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Gioco e "cura" di sé

Il filosofo va a "curare" il fuori ossia a liberare quella parte dell'essere bloccata e oppressa dalle convenzioni e dagli stereotipi e su questa liberazione fonda la rinascita dell'anima.
L'anima, quella parte più interiore e misteriosa del nostro essere, può diventare accessibile solo liberando il fuori, quella parte di noi visibile nel mondo.

Possiamo dire che la filosofia curando il fuori libera l'uomo dal giogo della convenzione riconducendolo ad una dimensione di vita più naturale.
La cura del fuori deve avvenire in uno spazio di gioco in senso sia ludico che di movimento.

Nei miei discorsi attingo spesso al divertimento e al movimento, due modi dell'essere in stretta relazione tra loro. Spesso gli esempi che porto dicono in modo giocoso come liberarsi da certi imbarazzi che complicano la nostra vita, collocandoci in posizioni di netto svantaggio perché chi non sa farsi valere è quotidianamente schiacciato.
Ma c'è anche un movimento di idee, nel proporre esempi allegri metto in movimento con più facilità i pensieri che trovano sempre nuovi luoghi di applicazione. Liberando il fuori, l'interiorità esce con più facilità e trova la sua strada.

Possiamo concludere affermando che il gioco (senza regole) è libertà di movimento su un terreno fertile ed è di conseguenza naturale curare il fuori in un'area di gioco. Fare gioco vuol dire muoversi agevolmente dove lo spazio non è né troppo largo né troppo stretto. "Non puoi mai dire a nessuno gioca" diceva Gregory Bateson nel suo scritto "Questo è un gioco", perché dal momento in cui pronunci questo comando togli al gioco la sua caratteristica di libera espressione delle creatività.

Maria Giovanna Farina

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