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Legittimo l'accertamento basato su conti della moglie casalinga, 27 luglio

Legittimo l'accertamento induttivo dei redditi del commerciante basato sul conto bancario della moglie casalinga.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17390 del 23 luglio 2010, ha rafforzato un filone giurisprudenziale secondo cui tutti i conti dei parenti, coinvolti o meno nelle attività lavorative, possono essere usati come prova dei redditi dell'imprenditore.
Insomma Piazza Cavour ha completamente ribaltato la decisione della commissione tributaria regionale del Lazio (sezione distaccata di Latina), che a sua volta aveva confermato quella della commissione provinciale, dando ancora una volta ragione al fisco sugli accertamenti induttivi basati sui conti bancari.
Inutile la difesa del contribuente che aveva dimostrato l'assoluta estraneità della moglie alle attività lavorative da lui svolte. Di più. Dal verbale della Fiamme Gialle era emerso che la signora faceva la casalinga. Gli Ermellini, bocciando la decisione dei giudici di merito hanno chiarito che "in presenza di un conto bancario non intestato al contribuente ma ad uso familiare, i verbalizzanti prima e l'ufficio di seguito, possono sottoporre ad indagine i conti bancari intestati esclusivamente a terzi o familiari (nella specie al coniuge) in presenza di presunzioni idonee a ritenere che tali conti siano stati utilizzati nell'attività commerciale della impresa del contribuente indagato".


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