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Sono maltrattamenti in famiglia le violenze sul partner anche se la coppia non convive, 30 giugno 2010

Linea dura della cassazione sulle violenze contro il partner. Infatti, i maltrattamenti all'interno di una coppia devono essere considerati maltrattamenti in famiglia anche se i due non convivono.

E' quanto ha stabilito la Suprema Corte che, con la sentenza 24668 di oggi, ha accolto il ricorso di una giovane di Bologna picchiata più volte dal fidanzato. La ragazza impugnava la sentenza con cui la Corte d'Appello del capoluogo emiliano escludeva la sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia non avendo ravvisato uno stabile rapporto di comunità familiare tra l'imputato e la parte offesa, nonostante i due avessero una relazione sentimentale e la donna frequentasse assiduamente la casa del compagno. La quinta sezione penale ha dato ragione alla donna, precisando che non è necessaria la convivenza della coppia affinché possa configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia. Tra i due vi era una relazione, sia lui che lei frequentavano con regolarità le reciproche abitazioni, anche trattenendosi a dormire, e questo bastava a definire le botte subite dalla ragazza non come semplici lesioni, ma come maltrattamenti in famiglia. I giudici di legittimità hanno quindi concluso che "ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia non è necessaria la convivenza o coabitazione, essendo sufficiente che intercorrano relazioni abituali tra il soggetto passivo e quello attivo, dal momento che oggetto di tutela dell'art. 572 c.p. sono le persone della famiglia, ove per famiglia non si intende soltanto un consorzio di persone avvinte da vincoli di parentela naturale o civile, ma anche una unione di persone tra le quali, per intime relazioni e consuetudini di vita, siano sorti legami di reciproca assistenza e protezione e di solidarietà".

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