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"Plastiche", Società italiana delle Storiche

"Plastiche"
Società italiana delle Storiche
Viella ed.

Roland Barthes inseriva la plastica tra i miti della modernità, per il suo carattere alchemico, essenzialmente capace di trasformare la materia in oggetto perfetto, quasi umano. Essa ha contribuito ad annullare le distanze tra il naturale e l'artificiale, ha soddisfatto il bisogno di modificare il reale, ha enormemente aumentato la riproducibilità seriale degli oggetti. Per due delle sue caratteristiche più evidenti,la mutevolezza e la materialità, la plastica si è conseguentemente posta al centro di una delle libertà più squisite su cui da secoli le società si sono interrogate: quella che investe la possibilità e la volontà di cambiare il proprio corpo, con le evidenti ricadute che ciò comporta in termini di mutazione identitaria, percezioni ed esperienze di nuove libertà.

Del corpo, oggi cantiere di cambiamenti impensabili solo qualche anno fa, terreno di manipolazioni diverse e, soprattutto, materiale con cui tratteggiare una identità mutante, si è fatto nel corso della storia un uso significativamente diverso. Se per un verso esso diviene tramite ed espressione dei processi di controllo e disciplinamento, per un altro tali tecniche possono potenzialmente costruire i mezzi attraverso cui diventa pensabile un proprio percorso di autodeterminazione.

Le possibilità di ri-modellare, ri-costruire, ri-generare il proprio corpo acquistano connotati e valenze del tutto nuove nell'evo contemporaneo. Nel novecento la chirurgia plastica si è imposta come una risorsa per adeguarsi ai rigidi canoni di bellezza elaborati, la cui adesione ha significato l'ennesimo autoconsegnarsi a nuove forme di oppressione.

Il colore della pelle conserva un primato indiscutibile: i concetti di bianco e di bianchezza influiscono nell'organizzazione della comunicazione globalizzata, nei rapporti di sfruttamento, nella percezione di rigore e delinquenza, salute e malattia, nelle relazioni internazionali, nelle politiche economiche, nella vita quotidiana, nei rapporti tra i sessi o in quelli interpersonali, nella ripartizione delle competenze.

Il tema delle modificazioni del corpo suggerisce ulteriori riflessioni sulla molteplicità di temi declinati secondo specificità o singole individualità che complicano e forse sostituiscono definitivamente l'idea di un unico "tempo storico". Se è vero che nelle nostre società il corpo tende a divenire una materia prima modellabile secondo l'ambiente del momento, le modificazioni permettono, non secondariamente, di agire sui segni che il tempo inscrive sui corpi. Se è vero che la chirurgia scardina e ricompone quei segni che scandivano le età, un'estrema medicalizzazione finisce per rendere quanto mai "soggettive" le fasi della vita, soprattutto l'invecchiamento.

Genesis è la rivista della Società Italiana delle Storiche. Fondata nel 2002, si avvale di un processo di peer review. Il suo ambito è la storia di genere e la storia delle donne. Genesis non intende privilegiare alcun approccio storiografico, ma fa interagire le diverse prospettive per fornire uno spaccato rappresentativo della ricerca più sensibile e aggiornata. Le riflessioni sul passato sono strettamente connesse a una particolare attenzione alle questioni più attuali della politica contemporanea, in prospettiva transnazionale. Genesis, nelle sue varie sezioni tematiche, travalica confini di spazio e tempo, incoraggiando i lavori che puntano a superare confini nazionali ed eurocentrismi , nel quadro di un approccio multidisciplinare in cui interagiscono storia e scienze sociali. La rivista pubblica articoli in italiano, inglese, francese e spagnolo. Genesis non è una rivista meramente accademica, e si rivolge a un vasto pubblico di lettori.

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