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La giusta immagine di noi stesse

La giusta immagine di noi stesse


Non sempre è facile trovare la strada più adatta per superare un momento critico, quel particolare stato che blocca le parole e impedisce di dare la giusta immagine di noi stesse. Sì, perché il problema è spesso quello di non riuscire a trasmettere a chi ci vive intorno ciò che veramente siamo; le nostre doti sono conosciute a pochi, magari solo a noi stesse e questo stato di cose vorremmo cambiasse. L'uomo, l'essere umano, è un essere-nel-mondo, sosteneva lo psichiatra e filosofo Ludwig Binswanger, e come tale intreccia tante relazioni. Purtroppo le relazioni non sono sempre positive, in modo particolare quando ci obbligano a mascherare la nostra vera natura, quando per convenzione, convenienza o inesperienza ci adattiamo al volere altrui sacrificandoci in nome di un presunto quieto vivere. Pensiamo a quando siamo lì davanti ad un superiore o a chiunque possa incuterci timore, si può superare il blocco ricordando la frase "Non me ne importa niente", una frase che ripetendo con convinzione a noi stesse prima e durante l'incontro può aiutarci a prendere le distanze, almeno temporaneamente, da quella situazione che tanto ci blocca; se è vero che questa convinzione in molti casi aiuta, in altri può non essere sufficiente. Immaginiamo la condizione tipica di chi sta affrontando un esame: andare alla prova molto preparati è fondamentale perché sarà difficile essere messi in scacco, ma anche questo può non essere sufficiente quando qualcosa di indefinito da tempo ha bloccato la nostra capacità di razionalizzare. Se mostriamo insicurezza, la nostra anima, il nostro io, diventa oggetto di esperienza per l'altro che può abusare delle nostre debolezze e paure spingendoci verso una maggior chiusura. Vi racconto un fatto di cui sono stata testimone all'uscita di una scuola elementare, accadimento che può colpire l'attenzione delle mamme e di tutte le donne che hanno esperienza con i bambini, ma anche di chi non si è scordata di quella bambina che è stata. Il fatto è il seguente: uno scolaro di quinta elementare, da anni canzonato dai compagni di classe e noto solo per il suo carattere mite e poco competitivo, improvvisamente un pomeriggio stupisce tutti. Sbotta dicendo: "Non c'è più il Giovanni di una volta", butta per terra lo zaino, si rimbocca le maniche e mostra i pugni: "Dai, forza fatevi sotto". I compagni rimangono attoniti e nessuno fa un passo avanti. Mostrando il suo coraggio, a tutti fino a quel momento sconosciuto, Giovanni ha creato ciò che la filosofia definisce "rottura epistemologica", cioè dare una svolta forte al pensiero e alla credenza tradizionale. La rottura, apparentemente improvvisa, si è sicuramente preparata e fatta strada pian piano nel suo animo e solo in quel momento ha trovato il modo di manifestarsi.

Il suggerimento per far uscire allo scoperto la nostra vera natura è quello di creare una rottura. Per prima cosa iniziamo dalle situazioni più semplici: un nuovo look, un nuovo taglio di capelli che stacchi molto col passato dà il primo segnale che non siamo più quelle di prima. Poi cerchiamo nuovi interessi, per cominciare una semplice attenzione per una disciplina che ci sembrava troppo distante da noi come ad esempio....metteteci quella che volete. Poi il cambiamento radicale arriverà al momento giusto, quando saremo pronte e non avremo più paura di mostrare noi stesse.

Maria Giovanna Farina

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