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Per rivestire quell'incarico "serve un uomo", è una diffamazione contro le donne, 12 marzo 2010

Stop alle discriminazioni professionali contro le donne. Per rivestire quell'incarico "serve un uomo" è un'espressione diffamatoria, anche se detta da un sindacalista.
Insomma con la sentenza n. 10164 di oggi, la Corte di cassazione ha bocciato tutte quelle critiche fatte alle lavoratrici soltanto perché donne. In particolare la quinta sezione penale ha confermato la condanna per diffamazione (una multa salata) e il risarcimento del danno nei confronti di un giornalista e un sindacalista per un articolo apparso su un quotidiano locale dal titolo "carcere, per dirigerlo serve un uomo".
Gli Ermellini hanno dunque confermato la decisione della Corte d'Appello di Salerno. Il giornalista si era difeso sostenendo di aver esercitato il diritto di cronaca. Mentre l'altro imputato aveva invocato la scriminante per il diritto di critica sindacale. A entrambe i ricorsi la Suprema corte ha dato risposta negativa. In particolare i giudici hanno affermato che il giornalista avrebbe dovuto verificare le frasi riportate nell'intervista, anche se fra virgolette.
Non solo. Al secondo ricorso hanno dato risposta negativa chiarendo che "i giudici di merito hanno correttamente ritenuto che la frase sarebbe meglio una gestione maschile, attribuita al sindacalista, è oggettivamente diffamatoria ed è, da sola, idonea ad affermare la responsabilità sia dell'intervistato che dell'intervistatore". Invero, aggiunge la Corte, si tratta di una dichiarazione che è certamente lesiva della reputazione della direttrice, trattandosi di un suggerimento assolutamente gratuito, sganciato dai fatti e che costituisce una mera valutazione, ripresa a caratteri cubitali nel titolo, nel quale si puntualizza proprio la necessità di affidare la direzione del carcere comunque a un uomo". Insomma la scriminante del diritto di critica sindacale non sussiste, infatti "la censura che viene mossa alla direttrice è sganciata da ogni dato gestioale ed è riferita soltanto al fatto di esser una donna gratuito apprezzamento contrario alla dignità della persona perch ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal lato biologico dell'appartenenza all'uno o all'altro sesso".

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