: ma ce ne sono delle altre da cui dovrai ugualmente difenderti. Una vita severa e occupata e il primo rimedio che preserva da ogni pericolo e la necessità, come la saggezza, ti impongono di lavorare seriamente" .

Commento di Marta Ajò

In questo breve ma significativo articolo dedicato alla francese e rivoluzionaria Olympe de Gouges, Sara Cabibbo, docente di Storia della società e della cultura barocca presso l'Università di Roma Tre, all'epoca dell'articolo alla facoltà di lettere di Catania, mette in rilievo la marginalizzazione delle donne anche nella "pretesa" politica rivoluzionaria e il generoso contributo che invece esse diedero per affermare i diritti e i principi di parità e di libertà.

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