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Donne acidificate, di Roberto Rossi

Pensando un giorno al Paritismo, mi sono posto una domanda: perché non scrivere delle "Donne acidificate?"
Certamente il titolo è duro. Quando le persone sentono queste parole o dicono di non sapere cos'è o fanno una smorfia di disgusto. Allora penso: è ora di parlarne!!

L'anno scorso (2011) da una idea che covava in me da tempo in collaborazione con l'amica psicologa dott.ssa Francesca Scomparin di Marostica (VI) e l'Associazione Smile Again di Udine, ho organizzato a Marostica (VI) un convegno ed una performance artistica sulla tematica "Donne acidificate".

Si tratta di fatti che continuano accadere in certe zone dell'Asia ( India, Bangladeh, Pakistan, ed altri paesi). Il fatto consiste nel gettare sul volto alle donne specialmente, da in prevalenza da uomini, dell'acido di solito solforico ricavato dalle batterie delle auto. Un tempo quando non c'era la possibilità di avere l'acido, usavano bruciarle vive. L'intenzionalità del gesto è annullare l'identità della donna, che già conta assai poco in quelle regioni, sia dal punto di vista individuale ma soprattutto come monito alle altre "di stare calme e di non alzare la testa". Si tratta di usanze tribali non scritte e che non fanno parte né della religione, né di sistemi governativi. C'è da tenere conto anche che il Pakistan, l'anno scorso è riuscito ad approvare una legge contro "l'acidificazione". Ma l'usanza è talmente radicata nell'ignoranza popolare che il magistrato è costretto ad avere una scorta militare quando và nei villaggi a cercare le donne che hanno subìto tale violenza e fare le indagini necessarie. Si può provare ad immaginare cosa può provare una donna, molte volte molto giovanissima, che senza capire il perché si trova in quella situazione.

C'è da tenere conto che nel maggiore dei casi la donna dopo il fatto è abbandonata a se stessa in quanto è ritenuta una vergogna per la famiglia. I motivi che scatenano la follia maschile sono da evidenziare per esempio, su una dote ritenuta scarsa, su uno sguardo ritenuto sbagliato, su una parola detta senza permesso, e via dicendo.

Qui a differenza del viziato Occidente e delle problematiche, tutte, legittime della donna occidentale, la donna asiatica di queste zone è considerata poco più o poco meno di una cosa al servizio del maschio.

Ritengo giusto parlare di "loro", in questo blog, perché hanno bisogno di sostegno e che questi fatti vengano pubblicizzati, discussi, affrontati. Di loro i media ne parlano solo per riempire qualche angolo di giornale, mentre "loro" desiderano solo "vivere" da persone. Alcune si suicidano. Altre per mancanza di cure muoiono, altre hanno saputo risorgere seppure in condizioni fisiche e psicologiche devastate e sono riuscite ad alzare la testa con coraggio e dignità. Cosa da noi forse scontata ma in quei luoghi si rischia la vita.

Si deve riconoscere il grande impegno umanitario che il presidente di Smile Again, dott. Giuseppe Losasso, medico chirurgo plastico, è riuscito a realizzare una struttura medica inPakistan. Chi volesse saperne di più dell' associazione udinese và al sito: www.smileagain.fvg.it
da Paritismo, 27 febbraio 2012

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