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Previsioni di crescita

Presentato ieri a Roma il rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2011

Previsioni di crescita

Un mondo con 7 miliardi di abitanti. Dove si nasce troppo e dove non si nasce più

Ieri, 26 ottobre, si è svolta a Roma la presentazione del Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2011. È una fotografia di grandi disparità, quella tracciata dall'UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, lanciato in contemporanea in tutto il mondo - l'edizione italiana è curata da AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo.

Ma 'Il mondo a 7 miliardi: le persone, le opportunità' non si limita a segnalare le disparità che esistono tra i diversi paesi del mondo e all'interno degli stessi stati, ma identifica anche le tendenze globali che caratterizzano la popolazione del mondo, appena arrivata al numero di 7 miliardi e prova a tracciare possibili risposte ai bisogni di una popolazione che cresce al ritmo di 200 mila persone al giorno - si vedano i casi emblematici delle nazioni 'miliardarie', come Cina e India.

Sono Egitto, Etiopia, Mozambico e Nigeria, i paesi dove il tasso di natalità non diminuisce, diversamente dal resto del mondo, e che determineranno le dimensioni effettive della popolazione da qui alla metà del secolo; altrove la crescita si è stabilizzata, come la Finlandia, oppure ha invertito la rotta al punto da creare problemi al sistema produttivo, come l'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia o il Giappone.

Letizia Mencarini, docente di Demografia alla facoltà di Scienze politiche dell'Università di Torino, le identifica chiaramente: "Sulla Terra vive la più numerosa generazione di giovani che sia mai esistita: in Nigeria, ad esempio, il 70% della popolazione ha meno di 35 anni e l'età media è 18: occorrono con urgenza politiche che ne sostengano l'istruzione, la formazione e l'ingresso nel mondo del lavoro". Allo stesso tempo "è un mondo che invecchia sempre più rapidamente, con oltre 900 milioni di persone che oggi hanno più di 65 anni, destinate a salire a 2 miliardi alla metà del secolo", e che spesso non hanno alcuna forma di assistenza sociale, "al punto che in India si sta discutendo una legge che vuole obbligare le famiglie a prendersi cura di loro, con una totale deresponsabilizzazione dello stato".

Il contenimento della fecondità, in particolare in quei paesi "a basso reddito ed alto incremento demografico, dove la crescita della popolazione erode la crescita economica", resta una priorità per l'UNFPA, ha riconosciuto la rappresentante del Fondo Giulia Vallese: "Ma fin dal 1994, anno della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo del Cairo, l'approccio del Fondo è stato mettere al centro le persone e i loro diritti, compreso il diritto di scegliere quanti figli avere e quando, anziché affrontare le dinamiche demografiche solo in termini numerici".

Eppure nel mondo ancora milioni di coppie non riescono ad avere i figli che desiderano. E se da un lato ci sono "i 215 milioni di donne che hanno un fabbisogno insoddisfatto di contraccezione, e dunque non riescono a limitare o rimandare le gravidanze come desiderano", come ha ricordato Daniela Colombo, presidente di AIDOS, dall'altro. "Ci sono donne, come le italiane, che desiderano avere più figli di quanti poi effettivamente ne fanno, a causa della mancanza di servizi e dell'incertezza sul futuro", fa notare Mencarini, che al fenomeno ha dedicato parte delle sue ricerche.

L'immenso numero di giovani in paesi con scarse opportunità occupazionali è alla base del forte incremento delle migrazioni registrato dal Rapporto, non solo dal Sud verso il Nord del mondo, come siamo abituati a pensare, ma anche tra diversi paesi dello stesso Sud e soprattutto interno allo stato: zone rurali che si svuotano e megalopoli in crescita. L'urbanizzazione è un trend inarrestabile, sottolinea l'UNFPA, perché nelle città si concentrano le opportunità economiche - industrie, commerci, servizi - per tentare il riscatto dalla povertà: è il fenomeno che pone più domande rispetto alla sostenibilità ambientale del pianeta e il rapporto dimostra che è possibile pianificare diversamente.

