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L'amicizia per i filosofi: alcune considerazioni

Il filosofo Empedocle di Agrigento nasce nel 492 a.C. ed è un tipo fuori dal comune: considerato un guaritore, è anche poeta. Alla base della realtà per lui ci sono 4 elementi che chiama "radici" e sono: aria, acqua, terra e fuoco.

L'unione di tali radici determina la nascita delle cose, mentre la loro separazione genera la morte. L'aggregazione e la disgregazione delle radici avviene per l'intervento di due forze cosmiche e divine: Amicizia o amore, Inimicizia o discordia, che operano secondo un processo ciclico eterno. Da principio, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un tutto omogeneo, Sfero, il regno dove predomina l'Amore. Poi, sotto l'azione dell'Inimicizia, inizia una progressiva separazione delle radici. L'azione dell'Inimicizia non è ancora distruttiva, dal momento che le si oppone la forza dell'Amore, in un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo. Quando però l'Inimicizia prende il sopravvento sull'Amore, e ne annulla l'influenza, si giunge al Vortice o caos, dove regna l'Inimicizia e dove avviene la dissoluzione di tutta la materia. A tal punto il ciclo continua grazie ad un nuovo intervento dell'Amore che riporta il mondo alla condizione intermedia in cui le due forze cosmiche si trovano in un nuovo equilibrio che dà nuovamente vita al mondo. Infine, quando l'Amore si impone ancora totalmente sull'Inimicizia si ritorna alla condizione iniziale dello Sfero. Da qui il ciclo ricomincia. Senza fare un grosso sforzo possiamo applicare tutto ciò alla nostra vita quotidiana e a tutte le epoche storiche. Il ciclo della vita e della morte non fanno che darsi il passo dalla notte dei tempi, poi la vita prevale e con essa la forza dirompente dell'amore: sempre incalzata e ostacolata dalla forza distruttiva dell'odio/inimicizia.

Nel Liside, dialogo aporetico, Socrate non giunge a definire l'amicizia. Non approva ciò che gli viene proposto cioé di identificare l'amicizia con l'amore: se qualcuno ama una persona, questa persona dovrà necessariamente ricambiare i sentimenti dell'altro. Questa tesi, ripresa da Dante nel famoso V canto dell'Inferno (amor ca nulla amato amar perdona) viene però liquidata rapidamente da Socrate, poiché sono noti a tutti i casi di innamorati non corrisposti dalle persone amate. Il dialogo lascia nell'aporia, nell'impossibilità di trovare una posizione sul tema.

Qualche tempo dopo Aristotele affronta il discorso amicizia nel suo scritto Etica Nicomachea, "L'amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l'amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente".

Nel mondo dell'antica Roma, Cicerone è il teorico della buona amicizia, il filosofo inDe Amicitia ci regala alcune considerazioni che sono ormai un classico del pensiero su questo tema. "Noi siamo benefici e generosi non per esigere una ricompensa" e prosegue "Odiosa razza di amici quella che rinfaccia i favori". In questi due brani si rintraccia il famoso detto latino do ut des (dare per avere): l'amicizia è tutto il contrario, è un dare e basta.

Quando gli amici sono costretti a ringraziarci per ogni cosa, a stare molto attenti a ciò che vorrebbero dirci, a non poter mai litigare con noi, allora siamo lontani dalla vera natura dell'amicizia che nella sua composizione primordiale è uno slancio all'unione massima, ma che per esistere ed affermare il proprio essere deve anche trovare la più grande possibilità della messa in discussione: disgregarsi per poi ricomporsi. Inimicizia è quindi necessaria perché Amicizia possa prevalere.

Nella nostra quotidianità possiamo rintracciare anche nelle canzoni di musica leggera il tema dell'amicizia, esse ci mostrano come la filosofia abbia influenzato, chi più chi meno, anche i cantanti con testi che mettono in luce il senso di questo legame importante nella vita di tutti noi. Pensiamo a L'amico è di Baldan Bembo, considerata l'inno dell'amicizia, dove ci vengono elencante tutte le caratteristiche di un vero amico che non fa prediche che non ti giudica..., e la canzone Caro amico ti scrivo di Dalla, dove l'amico è quella persona a cui puoi raccontare tutti i tuoi pensieri; per giungere ad Amico di Zero dove l'amico è Quello che non passa mentre tutto va: sopravvivendo a tutte le mode e alle delusioni della crescita si fa eterno.



Maria Giovanna Farina




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