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8 marzo. Il giorno della memoria!, di Marta Ajò, Dols 2006

Ho fatto un sogno!

In una sala ovale completamente trasparente al 60° piano di un edificio costruito sull'antica città, eravamo in tante donne, venute da ogni parte con il proprio aereovelivolo per ricordare il giorno della memoria: l'8 marzo.
Sembrava impossibile che quelle nostre antenate di cui scorrevano le immagini su un grande schermo, avessero patito ed ancor più sopportato tanti dolori, tante persecuzioni, tante sopraffazioni, tante violenze e tanta fatica.

Quelle immagini raccontavano della grande massa di donne che ha viaggiato su grandi numeri fin dagli anni del 900 , quando i primi nuclei hanno incrinato l'immagine mono-genere del mondo. Ma trattandosi inizialmente di una presenza dispersa in tanti "privati, non aveva mai sollevato clamori. Poi, dopo gli anni della rivolta, hanno cambiato questi connotati ed hanno obbligato, senza violenza, le organizzazioni pubbliche e private a riconsiderare il problema anche sotto un'angolazione di sesso differente.

Il commento sonoro rammentava che..."All'inizio della storia, i bisogni delle donne non avevano alcuna risposta e i loro problemi erano più difficili da affrontare di quelli degli uomini.
Nel corso del tempo vi sono state delle emergenze che hanno costretto le donne a fuggire dal proprio paese in condizioni penose e pericolose.

Poi il rapporto paritario fra donne di razze e culture differenti ha permesso loro di incontrarsi sia per dare risposte a bisogni sia per avviare uno scambio di esperienze oltre che di culture. Gli obiettivi, fuori dalle consuete forme organizzative, hanno dato forma alla costituzione di gruppi che hanno lavorato per l'abbattimento degli antichi stereotipi che vedevano le donne soggetto di curiosità e di prevenzioni.

Esse hanno valorizzato le professionalità che le donne avevano o che potevano costruirsi. E per questo si fecero promotrici della crescita culturale di tutte.
Indubbiamente le donne erano considerate "diverse" in ciascuna cultura, tuttavia proprio questa "diversità", alla fine, le ha rese un poco più uguali fra loro.
Furono evidenziate queste disuguaglianze-uguaglianze per spezzare il muro di intolleranza di cui ovunque si vedevano manifestazioni clamorose.
Le donne, nel tempo, hanno ritenuto molto importante valorizzare il ruolo che derivava loro proprio nella trasmissione delle culture di origine, divenendo "agenti" strategici per il superamento delle intolleranze.

Non è stata una strada facile da percorrere.

Il commento finiva così: Siamo state aperte a tutti i contributi di tutte quelle che erano interessate a questi obiettivi; non abbiamo ripercorso i sistemi di compromesso e collusione degli uomini.
Abbiamo seguito lo stesso obiettivo tutte unite,
senza gelosie fra noi, senza compromessi con altri, sicure che quella sarebbe stata la strada della nostra vittoria.
Ed oggi, a distanza di così tanto tempo, possiamo festeggiare questo giorno come il giorno della memoria delle donne.

Mi sono svegliata!
E mi sono ricordata che abbiamo ancora tante rivendicazioni in atto e che, per ritrovarci insieme così unite, senza discriminanti di razze e culture, dobbiamo percorrere ancora tanta strada ma anche che siamo sulla buona strada.

So che era un sogno; ma, forse, l'8 marzo potremmo cominciare già a consideralo il giorno della memoria.

Dols, marzo 2006

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