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Sembra 50E50 invece è quota, di Pina Nuzzo

SENATO 18 luglio 2012: Non è passato un emendamento che intendeva assegnare d'ufficio il 50% dei posti in Senato alle donne. E' stato presentato dall'Italia dei Valori - prima firmataria Giuliana Carlino - con l'intento di modificare "l'articolo 3 del testo sulle riforme costituzionali in merito alla parità di genere per l'elezione al Senato". Stabiliva "che su 250 seggi 125 fossero assegnati a donne e 125 a uomini. Il dibattito sulla norma ha infiammato molto l'assemblea di Palazzo Madama [...] I no sono stati 155, i si 108, e 23 gli astenuti. (Agenzia Dire)

Chi, come me, ha seguito il dibattito attraverso Radio Parlamento ha sentito più volte le parole 'cinquanta e cinquanta' e ha avuto l'impressione che si stesse parlando, veramente, di democrazia paritaria. Questa espressione, usata ormai correntemente, allude ad una Campagna - 50E50 ...ovunque si decide! - promossa dall'Udi nel 2007 che ha cambiato, non solo il linguaggio, ma in primo luogo ha fornito alle donne parole e strumenti per nominare la democrazia come progetto che le coinvolge e rispetta la differenza.

Quella Campagna ha inteso riformulare il concetto di 'pari opportunità', che ha avuto origine nella politica delle donne e che voleva dire: dare l'opportunità alle donne di gareggiare alla pari. Ed essere riconosciute per meriti e per competenze.

Purtroppo, passando nella fase istituzionale, le "pari opportunità" hanno perso il senso originario e sono diventate sinonimo di politica per le quote. Spesso terreno di scambio. Ogni tanto i partiti fanno un'operazione di restyling e le ripropongono con parole nuove, prese in prestito, senza tuttavia intaccare il potere maschile e senza agevolare in maniera sensibile il protagonismo femminile.

Ciò genera volutamente confusione e rafforza quella rappresentazione del genere come minoranza discriminata e per questo bisognosa di tutela che in tante combattiamo da sempre. Le donne nell'umanità non sono una minoranza da non discriminare, sono soggetti di una democrazia che va rinominata, che rimetta al centro merito ovunque e per tutti, maschi e femmine.

In ragione di quanto ho appena ricordato, chi ha promosso quel 50E50 tanto evocato, che ha coinvolto migliaia di donne, non avrebbe mai potuto chiedere posti in automatico. Ha invece chiesto con forza e a chiare lettere di non penalizzare le donne solo perché donne e solo perché potenziali madri.

Quando le donne partecipano ai concorsi pubblici si collocano, spesso, ai primi posti.

L'emendamento dell'IDV, assunto dal Pd in blocco, pone una questione che tocca una sensibilità diffusa nell'opinione pubblica, ma lo fa in modo pretestuoso. Con l'attuale legge elettorale - che probabilmente non verrà modificata per la prossima scadenza elettorale - cittadine/i non potranno scegliere né chi votare, né tantomeno il sesso.

E va detto che nessuna legge in questo paese vieta ai partiti di mettere le donne in lista, ma siamo state costrette a fare una Campagna per denunciare la sistematica assenza delle donne, ovunque si decide. Nel Novembre 2007 abbiamo depositato in Senato una proposta di legge popolare con 120.000 firme certificate per obbligare i partiti a fare ciò che sarebbero liberi di fare! Anche domani.

Senatori e senatrici non possono non sapere il ruolo dell'attuale legge elettorale nella formazione delle liste. E certo non ignorano lo scarto - sul piano giuridico e simbolico - tra creare le condizioni perché le donne possano gareggiare alla pari e il garantire dei posti, cioè le quote.

Allora perché?

Pina Nuzzo

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