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Lo zoccolo duro della nostra democrazia

Il referendum è già alle spalle.

La politica fa i conti fra le varie posizioni espresse dai partiti politici.

I partecipanti al voto, le persone qualsiasi, sentono ancora, in cuor loro, la felicità di avere potuto contribuire, con il loro piccolo gesto, un loro piccolo segno su carta, a dare un loro parere sulle questioni poste nel referendum del 12/13 giugno 2011. Come lo fu per i referendum della nostra storia passata, di quelli che ci hanno reso orgogliosi per aver esaltato una volontà popolare di emancipazione sociale, di diritti ai cittadini e di crescita come lo fu nel 1974, dove vinse il si al divorzio, quello del 1978 in cui si abrogava il finanziamento pubblico dei partiti e quello del 1991 per la riduzione delle preferenze per la Camera dei Deputati.

Una persona qualsiasi, potrebbe anche notare però che, nonostante le indicazioni della volontà popolare, i partiti sono stati non solo finanziati, ma la somma è anche aumentata (attraverso vari aggiustamenti...) e che la legge elettorale è ancora da venire. Dunque la partecipazione al referendum è da considerarsi inutile?

Evidentemente no. Stante il risultato di questo referendum queste persone qualsiasi si sono dimostrate lo zoccolo duro della democrazia; di cui il governo dovrà, dovrebbe, tenerne conto. Si è festeggiato, questo risultato, in molte piazze italiane: donne ed uomini, anziani e giovani, uniti nella volontà di bussare un colpo nelle stanze insonorizzate della politica.

Nell'amara constatazione che, mentre le persone qualunque, che sono il Paese vero, sceglievano di andare a votare massicciamente confortati dall'indicazione mattiniera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il loro Presidente del Consiglio ha preferito restare nel suo lussuoso bunker sardo senza andare a votare.
Non conforta neppure sentire o leggere i dibattiti fra avversari politici, nei talk show, nelle interviste ai giornali, nelle dichiarazioni e nelle veline di agenzia.

E' dalle ultime elezioni amministrative, che le persone qualunque sono costrette, per informarsi, a sentire parole volgari, atteggiamenti aggressivi, sottilmente ricattatori. Tutto ciò non può, non deve far parte della nostra tradizione, non può essere il messaggio che passa il testimone ai giovani, ai figli, alla storia,

Le persone qualunque, che abitano in questo paese, vorrebbero cambiare pagina ma l'orizzonte non è ancora nitido. La forza della persona qualunque sono i numeri; il loro peso numerico è quello che spaventa una classe dirigente debole e discutibile sul piano dei comportamenti privati.

La gente qualunque non è bacchettona, ma neppure vippettara, non è glamour, non ha barche e non ha ville; non va la billionaire e non ha case regalate o compiacenti favori. La gente qualunque è quella che lavora per produrre ricchezza per il paese e per sopravvivere, è quella che a fatica fa studiare giovani che poi devono andare all'estero se vogliono veder riconosciuti i loro meriti, è quella che ogni mese fa i conti con il costo del pane e del latte.

Il voto al referendum si è espresso su quattro quesiti, non c'è dubbio. Forse però, va anche considerato che per chi non ha altri mezzi per esprimere il proprio dissenso, un referendum sia stato finalmente considerato come "il cacio sui maccheroni".

Dols, giugno 2011

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