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Lucetta Scaraffia, storica e giornalista

Lucetta Scaraffia, storica e giornalista. È docente di Storia Contemporanea all'Università degli Studi di Roma La Sapienza e collabora con i quotidiani Il Riformista, Avvenire, Il Foglio, Corriere della Sera e l'Osservatore Romano.

Giulio Benedetti la intervista per il Corriere della Sera, 12 marzo 2010

"All'interno della Chiesa le donne, religiose e laiche, non possono essere più condannate ad una prevalente posizione subordinata, a svolgere solo ruoli "domestici" che precludono la possibilità di intervenire in settori riservati agli uomini come l'elaborazione culturale e la sfera decisionale".

E' quanto sostiene con forza Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea a "La Sapienza" di Roma, in un editoriale sulla prima pagina dell'Osservatore Romano dove afferma che una presenza femminile "non subordinata" è anche un antidoto nei confronti degli abusi sessuali su giovani da parte di ecclesiastici.

Lei sostiene che e urgente che la Chiesa affronti la questione dell'ampliamento del molo delle donne. Che cosa intende?

"Penso che bisogna dare alle donne ruoli decisionali, di responsabilità, e anche ruoli importanti di elaborazione culturale: fare progetti, scrivere documenti. In questi settori la presenza delle donne in Vaticano e molto bassa Rispetto al passato c'e stata un'apertura ma sono ancora troppo poche".

Qualche esempio concreto?

"
Penso ai settori riguardanti la famiglia, i rapporti affettivi e l'educazione, in cui le donne hanno accumulato una grande esperienza".

Perche finora non si e fatto?

"Non è vero, in passato lo si e fatto. Nella tradizione della Chiesa le donne hanno avuto la possibilità di affermazione mai avute nella società laica. Pensiamo alle sante, alle badesse, soprattutto alle donne proclamate dottori della Chiesa".

Una maggiore presenza femminile, ha scritto nel suo intervento sull' "Osservatore Romano", avrebbe potuto squarciare iI veIo di omertà maschile" che ha coperto le situazioni di molestie e abusi sessuali di ecclesiastici sui giovani.

"Le donne in genere si inseriscono immediatamente nel ruolo di madre, di protezione dei ragazzini, anche perche loro stesse spesso possono aver avuto esperienze di abusi. Negli istituti scolastici gestiti da religiosi dove sono avvenuti certi episodi c'erano probabilmente solo uomini e le donne, religiose o no, erano presenti solo per svolgere lavori domestici. Per lavare i piatti o pulire i locali, e non avevano la forza d'intervenire".

Quando parla di ampliamento del ruolo intende anche il superamento del divieto per la donna-prete?

"Come ribadito nella Lettera Apostolica "Mulieris Dignitatem" di Giovanni Paolo II uomini e donne nella Chiesa hanno ruoli complementari e diversi. Io condivido quest'idea, ma non vorrei che quest'idea significasse la totale subordinazione della donna".

Dopo le inchieste della Chiesa tedesca sugli abusi sessuali il cardinale di Vienna Schonbom ha invitato la Chiesa ad un cambiamento di visione sui celibato. Lei che ne pensa?

"Non sono d'accordo. La maggior parte degli abusi so minori avvengono nella famiglia e non in istituti religiosi. Penso che in questa il celibato ecclesiastico non c'entri. La causa va cercata nel rapporto di potere tra adulti e ragazzini che molto spesso può essere usato male. In questa caso, secondo me, è più grave se lo fa un prete piuttosto che un laico".

Il Vaticano ultimamente ha scelto una linea di rigore: non coprire più chi ha sbagliato?

"La regola e che non ci debba essere nessuno sconto, ma i superiori del religioso sotto accusa possono anche decidere di stare zitti, nonostante l'imposizione del Vaticano, per motivi di pietà, magari malriposti".

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