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La voce delle mani. Quattro donne in scena: Io e Giovanna-La moglie-Mi chiamo E.-Recita straordinaria, di Delia Morea

La voce delle mani. Quattro donne in scena: Io e Giovanna-La moglie-Mi chiamo E.-Recita straordinaria
di Morea Delia
Editore Ilmondodisuk

"La voce delle mani" - il titolo scelto per questa raccolta di testi teatrali - richiama alla gestualità del corpo, a un linguaggio che in teatro è fondamentale. Così le mani possono essere vettore d'inquietudine e rappresentare solitudine, disperazione ma anche voglia di riscatto come nel caso delle protagoniste delle quattro pièce. Eroine o donne come tutte le altre, le figure femminili che raccontano sono personaggi reinventati dalla storia o figure di pura fantasia. Connotate da rimorsi, sensi di colpa, abbandoni. "Storie di ethos e pathos, nonché d'eterodosso eros, si potrebbero dire. Di violente o tenere conversioni e resurrezioni. Di doppi o tripli specchi figurali, in cui la Donna si fa tale dalla comune Femmina e da Donna assurge poi a Persona, quando non anche a Mito o ad Archetipo sovratemporale, come accade, in queste scritture, a Giovanna d'Arco o a Eleonora Pimentel Fonseca o a Emma Hamilton. Dimostrandoci così che il principio di ogni rappresentazione e trasfigurazione è lì, in lei, nell'oscuro regno delle "Madri", per dirla con Jung, e non nell' "altro da lei" - nel maschio, o il padre, o il marito od il fratello. O, in altri termini, nell'Uomo. E che, anzi, quest'ultimo, è della Donna solo un'ombra surrettizia, una mera "mancanza all'essere". (Dalla prefazione di Enzo Moscato)

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