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Editoriale di Lea Battistoni e Maria Teresa Palleschi, del Settore " Ricerche sul mercato del lavoro e sulla formazione professionale" dell' ISFOL.

Dalla rivista 'OSSERVATORIO sul mercato del lavoro e sulle professioni, giugno 1984

L'ISFOL ha portato in questi anni, at raverso i suoi programmi di ricerca, un costante interesse alla problematica femminile, sia nell'ottica dei suoi riflessi sul mercato del lavoro, sia con:ie lente di ingrandimento degli attuali elementi di cambiamento e di sviluppo presenti nella società italiana.
È necessario, infatti, studiare il lavoro professionale delle donne nell'ambito di una realtà sociale complessiva che, non limitata alpuro ambito lavorativo, ne metta in luce tutte le interrelazioni e i condizionamenti interni ed esterni al mercato del lavoro.
Ciò ha indotto il recupero del concetto di specificità nella sua accezione di diversità dell'offerta di lavoro femminile, rispetto agli altri segmenti di forza lavoro, imponendo l'esigenza di utilizzare strumentidi analisi capaci di cogliere i diversi aspetti della condizione donna rispetto ai suoi molteplici ambiti di presenza, (dentro e fuori del mercato del lavoro), nell' mbito di un quadro complesso di coesistenza di elementi tradizionali e di elementi innovativi.
Il modello statico di funzionamento famiglia-mercato del lavo­ ro, fondamentalmente basato su la mediazione e la ricomposizione del conflitto sociale, appare oggi inadeguato a cogliere i bisogniinnovativi posti dalle nuove identità femminili.
Tali bisogni mettono in crisi i meccanismi di funzionamento di un'organizzazione sociale fondata sull'utilizzo strumentale del lavoro femminile e inducono profondi processi di cambiamento, sia rispetto alle realtà istituzionali, sia rispetto al patrimonio di orientamento ideologico e culturale.
L'avere, quindi fondato, in buona parte, il funzionamento del sistema sociale sul lavoro delle donne, può creare le premesse per una situazione di destabilizzazione e di mutamento dell'intero sistema sociale.
Sebbene, infatti, oggi non abbia senso parlare di un'identità femminile collettiva, le donne sembrano, tuttavia, portare nei diver­ si ambiti di presenza (famiglia, lavoro, tempo libero ecc.) una com­ plessità nuova di sé e del proprio ruolo.
Esse tendono, infatti, a spostare in direzione del lavoro familiare l'atteggiamento di tipo strumentale che nel passato avevano avuto nei confronti del lavoro professionale e a vivere la realizza­ zione della propria identità in più ambiti di presenza, superando la bipolarità esclusiva famiglia-lavoro.
Le nuove identità femminili, sebbene emergano attraverso una pluralità di percorsi di lavoro e di vita, sono oggi omologate dalla generalizzata richiesta di una diversa distribuzione dei tempi di vita.
Tale elemento di omologazione non ha, comunque, comportato l'annullamento degli elementi di differenzazione presenti nelle diverse identità femminili.

Anzi è proprio dalla pluralità del loro esistere, dentro e ai margini della storia, che le donne hanno tratto la consapevolezza della loro funzionalità sociale, della non naturalità della divisione dei ruoli sessuali, della strumentalizzazione della loro funzione biologica, da parte del sistema sociale.
Ciò ha favorito un processo di riappropriazione della propria individualità, prima alienata, e quindi di ridefinizione del proprio Essere sociale, a fronte anche di un più elevato livello di scolarizzazione e di una diversa partecipazione al lavoro professionale.
Da qui l'esigenza di un ripensamento globale delle politiche formative e occupative, capaci sia di far emergere le potenzialità degli elementi innovativi sia di volgere questi ultimi allo sviluppo di una società a partecipazione paritaria.
Quest'ultima, costituisce, a tuttoggi, un modello ideologica mente condiviso, ma ancora non completamente realizzato nella sua concretizzazione sociale. Tali elementi emergono, in tutta la loro complessità, dalla ricerca lavoro femminile in Italia di cui vengono presentati, in questo numero, i risultati relativi al tema del part-time.
Queste consapevolezze, hanno indotto, inoltre, l'ISFOL a organizzare un dibattito che, prendendo tempestivamente spunto dal­ la sentenza di un pretore ligure in tema di parità, divenisse a riguar­ do occasione di confronto, tra le parti sociali, per un dibattito di più ampio respiro, in relazione sia agli aspetti giuridici e normativi della legge di parità, sia alle sue implicazioni politiche e sociali.
Il dibattito ha messo in luce come il concetto di parità, imponga, oggi, accanto al recupero, della specificità femminile, in termini di diversità, un ripensamento delle politiche formative e occupative.
Queste ultime debbono essere volte a favorire non solo una diversa presenza delle donne nel mercato del lavoro, ma anche essere in grado di indurre elementi di mutamento nell'ambito della divisione sociale del lavoro, capaci di tradurre nel sociale il modelo teorico della parità.
L'iniziativa ISFOL sulla parità, ha, inoltre, riproposto un metodo di lavoro proprio dell'istituto, aperto, il più possibile, allo scambio di contributi e di conoscenze con ambiti istituzionali e di ncerca.
Tale metodo si è confermato utile a recepire gli elementi di cambiamento presenti nelle diverse realtà istituzionali e a divulgare i risultati e le esperienze dell'ISFOL, sulla problematica femminile, maturate attraverso le proprie attività di ricerca.

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