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Parità, di Lidia Menapace


La pura imitazione dell'esistente, senza nessun giudizio in merito, mi pare stupida, oltre che criminale in questo caso.

La parità non è copia, nè lo è l'uguaglianza . Non sempre é facile la chiarezza in questa materia e -di fronte all'emancipazionismo fotocopia del maschile (emancipazione delle scimmiette, dicevamo)- ho sempre cercato di spiegarmi con esempi.

Finora non avevo trovato di meglio che il seguente, da me più volte citato:"Tu vuoi tutto ciò che un uomo ha e fare tutto ciò che un uomo fa. Ma se sei contraria alla pena di morte, continui a lottare per la sua abolizione, o prima lotti perchè anche le donne abbiano accesso alla carriera di boia? o per la parità amministrativa e il progresso: ogni comume abbia la sua ghigliottina, vero strumento di uccisione legale più "umanitario" e perfezionato, che può essere usata anche da chi non ha nè muscoli potenti, nè braccio saldo? oppure ti interessi che la sedia elettrica sia eseguita col massimo di perfezione, o che i gas letali siano efficaci o che le pozioni velenose facciano concorrenza al cianuro di hitleriana memoria?" Ricordo sempre che una volta ebbi la risposta:"Per la parità, prima la carriera di boia". Deprimente.

Ma deprimente è davvero l'emancipazione quando non si ferma al terreno dei diritti sanciti e diventa un generico tentativo di copiare acriticamente il maschile.

Ho trovato un nuovo "esempio". Padre e madre arrivano in un parcheggio, hanno in macchina un neonato di quattro mesi, che lasciano lì e vanno a giocare alle macchinette, ambedue malati di ludopedia, forse, comunque ambedue sbadati, distratti, che aggettivo usare, mi sembrerebbe giusto dire colpevoli. Però un perfetto esempio di parità regressiva!

Voglio dire che la pura imitazione dell'esistente, senza nessun giudizio in merito, mi pare stupida, oltre che criminale in questo caso.

A ciò che ho detto finora, voglio aggiungere un altro argomento. Una forma importantissima di parità è quella messa in atto da ormai sempre più numerosi giovani padri, divenuti esperti, disinvolti gestori dell'infanzia, in modi che fino a poco tempo fa erano caratteristici solo delle donne, madri e non, facevano parte -per così dire- del Dna del genere femminile. Benissimo, una vera mutazione antropologica, che secondo me avrà molti effetti anche sulla sessualità maschile.

Un vero guaio sarebbe se invece le donne -madri e non- rispondessero abbandonando tutto il sapere accumulato -sia pure nell'oppressione- per regredire a ignoranti e insicure. Insomma quelle giovani donne, madri e non, che non sanno più nulla del materno, ma vogliono essere bulle o quelle altre non meno disperanti che vogliono essere dominate e persino sostengono che la violenza maschile è giusta, un istinto naturale! "Moderno" "avanzato" "progressivo" non saper fare nemmeno un uovo fritto, nemmeno cucire un orlo, nemmeno fare una sciarpa a maglia diritta. E' stupido non voler mantenere organizzare scegliere il sapere materiale che abbiamo accumulato e che fornisce una manualità eccellente e una mente organizzativa di grandi possiiblità .

Anni fa chiamavo tutto ciò Scienza della vita quotidiana e dichiaravo che Docenti ne erano le disprezzate casalinghe. Sulla scienza della vita quotidiana poggia l'economia della riproduzione, cerchiamo di non perdere l'occasione, il patriarcato è forte vendicativo e potente. Ma ha torto.

il paese delle donne

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