E se le dimensioni record della popolazione si possono considerare, da molti punti di vista, un successo per l'umanità, non tutti però traggono benefici da questi risultati o condividono la migliore qualità della vita che essi implicano. Resistono ancora disparità di diritti e di opportunità anche tra uomini e donne. Tracciare oggi un cammino verso lo sviluppo tale da promuovere l'uguaglianza, anziché esacerbare o rinsaldare le disuguaglianze, è più importante che mai.

La Divisione popolazione del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite nel suo 'World Population Prospects: The 2010 Revision' (pubblicato nel maggio 2011) prevede una popolazione mondiale di 9,3 miliardi di persone entro il 2050, e di oltre 10 miliardi prima della fine del secolo. Gran parte di questo incremento dovrebbe provenire proprio dagli stati a più alto tasso di fecondità: 39 in Africa, 9 in Asia, 6 in Oceania e 4 in America Latina.

L'Asia resterà la macroregione più popolosa del mondo anche nel XXI secolo, ma l'Africa guadagnerà terreno e la sua popolazione sarà più che triplicata, passando da un miliardo nel 2011 a 3,6 nel 2100. Nel 2011 il 60 % della popolazione mondiale vive in Asia e il 15% in Africa. Ma la popolazione africana sta crescendo a un ritmo di circa il 2,3% all'anno, un tasso più che doppio rispetto all'Asia. La popolazione asiatica, oggi di circa 4,2 miliardi, dovrebbe raggiungere il picco di crescita verso la metà del secolo (5,2 miliardi nel 2052) per poi iniziare a decrescere.

Gli abitanti di tutte le altre macro-regioni prese insieme (Americhe, Europa e Oceania) arrivano a 1,7 miliardi nel 2011 e secondo le proiezioni a quasi 2 miliardi entro il 2060 per poi diminuire molto lentamente. Saranno ancora circa 2 miliardi sul finire del secolo. Tra queste regioni, la popolazione europea in particolare dovrebbe raggiungere il picco di crescita verso il 2025 attestandosi a 0,74 miliardi, per poi decrescere.

Il rapporto sostiene altresì che attraverso un'attenta pianificazione e facendo i giusti investimenti sulle persone - migliorando il loro empowerment così che possano fare scelte positive non solo per sé, ma per il bene di tutta la comunità globale - il nostro mondo a 7 miliardi e oltre potrà avere città prospere e sostenibili, forze lavoro produttive capaci di alimentare la crescita economica, popolazioni giovani in grado di contribuire al benessere economico e sociale e una generazione di anziani sani e attivamente impegnati nelle vicende sociali ed economiche delle società cui appartengono

In molte parti del mondo in via di sviluppo, dove la crescita della popolazione è più rapida di quella economica, il fabbisogno non soddisfatto di servizi per la salute riproduttiva, in particolare quelli per la pianificazione familiare volontaria, restano enormi. Raggiungere una popolazione stabile è dunque una conditio sine qua non per una crescita economica accelerata e per il cammino verso lo sviluppo. I governi che si impegnano seriamente per eliminare la povertà dovrebbero con altrettanta serietà fornire i servizi, i prodotti e le informazioni indispensabili alle donne, agli uomini e ai/lle giovani per bilanciare le nascite.

Il rapporto termina con una dichiarazione d'intenti e contemporaneamente con un richiamo alla responsabilità collettiva:"Noi tutti abbiamo degli interessi in gioco nel futuro dell'umanità. Ogni singolo individuo, ogni pubblica amministrazione, ogni attività economica è più che mai inter-connessa e inter-dipendente; quello che ciascuno di noi fa oggi avrà ripercussioni su tutti noi per molto tempo, nel futuro. Insieme possiamo cambiare e migliorare il mondo".

L'Indro, 27 ottobre 2011

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