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Autobiografia di una caduta

Camminare e pensare può risultare fatale… non ho visto un ostacolo e sono caduta ammaccandomi un ginocchio: dopo qualche ora un vistoso livido blu fa da contorno ad una bella sbucciatura. Un male tremendo mi fa venire le lacrime agli occhi, ma la mia rabbia esplode quando mi rendo conto dello squarcio nei pantaloni. Si sono aperti lungo la larghezza del ginocchio, uno squarcio impietoso. Come sono arrabbiata! I miei calzoni preferiti, un po' vecchi ma confezionati come se fossero stati realizzati appositamente per me si sono rovinati irrimediabilmente. Tutte le donne hanno qualche capo a cui sono affezionate ed io non faccio eccezione…ma ora mi devo curare la ferita. Passano i giorni e i pantaloni lavati sono lì nel cesto della biancheria da stirare, ci restano per un mese. Come posso indossarli così? Come posso eliminarli? Mi dispiace troppo. Li lascio in attesa, qualcosa mi deve venire in mente. Una sera d'improvviso la lampadina si accende, ho da parte del pizzo dello stesso colore da applicare a mo di decorazione: mi metto subito all'opera e la creatività sgorga. Forse non ho fatto chissà cosa ma sono carini e posso indossarli, anche se non sono brava con l'ago non sono niente male. Morale: da ogni cosa negativa può nascere qualcosa di positivo. Una metafora della vita, certo un paio di pantaloni non valgono un amore finito, un lavoro perduto, o qualcosa di tragico, ma possono insegnarci a cogliere il lato rosa in ogni vicenda.

E infatti con molta soddisfazione eccomi con la mia creazione

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