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Politica e amore: un binomio non coniugabile, ma solo uno slogan

Mara Carfagna ce la sta mettendo tutta.
Ha cercato di ridefinire meglio il ruolo del suo dicastero, che per la verità ha perso per strada alcune delle motivazioni per cui esso era stato istituito, concentrandosi su alcuni dei molti temi che riguardano un discorso di effettiva parità e pari opportunità tra uomini e donne.
Più in generale molti si affannano a sostenere che ormai le donne hanno raggiunto tutto quello che volevano o che potevano; che quindi discorsi di parità sono obsoleti e impropri e che servono solo a creare fittizie discriminazioni (ma ne siamo proprio sicuri? in tutto il territorio italiano? in tutte le fasce sociali?...). Ammesso che così fosse, per il solo fatto che a ciò si sia arrivati da così poco tempo (non dimentichiamo che le donne votano solo dal 46, che il diritto di famiglia è stato cambiato nel 75, che il divorzio ha vinto il referendum nel 1970 e quello per l'aborto nel 1981, gli organismi nazionali di parità si sono insediati negli anni 1983/4, che l'equilibrio di rappresentanza negli organismi istituzionali ha avuto bisogno di essere sancito attraverso un meccanismo di quote, che nel 1985 a Pechino c'è stata la prima Conferenza mondiale sulle donne ecc.) sicuramente meglio vigilare perché non si cada in qualche scivolone all'indietro.
Il ministro Carfagna ce la sta mettendo tutta, abbiamo detto, ma l'esperienza, che si fa sul campo, del coniugare politica e sentimento è una cosa difficile da attuare.
Il binomio amore-politica, esaltato (in circostanze favorevoli all'uopo) dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non è infatti che uno slogan di un navigato comunicatore.
Perché se l'amore vincesse anche nel più "peloso dei mestieri, non ci sarebbe neanche bisogno dei partiti politici; insomma sarebbe tutto un "volemose bene.
Così non è, gentile ministro Carfagna, e il suo appello alle colleghe in Parlamento rischia, non il silenzio che già sarebbe di per sé una risposta negativa, ma addirittura di divenire un ulteriore motivo di scontro.
La difficile storia delle donne è stata percorsa da momenti di esaltazione ed unione ai fini del raggiungimento di traguardi che investivano il loro ruolo sociale e privato, ma anche da scontri duri e furiosi sul piano della differenziazione politica. Hanno litigato anche all'interno dei propri schieramenti politici per la conquista di spazi personali, dunque, usando caratteristiche comuni ad entrambi i generi.
Negli anni del femminismo, le donne marciavano, con un unico fine, in due schieramenti ben definiti e con strategie differenti. Alcuni tentativi di confronti pubblici sono finiti anche con forbici ed altri oggetti contundenti tirati dalle une contro le altre. Per la verità, e la storia va riconosciuta, ci furono alcune dirigenti politiche, per la precisione le socialiste, che tentarono e sperimentarono in tutti i modi la via del dialogo e del confronto che alla fine portò ad una tregua, se non proprio ad una alleanza, che aiutò non poco a dialogare con i riferenti politici ed istituzionali; terminato però il momento dell'emergenza, le differenziazioni, che volevano anche dire spazi di "potere da conquistare, si sono riaffacciate.
Non possiamo negare il cammino percorso insieme o divise, la capacità di portare una nuova ventata di metodologia ed analisi all'interno dei luoghi della politica; sarebbe un rinnegare il percorso delle donne ma, oggi, pensare di strumentalizzare anche in buona fede, la parola amore, lascia il tempo che trova.

Non a caso una politica abile e navigata come la Bindi non le ha ancora risposto e non a caso, una giovane meno navigata, più arrogante e meno disposta alle mediazioni come la Serracchiani la invita a non creare stalle per donne.

In verità c'era da aspettarselo. E' per questo che il ministro Carfagna, in questo caso, ci fa un po' di tenerezza.

Dols, 31 dicembre 2009


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